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Questa domenica la preghiera per la pace in Terra Santa.

23 gennaio 2015 at 12:32

locandina_2014_jpgSi tiene questa domenica la Settima Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa, una iniziativa di preghiera nata dalla volontà di alcune associazioni cattoliche giovanili.

Nei 7 anni di svolgimento della preghiera, oltre ai tanti messaggi giunti dal Patriarca Latino di Gerusalemme Fouad Twal e dal Custode di Terrasanta Padre Pizzaballa, occorre ricordare il Patrocinio annuale del Pontificio Consiglio Giustizia e Pax della Santa Sede e le varie esortazioni inviate sia dal Cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sia dall’Arcivescovo Mario Toso, segretario generale del medesimo Pontificio Consiglio, da poco nominato Vescovo di Faenza.

La Giornata è da sempre animata in modo del tutto speciale dai numerosi giovani che da tutte le parti del mondo alzano la loro preghiera per dare il loro speciale contributo e supporto ai tanti fratelli e sorelle che soffrono a causa delle guerre. Particolare la Celebrazione Eucaristica che apre la mattina della Terra Santa, alle ore 7 direttamente presso il Calvario. Anche il Pontefice Emerito Benedetto XVI nei primi cinque anni di sviluppo ha sempre ricordato la Giornata durante la recita dell’Angelus unendosi spiritualmente sia agli organizzatori che ai cristiani di Terra Santa, che particolarmente sentono questa iniziativa.

La Giornata è promossa da diverse realtà giovanili: dall’Associazione Nazionale Papaboys (www.papaboys.org), dall’Apostolato “Giovani Per La Vita”, dalle Cappelle di Adorazione Perpetua presenti in tutto il pianeta.

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Due gli appuntamenti anche nella città di Roma che si svolgeranno nel cuore della giornata, quello della Basilica Sant’Anastasia al Palatino dove si prega per Israele e per la pace 24 ore su 24 per tutto l’anno, ogni giorno, e l’appuntamento con l’Angelus in Piazza San Pietro di domenica 25 gennaio con Papa Francesco.

Nel solito giorno è presente in piazza anche la Carovana della Pace con i bambini dell’Azione Cattolica: ci preme sottolineare come sia l’Azione Cattolica Internazionale, sia altre realtà come Sant’Egidio ed il Sermig siano state presenti a questa giornata di preghiera con costanza anche nel corso degli anni.

Siria, arcivescovo di Aleppo: la nostra gente è senza cibo, acqua e luce

7 agosto 2014 at 12:03

AleppoAd Aleppo la nostra gente è senza cibo, senza acqua, senza luce e vive nel terrore di cosa sarà domani, guardando sempre il cielo per vedere se piovono missili“. È questa “la durissima realtà” che si vive in Siria nelle parole di mons. Boutros Marayati, arcivescovo di Aleppo per gli armeni cattolici, che ha incontrato Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale nell’aula Paolo VI.

“L’unica via di uscita praticabile – dichiara il presule siriano all’Osservatore Romano – è un immediato cessate-il-fuoco che consenta finalmente di intavolare un dialogo franco tra tutte le parti in causa per arrivare a una soluzione di pace che garantisca il bene della popolazione“.

Al Pontefice l’arcivescovo ha portato “il dolore e la speranza dei cristiani siriani”. E gli ha anche presentato Gemma Yaghlji, una donna, madre di due figli, che continua a prestare servizio in parrocchia e a insegnare religione nelle scuole, “nonostante i bombardamenti che – afferma mons. Marayati – hanno colpito anche il mio arcivescovado”. Proprio “la coraggiosa testimonianza di tanti laici sta tenendo viva la speranza di una città circondata e che, al momento, non vede prospettive di pace”.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Israele vorrebbe prolungare la tregua, ma Hamas dice ‘no’. A Gaza si cerca speranza

7 agosto 2014 at 8:00

gaza.nL’attuale cessate il fuoco terminerebbe questo venerdì alle 8 ora locale. Nel tardo pomeriggio il governo israeliano difendeva l’azione nella Striscia “giustificata e proporzionata alla minaccia”

Israele sarebbe pronta a estendere l’attuale cessate il fuoco su Gaza. Lo fanno sapere i media israeliani, che citano come fonte un funzionario governativo, che però ha chiesto l’anonimato. Intanto da ieri regge una tregua tra la Striscia e Israele sulla quale Netanyahu aveva detto: “Credo sia stata giustificata, anche se questo non cancella il nostro profondo rammarico per ogni singola vittima civile”. Quanto alla proposta di Israele, di prolungare la tregua, Hamas fa sapere che “non c’è nessun accordo”

Hamas “ha cercato” vittime civili Da Gerusalemme, Netanyahu ribadisce che Israele aveva il diritto di difendersi. “Noi abbiamo cercato di evitare le vittime civili, la loro morte è stata un errore. Ma Hamas ha cercato proprio le vittime tra i civili. Il nostro nemico non è la popolazione di Gaza ma Hamas e il suo gruppo terrorista”.

Il ruolo dell’Anp Netanyahu auspica poi che l’Autorità Nazionale Palestinese possa in futuro avere un ruolo più incisivo nella striscia di Gaza. “Noi cooperiamo con l’Autorità palestinese – dice Netanyahu – noi vorremmo che avessero un ruolo e sarebbe importante per la ricostruzione di Gaza”.

I negoziati Intanto l’inviato del Quartetto (Stati Uniti, Russia, Ue e Onu) in Medio Oriente, Tony Blair, e il Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace, Robert Serry, sono arrivati al Cairo per i colloqui sul negoziato indiretto in corso fra palestinesi e israeliani per prolungare la tregua a Gaza e risolvere le cause del conflitto. Provenendo dall’Iran, Paese che sostiene Hamas anche militarmente, è atteso per i colloqui su Gaza anche il ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua. Le stesse Nazioni Unite sono pronte a contribuire alla ricostruzione della Striscia di Gaza, ma per l’ultima volta, perché “l’insensato ciclo di sofferenze a Gaza e in Cisgiordania, così come in Israele, deve finire”. Queste le parole del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aprendo una sessione speciale dell’Assemblea generale.

L’esercito israeliano: “L’operazione non è finita” La comunità internazionale per ora ha incassato il risultato e da subito ha insistito affinché il cessate il fuoco si trasformi in un accordo duraturo. Dopo 29 giorni di guerra, la parola è finalmente passata alla diplomazia e ovunque si trattiene il fiato in attesa di conoscere i prossimi sviluppi. Israele – dove poco prima della tregua sono caduti 17 razzi, tra cui uno anche in Cisgiordania, vicino Betlemme – ha ammonito che se “Hamas viola la tregua, commette un serio errore”. “Abbiamo completato in pieno la nostra missione”, ha spiegato il generale Sami Turgeman, comandante della zona sud, ma l’operazione “non è finita. Le forze dispiegate intorno alla Striscia sono pronte a continuare”.

Hamas chiede l’apertura del valico di Rafah Dalla Striscia il capo di Hamas Ismail Hanyeh ha proclamato con un messaggio scritto per Al-Aqsa, la tv dell’organizzazione islamica, che la “vittoria militare della resistenza e la leggendaria fermezza del nostro popolo ci condurranno alla rimozione dell’assedio di Gaza”. “Quello che il nemico non ha ottenuto sul campo di battaglia – ha ‘promesso’ – non riuscirà a ottenere nella battaglia politica”. Ma dal Cairo i negoziatori egiziani avrebbero già spiegato che non sono “in discussione” alcune delle richieste avanzate da Hamas: tra queste – secondo il sito Ynet – la costruzione di un aeroporto, di un porto a Gaza così come l’apertura del valico di Rafah. Nel frattempo il ministro degli Esteri palestinese Riad Al Malki è volato a L’Aja per chiedere alla Corte penale internazionale (Cpi) di aprire un’indagine contro Israele perché, ha sostenuto, ci sono “prove chiare” che i crimini commessi in questo mese di guerra nella Striscia sono atti contro l’umanità. – di Francesco Rossi per Redazione Papaboys – Fonti: Jhl / Rai News

PHOTOGALLERY – ‘A GAZA SI CERCA SPERANZA’

 

Greta e Vanessa, 20 anni, rapite in Siria. Erano ad Aleppo per progetti umanitari

6 agosto 2014 at 21:58

C_4_articolo_2061639__ImageGallery__imageGalleryItem_3_image - CopiaPREGHIAMO PER LORO – Greta Ramelli, 20enne residente a Gavirate (Varese), e Vanessa Marzullo, 21enne di Brembate (Bergamo), da giorni ad Aleppo, in Siria, per seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico, risultano irreperibili dal Primo agosto. La notizia è stata confermata dalla Farnesina, che ha immediatamente attivato l’Unità di crisi e l’Intelligence per i necessari accertamenti. Il ministero ha già preso contatto con le famiglie. Si teme un rapimento.

e prime voci della loro scomparsa sono circolate nella serata di martedì sui social network. Secondo fonti locali, le cooperanti lombarde, in Siria dal 28 luglio, sarebbero state rapite nella notte tra il 31 luglio e l’1 agosto. Risale a poche ore prima l’ultimo post pubblicato su Facebook da Greta Ramelli.

Le due giovani sono le fondatrici di Horryaty, un progetto di assistenza sanitaria, raccolta fondi, distribuzione di aiuti e sensibilizzazione su quanto sta accadendo in Siria.

Cooperante: “Non le sentivo da qualche giorno” - “Non sentivo Vanessa e Greta da qualche giorno”. Lo ha detto Roberto Andervill, terzo responsabile del progetto Horryaty. Andervill ha anche confermato che le due giovani erano arrivate in Siria il 28 luglio.

Ancora presto per dire se criminali comuni o altro – E’ “ancora presto” per dire se gli autori del rapimento delle due cooperanti in Siria siano criminali comuni o appartenenti a qualche milizia. Lo ha detto una fonte informata a Beirut che segue la vicenda. “Ancora non si sa nulla – ha aggiunto – né sul tipo di sequestro né sulla regione dove le due giovani sono tenute”.

Chi è Vanessa – “Vanessa Marzullo, 21 anni, di Bergamo”, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione “Assistenza sanitaria in Siria – Horryaty”. Studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale, curriculum Attività Internazionali e Multiculturali – lingue: Arabo e Inglese”. Vanessa è volontaria presso Organizzazione Internazionale di Soccorso. Dal 2012 si dedica alla Siria, dalla diffusione di notizie tramite blog e social networks all’organizzazione di manifestazioni ed eventi in sostegno del popolo siriano in rivolta. Questo culmina nell’organizzazione e nella nascita del Progetto “Assistenza Sanitaria in Siria”.

Chi è Greta – Greta Ramelli, 20 anni, di Varese, scrive invece di essere “studentessa di Scienze Infermieristiche”. Diplomata al liceo linguistico Rosetum dove ha studiato inglese, spagnolo e tedesco. Volontaria presso Organizzazione Internazionale di Soccorso, operatrice pronto soccorso trasporto infermi e nel settore emergenza (livello operativo). Nel maggio 2011 trascorre 4 mesi in Zambia nelle zone di Chipata e Chikowa lavorando come volontaria presso 3 centri nutrizionali per malati di AIDS, incluso alcune settimane presso le missioni dei padri comboniani. Nel dicembre 2012 ha trascorso tre settimane a Calcutta, India, dove ha svolto volontariato presso la struttura Kalighat delle suore missionarie della carità e ha visitato progetti di assistenza alla popolazione indiana presente negli slums. Attualmente si occupa principalmente di Siria, sia per quanto riguarda l’accoglienza profughi insieme ad altri volontari, sia per attivismo e per aiuti umanitari. Al momento collabora con il Comitato S.O.S. Siria di Varese, l’Associazione delle Comunità Arabe Siriane e IPSIA Varese nel progetto “Assistenza Sanitaria in Siria”.

Su Facebook sono inoltre pubblicati alcuni degli eventi organizzati dall’associazione, in particolare manifestazioni di beneficenza per la raccolta di fondi. L’ultimo evento risale al 13 luglio scorso, una cena buffet con mostra all’Isola Pepe Verde di Milano.

Gaza: regge la tregua. Padre Pizzaballa: ora ricostruire i rapporti

6 agosto 2014 at 11:04

EPA1455977_tnDa tregua umanitaria di 72 ore a cessate-il-fuoco permanente: è questo che il mondo spera oggi per il conflitto in Medio Oriente che prosegue da un mese. Per ora, lo stop scattato questa mattina alle 8, ora locale, sembra reggere su entrambi i fronti e anche le dichiarazioni politiche sono incoraggianti. L’Egitto conferma che al Cairo si punta a tre giorni di colloqui per una soluzione duratura. Il servizio di Gabriella Ceraso della Radio Vaticana:

Israele ha annunciato il totale ritiro dalla Striscia Gaza. Le forze di terra, come previsto dalla tregua in corso, hanno completato la distruzione dei tunnel scavati dalla guerriglia palestinese e si sono ridispiegate oltre confine su posizioni difensive. In un mese, stando a Tel Aviv, sono stati uccisi 900 “operativi” di Hamas, jihad e fazioni terroristiche e colpiti 4.800 obiettivi, con oltre 1.860 morti, tra cui circa 400 bambini, secondo l’Unicef. Oggi l’alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha nuovamente chiesto a Israele che si assuma la responsabilità per “le crescenti prove di crimini di guerra a Gaza”. Ma ora le speranze sono sui colloqui previsti al Cairo e sulla proposta egiziana cui sembra non ci siano alternative. Un’opportunità reale, dicono gli Stati Uniti, che stanziano altri 225 milioni di dollari per il sistema antimissile d’Israele e incitano Hamas ad un impegno serio e intanto.

Abbiamo chiesto al custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, con quali speranze la comunità vive queste ore di tregua:
R. – Noi abbiamo l’impressione che ormai il peggio – mi riferisco alla violenza – sia passato e che si vada verso una tregua, non dico permanente, ma stabile per molto tempo. La situazione rimane molto tesa, perché questa violenza non è soltanto fisica, ma ha influito molto anche nelle relazioni tra israeliani e palestinesi. Ci auguriamo che, passata questa ondata terribile, si possa poco alla volta ricominciare a ritessere nuovamente le fila di queste relazioni, cosa che comunque resta necessaria e imprescindibile per entrambi.

D. – Una smilitarizzazione della Striscia di Gaza da una parte e dall’altra e la serenità per un popolo che non vuole più tunnel e aggressioni: è questa la realtà geopolitica cui andiamo incontro? Qual è la sua sensazione?
R. – La mia sensazione è che non ci saranno grossi cambiamenti. Non credo che la Striscia di Gaza sarà improvvisamente smilitarizzata. Penso che questa situazione resterà ambigua come lo è ora, per ancora molto tempo.

D. – L’impatto catastrofico, a livello di vite umane e di feriti, dall’una e dall’altra parte – certo con un’ampia sproporzione – rimarrà una ferita. Come si può superare e andare avanti?
R. – Innanzitutto, bisogna pregare. Poi, altra cosa, dobbiamo lavorare nella società. Proprio la Lettura di oggi, del Profeta Geremia, parla di una ferita inguaribile, che però il Signore ha sanato. Ecco, noi dobbiamo partire da lì. Anche le cose che sembrano impossibili, sono possibili se le vogliamo fare.

D. – Tutti noi ricordiamo il suo cammino a Gerusalemme a fianco del Papa durante la visita del maggio scorso. Che cosa ha insegnato alla vostra terra e al mondo, in questa occasione, quella presenza?
R. – lI ricordo di quella visita è ancora molto fresco, perché sono passati solo pochi mesi e ci dice che è possibile dire la verità, nel rispetto l’uno dell’altro. E’ possibile parlarsi, senza negarsi, è possibile, anche come religiosi, continuare a dialogare l’uno con l’altro, basta volerlo fare. Ci ha dimostrato che, se si vuole, è possibile.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Veglia di preghiera per la Terra Santa dei giovani di Milano: ‘Su te sia pace!’

5 agosto 2014 at 17:03

b790 (1)MILANO – I giovani invitano tutti i fedeli della Diocesi a una accorata preghiera per la pace in Terra Santa.

A causa della persistente situazione di conflitto in Medio Oriente, che sta determinando oltre 1500 vittime, soprattutto civili, molti gruppi giovanili e associazioni hanno sospeso il loro pellegrinaggio in Terra Santa.

Il rammarico è forte e il pensiero va non solo ai giovani che rinunciano a questa esperienza di fede e di condivisione significativa, ma soprattutto alle popolazioni coinvolte in un conflitto che tutti speriamo abbia presto termine, perché pace e dialogo si riaffaccino con convinzione nella terra di Gesù.

Accogliendo i numerosi appelli ad una accorata preghiera per la pace che Papa Francesco continuamente ripete durante l’Angelus, invitiamo i giovani che dovevano partire per la Terra Santa a farsi animatori di alcune veglie di preghiera per tutti i fedeli della Diocesi.

Vorremmo così rispondere a quanto Papa Francesco chiedeva in particolare durante l’Angelus del 13 luglio scorso:

“Rivolgo a tutti voi un accorato appello a continuare a pregare con insistenza per la pace in Terra Santa, alla luce dei tragici eventi degli ultimi giorni. Ho ancora nella memoria il vivo ricordo dell’incontro dell’8 giugno scorso con il Patriarca Bartolomeo, il Presidente Peres e il Presidente Abbas, insieme ai quali abbiamo invocato il dono della pace e ascoltato la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza. Qualcuno potrebbe pensare che tale incontro sia avvenuto invano. Invece no! La preghiera ci aiuta a non lasciarci vincere dal male né rassegnarci a che la violenza e l’odio prendano il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione. Esorto le parti interessate e tutti quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale a non risparmiare la preghiera e a non risparmiare alcuno sforzo per far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti. E invito tutti voi ad unirvi nella preghiera.

In silenzio, tutti, preghiamo.
(Preghiera silenziosa)
Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace … Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Amen”.

Ci raduneremo in due chiese della Diocesi per pregare, contemporaneamente, per la Pace in Terra Santa.
Data: giovedì, 7 agosto 2014

Ore: 21.00

Luoghi:

Basilica Santi Siro e Materno – Via Conciliazione, 2 – Desio (MB)
Presiede: S.E. Mons. Pierantonio Tremolada

Chiesa della Sacra Famiglia in Rogoredo – Via Monte Peralba, 15 – Milano
(MM3 Rogoredo; Passante fermata Rogoredo; Uscita Tangenziale est Corvetto-Rogoredo)
Presiede: don Maurizio Tremolada

A Gaza è tregua, 72 ore per la pace

5 agosto 2014 at 15:02

AP2518708_tnUna nuova tregua di 72 ore e ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. I colloqui ieri al Cairo tra esponenti dello Stato ebraico e palestinesi hanno avuto esito positivo, nel tentativo di porre un freno al conflitto israelo-palestinese, che sinora ha causato oltre 1800 morti tra i palestinesi e una settantina tra gli israeliani. Gli interrogativi ora pesano sull’effettiva tenuta del cessate il fuoco, anche alla luce dei gravi episodi di ieri. Ci riferisce Graziano Motta della Radio Vaticana:

Alcuni segni positivi lasciano sperare stavolta in una tenuta del cessate il fuoco: c’è l’annuncio ufficiale sul ritiro da Gaza delle forze israeliane che hanno completato la distruzione della rete di tunnel dei miliziani palestinesi, deposito di missili e armi e via per le infiltrazioni nel territorio ebraico nella zona di confine. Tuttavia alcuni reparti restano attestati per ogni emergenza, e nelle retrovie i riservisti continuano con la loro sola presenza a tranquillizzare la popolazione esposta ai lanci di missili e obici di mortaio. C’è poi qualche dichiarazione politica incoraggiante, degli Stati Uniti in particolare, sul possibile consolidamento della tregua umanitaria, la sua tenuta potrebbe farla divenire permanente. Israele si mostra molto prudente. Il primo ministro Netanyahu, che ieri si è recato sul fonte delle operazioni, ha detto che “tutto finirà solo quando, e per lungo tempo, saranno ristabilite quiete e calma. Hamas e altre organizzazioni del terrore sono state colpite in modo pesante”, poi ha lasciato intendere che Israele non intende impedire l’arrivo di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza che è dinanzi a immani distruzioni.

La situazione nelle ultime ore non è stata tranquillizzante, nella Striscia ieri gli israeliani, nonostante la tregua unilaterale di sette ore da loro proclamata ma per ritorsione ai continui lanci di missili palestinesi, hanno continuato raid aerei e altre operazioni terrestri che hanno causato una decina di vittime fra cui una bambina di otto anni a Shati e una trentina di feriti a Nusseirat.

Gerusalemme ha vissuto l’incubo del passato terrorismo, in un quartiere abitato da ortodossi un palestinese alla guida folle di una grande ruspa ha rovesciato un’autobus, fortunatamente vuoto, e alcune auto, causando un morto e cinque feriti. L’uomo è stata poi ucciso dalla polizia. Sul montre Scopus, presso l’università, un motociclista ha sparato contro un soldato che sostava alla fermata degli autobus ferendolo gravemente.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Gaza, inizia la tregua. E muore una bimba

4 agosto 2014 at 17:14

gazaTregua macchiata di sangue. L’uccisione di una bambina di 8 anni in un raid ha segnato l’inizio della “tregua” dichiarata unilateralmente da Israele nella Striscia di Gaza.

Il raid aereo, che ha causato la morte della bambina e il ferimento di 30 persone, ha colpito il campo profughi di Shati a Gaza City alle 10.06 ora locale (le 9.06 in Italia), quindi sei minuti dopo l’inizio della dichiarata sospensione dell’offensiva. Lo ha riferito un reporter dell’Afp sul posto, mentre testimoni locali e altri giornalisti dell’agenzia francese aggiungono di aver udito il sibilo di un missile lanciato da un caccia-bombardieri F-16. Un portavoce dell’esercito israeliano ha annunciato verifiche. La zona è molto distante dell’area di Rafah, esclusa dalla tregua.

Nella notte tra domenica e lunedì l’esercito israeliano aveva annunciato una tregua umanitaria di sette ore, a partire dalle 9 locali (le 10 italiane), nella Striscia di Gaza ad eccezione dell’area a est di Rafah. Le Forze di difesa, veniva precisato nella nota, “risponderanno ad ogni tentativo di sfruttare questo periodo per colpire civili e soldati israeliani”. Per Hamas, il cessate il fuoco unilaterale proclamato da Israele all’indomani della strage di Rafah, dove 10 civili sono rimasti uccisi nel bombardamento di una scuola dell’Onu , è solo un tentativo per “distrarre” l’opinione pubblica mondiale dai “massacri” commessi dallo Stato ebraico.

Intanto, l’esercito ha dato notizia della morte di un comandante della Jihad islamica in un raid aereo sul nord della Striscia: si tratta di Dayal Mansour, che, secondo informazioni di intelligence, era il responsabile del coordinamento del lancio di razzi contro Israele.

Nella notte tra domenica e lunedì almeno 10 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza. Cinque persone sarebbero rimaste uccise a Jabalya (nord), tre nei quartiere di Zeitun, Sheikh Radwan e Nuseirat a Gaza e un bimbo a Rafah (sud). Il bilancio delle vittime palestinesi in quattro settimane di conflitto tra Israele e Hamas sale così a 1.823 morti.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Avvenire

Israele annuncia tregua a Gaza. Ma nella notte ancora bombe

4 agosto 2014 at 9:10

310x0_1407057376827_Mideast_Israel_Palest_rain__1_GAZA – Sette ore di cessate il fuoco a scopo umanitario. Intanto il governo israeliano subisce pesanti critiche dopo il nuovo attacco ad una scuola Onu

Israele ritira il grosso delle proprie forze, ridispiegandole dentro e fuori la Striscia, ma non per questo il conflitto con Gaza si attenua. Un razzo finito davanti il cancello principale di una scuola dell’agenzia dei rifugiati Onu (Unrwa) a Rafah ha fatto almeno 10 morti. Pesanti le critiche di Onu e Usa. Intanto l’esercito israeliano annuncia una mini tregua.

Nella notte l’esercito israeliano ha colpito oltre 20 obiettivi nella Striscia di Gaza, mentre secondo un portavoce militare nelle ultime 24 ore sono stati distrutti altri due tunnel. Secondo un alto responsabile dell’esercito, una volta che tutti i tunnel saranno distrutti l’esercito riesaminerà la situazione per decidere come procedere.

Ucciso capo 007 Jihad islamica – Il capo dell’intelligence della Jihad islamica a Gaza, Danyal Mansur, è stato ucciso nella notte in un’operazione dall’esercito israeliano nella Striscia. Secondo gli 007 di Israele, Mansur sarebbe stato il comandante del distretto nord e responsabile del lancio dei missili ad alta traiettoria contro il territorio israeliano durante l’operazione Pilastro difensivo del 2012.

Israele annuncia 7 ore di tregua umanitaria – Israele ha annunciato una tregua umanitaria di sette ore a Gaza. Secondo quanto affermato all’agenzia palestinese Ma’an dal coordinatore delle attivita’ governative nei Territori, il generale maggiore Yoav Mordechai, il cessate il fuoco sara’ applicato dalle 10 alle 15 ora locale sull’intera Striscia tranne che nell’area est di Rafah. Ma “se ci saranno attacchi Israele rispondera'”, avverte Mordechai. Ai palestinesi residenti a Abasan al-Kabira e Abasan al-Saghira e’ stato intanto detto di poter ritornare nelle loro case, aggiunge la fonte.

“Hamas ha definito la tregua di sette ore annunciata dall’esercito israeliano come “unilaterale” e mirata solo a “distogliere l’attenzione dal massacro di Israele”. “Non ci fidiamo di proposte del genere. La nostra gente deve essere molto cauta”, si legge in un comunicato di Sami Abu Zuhri.

Raid nella notte, uccisi 10 palestinesi Almeno 10 palestinesi sono stati uccisi nella notte in raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Cinque persone sarebbero rimaste uccise a Jabalya, tre nei quartiere di Zeitun, Sheikh Radwan e Nuseirat a Gaza e un bimbo a Rafah. Il bilancio delle vittime palestinesi in quattro settimane di conflitto tra Israele e Hamas sale così a 1.822 morti. di Redazione Papaboys (Fonte: Jhh e Tgcom)

 

Israele inizia il ritiro da Gaza, ma con un fiume di sangue

3 agosto 2014 at 11:49

10473060_10152206657181570_1817362880711021809_n - CopiaL’esercito di Israele ha iniziato il ritiro delle forze di terra dalla Striscia di Gaza. Lo ha annunciato il portavoce delle forze armate.

Sono almeno 35, secondo un bilancio aggiornato dei media palestinesi, i morti da stamane nella Striscia di Gaza in seguito ai nuovi raid israeliani. Lo riferisce l’agenzia Maan. La Bbc, citando fonti sanitarie locali, conferma almeno una trentina di morti e 150 feriti.

Dodici palestinesi sono rimasti uccisi stamattina in raid israeliani sulla Striscia di Gaza, secondo quanto rendono noto fonti di soccorso locali

L’esercito israeliano ha annunciato oggi la morte del sottoluogotenente Hadar Goldin, dato per disperso da venerdì nei combattimenti nella Striscia di Gaza.

“L’esercito israeliano continuerà ad agire a tutta forza” a Gaza “fino al completamento della sua missione”. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu aggiungendo che l’esercito “si dislocherà secondo le esigenze di sicurezza”.

Israele intende “rischierare” le sue truppe di terra inviate nella Striscia di Gaza, secondo le proprie “esigenze di sicurezza”, non appena completata la distruzione dei tunnel di Hamas. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu in un discorso tv alla nazione.

“Le nostre forze stanno completando la neutralizzazione dei tunnel a Gaza”. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu parlando alla nazione. Sul soldato ritenuto rapito, Netanyahu ha assicurato che Israele “farà di tutto per riportarlo a casa”.

“Chiederemo che ogni ricostruzione e sviluppo di Gaza sia legata al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia”. Lo ha detto Benyamin Netanyahu secondo il quale il supporto degli Usa e dell’Europa all’operazione a Gaza è una grande risorsa.

Sono almeno 78 i palestinesi rimasti uccisi oggi a Gaza. Lo riferisce l’agenzia Maan. Il bilancio complessivo nei 26 giorni delle operazioni militari di Israele è di oltre 1.600 morti tra i palestinesi e una sessantina tra i militari israeliani.

Parte dell’esercito israeliano si è ritirato di centinaia di metri dentro la Striscia di Gaza verso il confine. Alcune forze invece sono state già ridispiegate dentro Israele, mentre quelle rimaste nella Striscia stanno completando la distruzione dei tunnel. Lo riferisce Haaretz e il fatto è confermato da fonti locali.

Un ritiro unilaterale di Israele dalla Striscia non ”impegna” Hamas a niente. Lo ha detto – citato dall’agenzia palestinese Maan – il portavoce dell’organizzazione Sami Abu Zuhri, il quale ha sottolineato che Hamas ”e’ pronta a continuare a combattere se necessario”, ma si regolerà a seconda di quello che succederà sul terreno.

“L’Italia appoggia la proposta egiziana per la risoluzione della crisi a Gaza. E’ l’unica possibilità per uscire dalla crisi”, ha detto Renzi al Cairo.

“Faccio mio l’appello di altri colleghi per l’immediato rilascio del soldato israeliano rapito” ieri a Gaza, ha aggiunto il premier al termine dell’incontro con il presidente egiziano al-Sisi.

“C’è un’identità di vedute tra Italia e Egitto sull’iniziativa egiziana per mettere fine al conflitto a Gaza. Questa è l’unica in grado di apportare una soluzione effettiva e porre fine all’emorragia di sangue palestinese nella Striscia”, ha detto il presidente egiziano Sisi dopo aver incontrato al Cairo il premier Matteo Renzi. Fonte: Ansa