Il Patriarca Rai prega per la pace al Santo Sepolcro

28 maggio 2014 at 17:24

La preghiera per la pace in Medio Oriente è tornata a levarsi, nella chiesa del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, dove il patriarca maronita Bechara Rai ha celebrato messa. Il rito fa parte della visita ai maroniti che il cardinale sta compiendo in questi giorni e che ieri lo ha visto nella parrocchia di Jaffa, festosamente accolto dai fedeli. La decisione del patriarca di recarsi a visitare i fedeli maroniti in Palestina e anche in Israele – motivata con il dovere del capo della più numerosa Chiesa cattolica della regione di accogliere il Papa – era stata duramente criticata da due quotidiani vicini a Hezbollah e alla Siria, As-Safir e Al-Akhbar, che avevano parlato di “storico peccato”, in quanto la sua visita in Israele indicava una “normalizzazione” dei rapporti con uno Stato col quale il Libano è ancora formalmente in guerra. Per tale ragione -commenta una nota di asianews-, ai cittadini libanesi è vietato andare in Israele e anche avere rapporti economici con lo Stato ebraico. Dal divieto è escluso il clero maronita, vista la presenza di circa 11mila cristiani maroniti in Israele. Tra loro anche i reduci, con le loro famiglie, del South Lebanon Army, la formazione militare filo-israeliana che seguì l’esercito di Gerusalemme quando questo si ritirò dal Libano, nel 2000. Anche per loro il patriarca celebrerà una messa. Dal patriarcato era stato sottolineato che la visita di Bechara Rai era “esclusivamente religiosa”. “La nostra presenza in Terra Santa – aveva precisato il cardinale – è precedente all’esistenza di Israele. Vado a Gerusalemme per dire che questa città è nostra, e che la Chiesa maronita è presente sul posto con una comunità di fedeli. E ci vado come una persona che rientra in famiglia, per incontrare i suoi cari”. Egli aveva aggiunto che non avrebbe avuto alcun incontro con esponenti israeliani. E in effetti, mentre domenica ha accompagnato papa Francesco nel suo pellegrinaggio, ieri non lo ha fatto, dal momento che il Papa aveva in programma incontri con leader israeliani. Nella sua visita il patriarca si è recato anche in Cisgiordania, dove pure sono presenti i maroniti. Qui, il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas che già l’8 maggio aveva dato il benvenuto alla visita del Patriarca, lo ha insignito della “Star of Jerusalem”, per aver visitato la città e rafforzato il suo legame con il mondo arabo. a cura di Emanuela Graziosi

Istantanee dalla Terra Santa, il pellegrinaggio di Papa Francesco in immagini

28 maggio 2014 at 13:41

Il pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa si è appena concluso. Sono stati tre giorni davvero molto intensi. Momenti altissimi di preghiera si sono accavallati con incontri diplomatici estremamente importanti. Senza un istante di sosta, Papa Francesco ha abbracciato e stretto le mani a re, presidenti e leader religiosi, ma soprattutto ha incontrato la gente della Terra Santa, cristiani, ebrei, musulmani, abitanti di quelle periferie che stanno più a cuore a Francesco. In queste righe, aiutati da venti immagini, cercheremo di ripercorrere le tappe principali di questo bellissimo viaggio:

Come pazienti artigiani: nella messa ad Amman l’invito del Papa a essere operatori di pace

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Sabato 24 maggio 2014, oltre quarantamila fedeli accolgono con una grande ovazione Papa Francesco all’International Stadium di Amman. Il Santo Padre inizia la sua omelia con un riferimento al Vangelo di Giovanni «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). La liturgia ci ripropone qui un passo che si riallaccia al ciclo di catechesi sui doni dello Spirito Santo che Papa Francesco ha iniziato in Piazza San Pietro, a duemilaquattrocento chilometri di distanza. Qui ci troviamo non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano (cfr Mt 3,16), e oggi mi recherò lì. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto bisogno ha il mondo di noi come messaggeri di pace, come testimoni di pace! E’ una necessità che ha il mondo. Anche il mondo ci chiede di fare questo: portare la pace, testimoniare la pace!

La pace non si può comperare, non si vende. La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire “artigianalmente” mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza.

Cari amici, cari fratelli, lo Spirito Santo è disceso su Gesù presso il Giordano e ha dato avvio alla sua opera di redenzione per liberare il mondo dal peccato e dalla morte. A Lui chiediamo di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace.

Dietro la guerra i mercanti di armi: un nuovo appello per la Siria durante l’incontro con giovani rifugiati e disabili

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Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico.

In preghiera silenziosa: nel luogo del Battesimo di Gesù

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È l’ora del coraggio: all’arrivo a Betlemme il Pontefice invita a gesti generosi e creativi per porre fine al conflitto

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Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti.

La violenza non si vince con la violenza: con i bambini al campo profughi di Dheisheh

Terra_Santa_05Non lasciate mai che il passato determini la vostra vita. Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete. Però, sappiate una cosa, che la violenza non si vince con la violenza! La violenza si vince con la pace! Con la pace, con il lavoro, con la dignità di far andare avanti la patria!

Il segno del bambino: l’omelia della messa celebrata nella piazza della Mangiatoia a Betlemme

Terra_Santa_06Il Bambino di Betlemme è fragile, come tutti i neonati. Non sa parlare, eppure è la Parola che si è fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la vita degli uomini. Quel Bambino, come ogni bambino, è debole e ha bisogno di essere aiutato e protetto. Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno.
Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino.

Nella mia casa di pace: Papa Francesco invita i presidenti palestinese e israeliano a un incontro di preghiera in Vaticano

Terra_Santa_07In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera.

Il silenzio assordante: al muro della divisione

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Dal sogno alla realtà: all’arrivo in Israele il Pontefice ripropone l’invito a pregare per la pace e rilancia la soluzione dei due Stati

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Desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente, e al Signor Presidente Mahmoud Abbas, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera, invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera. Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla; e tutti, specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli, abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa terra e del mondo intero, ci chiedono di portare davanti a Dio l’ardente aspirazione alla pace.

La preghiera silenziosa: al Muro del Pianto

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L’abbraccio commovente: tra il Papa, il rabbino Skorka e lo sceicco Abboud

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La pietra ribaltata del sepolcro: Papa Francesco alla celebrazione ecumenica nel ricordo dell’incontro tra Paolo VI e Atenagora

Terra_Santa_20Santità, amato Fratello, carissimi fratelli tutti, mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore (cfr Rm 5,5) per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione. In questo cammino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera che Gesù stesso, in questa Città, alla vigilia della sua passione, morte e risurrezione, ha elevato al Padre per i suoi discepoli, e che non ci stanchiamo con umiltà di fare nostra: «Che siano una sola cosa … perché il mondo creda» (Gv 17,21). E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. Quando nell’anima cristiana ci sono turbolenze spirituali, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troveremo pace. Che Lei ci aiuti in questo cammino.

Nessuno strumentalizzi il nome di Dio: l’appello durante la visita al gran mufti di Gerusalemme

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Cari fratelli, cari amici, da questo luogo santo lancio un accorato appello a tutte le persone e le comunità che si riconoscono in Abramo:

rispettiamoci ed amiamoci gli uni gli altri come fratelli e sorelle!
Impariamo a comprendere il dolore dell’altro!
Nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio!
Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace!

Mai più: allo Yad Vashem l’invocazione del Papa

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“Adamo, dove sei?” (cfr Gen 3,9).
Dove sei, uomo? Dove sei finito?
In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”.
In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio.
Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso!
Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…

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Insieme contro ogni discriminazione: ai gran rabbini di Israele

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La conoscenza reciproca del nostro patrimonio spirituale, l’apprezzamento per ciò che abbiamo in comune e il rispetto in ciò che ci divide, potranno fare da guida per l’ulteriore futuro sviluppo delle nostre relazioni, che affidiamo alle mani di Dio. Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in un mondo in rapida trasformazione, il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione. Il Signore ci aiuti a camminare con fiducia e fortezza d’animo nelle sue vie. Shalom!

La pace esige il rispetto di tutti: al presidente Peres il Papa rinnova l’appello a superare controversie e conflitti

Terra_Santa_17Signor Presidente, Lei è noto come uomo di pace e artefice di pace. Le esprimo la mia riconoscenza e la mia ammirazione per questo Suo atteggiamento. La costruzione della pace esige anzitutto il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, che Ebrei, Cristiani e Musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna. A partire da questo punto fermo che abbiamo in comune, è possibile perseguire l’impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti. A questo riguardo rinnovo l’auspicio che si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza.

Al Getsemani: l’incontro con i sacerdoti, i religiosi ed i seminaristi

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«Uscì e andò … al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono» (Lc 22,39).

Quando giunge l’ora segnata da Dio per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato, Gesù si ritira qui, nel Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi. Ci ritroviamo in questo luogo santo, santificato dalla preghiera di Gesù, dalla sua angoscia, dal suo sudore di sangue; santificato soprattutto dal suo “sì” alla volontà d’amore del Padre. Abbiamo quasi timore di accostarci ai sentimenti che Gesù ha sperimentato in quell’ora; entriamo in punta di piedi in quello spazio interiore dove si è deciso il dramma del mondo.

La S. Messa al Cenacolo: Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita

Terra_Santa_18Qui, dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli; dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo scese con potenza su Maria e i discepoli. Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore. Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con la sua forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal 104,30).

Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso.

Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio.

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Fare una sintesi dei tre intensi giorni del pellegrinaggio in Terra Santa di Papa Francesco non è stato facile. Quelli che ho rappresentato sono solo alcuni dei momenti più significativi di un viaggio che, ne sono convinto, cambierà, almeno in qualche modo, la storia: la storia della Chiesa, che è stata arricchita con la bella pagina della celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro, e la storia del Medio Oriente, che tutti ci auguriamo possa finalmente vedere un tempo di pace. Accogliamo anche noi l’invito di Papa Francesco e uniamoci tutti in preghiera per chiedere pace per la Terra Santa. Di Alessandro Ginotta

Papa Francesco rientra in Vaticano

27 maggio 2014 at 1:25

Netanyahu saluta Papa FrancescoSono le 19:15 ora italiana, quando Benjamin Netanyahu saluta Papa Francesco con queste parole: “We pray for you, you pray for us“. Papa Francesco appare un po’ affaticato, ma sorride. Annuisce mentre stringe energicamente la mano del primo ministro israeliano.

Papa Francesco è comprensibilmente stanco, ma ha appena scritto alcune delle pagine più importanti che troveremo sui libri di storia.

Il Santo Padre, che era partito dall’Italia dichiarando che si sarebbe voluto recare in Terra Santa come semplice pellegrino, non solo è riuscito a portare preghiera, fede e speranza in Terra Santa, ma rientra anche con una grande vittoria politica: la promessa che il presidente israeliano Peres ed il presidente palestinese Abu Mazen si incontreranno presto proprio in Vaticano.

Nel momento in cui scrivo queste righe è ancora presto per fare bilanci definitivi, l’aereo che riporterà Papa Francesco in Italia ha appena finito di rullare sulla pista per il decollo, e, proprio su quell’aereo, tra pochi minuti Papa Francesco terrà la conferenza stampa che aveva annunciato durante il viaggio di andata. Presto risponderà alle domande dei giornalisti, che saranno sicuramente tantissime, ma io una cosa già la so: Papa Francesco, il Pontefice con “le periferie nel cuore” ha costruito ponti di pace in Terra Santa. Di Alessandro Ginotta

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Francesco al Cenacolo: ‘Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita’

27 maggio 2014 at 1:20

cenacolo.tnFRANCESCO IN TERRA SANTA – Ultima tappa del viaggio del Papa è stata la Messa presieduta dal Papa nel Cenacolo con gli ordinari di Terra Santa. “E’ un grande dono – ha detto – che il Signore ci fa, di riunirci qui, nel Cenacolo, per celebrare l’Eucaristia. Mentre vi saluto con fraterna gioia, desidero rivolgere un pensiero affettuoso ai Patriarchi orientali cattolici che hanno preso parte, in questi giorni, al mio pellegrinaggio. Desidero ringraziarli per la loro significativa presenza, a me particolarmente preziosa, e assicuro che hanno un posto speciale nel mio cuore e nella mia preghiera. Qui, dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli; dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo scese con potenza su Maria e i discepoli. Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore.Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con la sua forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal 104,30)”.

“Uscire, partire, non vuol dire dimenticare – ha detto – La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso.

Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio”.

E ha proseguito: “Il Cenacolo ci ricorda, con l’Eucaristia, il sacrificio. In ogni celebrazione eucaristica Gesù si offre per noi al Padre, perché anche noi possiamo unirci a Lui, offrendo a Dio la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie e i nostri dolori…, offrire tutto in sacrificio spirituale. E anche il Cenacolo ci ricorda l’amicizia. «Non vi chiamo più servi – disse Gesù ai Dodici – … ma vi ho chiamato amici» (Gv 15,15). Il Signore ci rende suoi amici, ci confida la volontà del Padre e ci dona Sé stesso. È questa l’esperienza più bella del cristiano, e in modo particolare del sacerdote: diventare amico del Signore Gesù e scoprire nel suo cuore che Lui è amico. Il Cenacolo ci ricorda il congedo del Maestro e la promessa di ritrovarsi con i suoi amici: «Quando sarò andato, … verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,3). Gesù non ci lascia, non ci abbandona mai, ci precede nella casa del Padre e là ci vuole portare con Sé”.

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“Ma il Cenacolo – ha affermato il Papa – ricorda anche la meschinità, la curiosità – “chi è colui che tradisce?” – il tradimento. E può essere ciascuno di noi, non solo e sempre gli altri, a rivivere questi atteggiamenti, quando guardiamo con sufficienza il fratello, lo giudichiamo; quando con i nostri peccati tradiamo Gesù. Il Cenacolo ci ricorda la condivisione, la fraternità, l’armonia, la pace tra di noi. Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande… Tutti i santi hanno attinto da qui; il grande fiume della santità della Chiesa sempre prende origine da qui, sempre di nuovo, dal Cuore di Cristo, dall’Eucaristia, dal suo Santo Spirito”.

“Il Cenacolo infine – ha aggiunto – ci ricorda la nascita della nuova famiglia, la Chiesa, la nostra santa Madre Chiesa gerarchica, costituita da Gesù risorto. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria. Le famiglie cristiane appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita. A questa grande famiglia sono invitati e chiamati tutti i figli di Dio di ogni popolo e lingua, tutti fratelli e figli dell’unico Padre che è nei cieli. Questo è l’orizzonte del Cenacolo, l’orizzonte del Cenacolo: l’orizzonte del Risorto e della Chiesa. Da qui parte la Chiesa in uscita, animata dal soffio vitale dello Spirito. Raccolta in preghiera con la Madre di Gesù, essa sempre rivive l’attesa di una rinnovata effusione dello Spirito Santo: Scenda il tuo Spirito, Signore, e rinnovi la faccia della terra! (cfr Sal 104,30)”.

Papa Francesco nella chiesa del Getsemani: ‘no a doppiezze e falsita’

27 maggio 2014 at 1:17
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Getsemani3Getsemani4Getsemani2Nel pomeriggio il Papa ha incontrato i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi nella Chiesa del Getsemani, accanto all’Orto degli Ulivi. Il Papa è partito dal passo del Vangelo di Luca: «Uscì e andò … al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono» (Lc 22,39).

Quando giunge l’ora segnata da Dio per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato – ha affermato il Papa – Gesù si ritira qui, nel Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi. Ci ritroviamo in questo luogo santo, santificato dalla preghiera di Gesù, dalla sua angoscia, dal suo sudore di sangue; santificato soprattutto dal suo ‘sì’ alla volontà d’amore del Padre. Abbiamo quasi timore di accostarci ai sentimenti che Gesù ha sperimentato in quell’ora; entriamo in punta di piedi in quello spazio interiore dove si è deciso il dramma del mondo”.

Quindi ha proseguito: “In quell’ora, Gesù ha sentito la necessità di pregare e di avere accanto a sé i suoi discepoli, i suoi amici, che lo avevano seguito e avevano condiviso più da vicino la sua missione. Ma qui, al Getsemani, la sequela si fa difficile e incerta; c’è il sopravvento del dubbio, della stanchezza e del terrore. Nel succedersi incalzante della passione di Gesù, i discepoli assumeranno diversi atteggiamenti nei confronti del Maestro: atteggiamenti di vicinanza, di allontanamento, di incertezza”.

Il Papa ha poi posto una serie di domande: “Farà bene a tutti noi, vescovi, sacerdoti, persone consacrate, seminaristi, in questo luogo, domandarci: chi sono io davanti al mio Signore che soffre? Chi sono io davanti al mio Signore che soffre? Sono di quelli che, invitati da Gesù a vegliare con Lui, si addormentano, e invece di pregare cercano di evadere chiudendo gli occhi di fronte alla realtà? Sono di quelli? O mi riconosco in quelli che sono fuggiti per paura, abbandonando il Maestro nell’ora più tragica della sua vita terrena? C’è forse in me la doppiezza, la falsità di colui che lo ha venduto per trenta monete, che era stato chiamato amico, eppure ha tradito Gesù?”.

E ha continuato: “Mi riconosco in quelli che sono stati deboli e lo hanno rinnegato, come Pietro? Egli poco prima aveva promesso a Gesù di seguirlo fino alla morte (cfr Lc 22,33); poi, messo alle strette e assalito dalla paura, giura di non conoscerlo. Assomiglio a quelli che ormai organizzavano la loro vita senza di Lui, come i due discepoli di Emmaus, stolti e lenti di cuore a credere nelle parole dei profeti (cfr Lc 24,25)? Oppure, grazie a Dio, mi ritrovo tra coloro che sono stati fedeli sino alla fine, come la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni? Quando sul Golgota tutto diventa buio e ogni speranza sembra finita, solo l’amore è più forte della morte. L’amore della Madre e del discepolo prediletto li spinge a rimanere ai piedi della croce, per condividere fino in fondo il dolore di Gesù. Mi riconosco in quelli che hanno imitato il loro Maestro fino al martirio, testimoniando quanto Egli fosse tutto per loro, la forza incomparabile della loro missione e l’orizzonte ultimo della loro vita?”.

L’amicizia di Gesù nei nostri confronti – ha osservato – la sua fedeltà e la sua misericordia sono il dono inestimabile che ci incoraggia a proseguire con fiducia la nostra sequela di Lui, nonostante le nostre cadute, i nostri errori, anche i nostri tradimenti. Ma questa bontà del Signore non ci esime dalla vigilanza di fronte al tentatore, al peccato, al male e al tradimento che possono attraversare anche la vita sacerdotale e religiosa. Tutti noi siamo esposti al peccato, al male, al tradimento. Avvertiamo la sproporzione tra la grandezza della chiamata di Gesù e la nostra piccolezza, tra la sublimità della missione e la nostra fragilità umana. Ma il Signore, nella sua grande bontà e nella sua infinita misericordia, ci prende sempre per mano, perché non affoghiamo nel mare dello sgomento. Egli è sempre al nostro fianco, non ci lascia mai soli. Dunque, non lasciamoci vincere dalla paura e dallo sconforto, ma con coraggio e fiducia andiamo avanti nel nostro cammino e nella nostra missione”.

Getsemani6Getsemani5Il Papa ha concluso: “Voi, cari fratelli e sorelle, siete chiamati a seguire il Signore con gioia in questa Terra benedetta! E’ un dono e anche è una responsabilità. La vostra presenza qui è molto importante; tutta la Chiesa vi è grata e vi sostiene con la preghiera. Da questo luogo, luogo santo, desidero inoltre rivolgere un affettuoso saluto a tutti i cristiani di Gerusalemme: vorrei assicurare che li ricordo con affetto e che prego per loro, ben conoscendo la difficoltà della loro vita nella città. Li esorto ad essere testimoni coraggiosi della passione del Signore, ma anche della sua Resurrezione, con gioia e nella speranza. Imitiamo la Vergine Maria e san Giovanni, e stiamo accanto alle tante croci dove Gesù è ancora crocifisso. Questa è la strada nella quale il nostro Redentore ci chiama a seguirlo. Non ce n’è un’altra, è questa. «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore» (Gv 12,26)”.

All’uscita dalla chiesa il Papa si è recato nell’Orto degli Ulivi, dove ha piantato una pianticella.

Un ultimo saluto tra Papa Francesco e Bartolomeo I. L’ incontro è avvenuto alla «Viri Galileai», una piccola chiesa greco-ortodossa sul Monte degli Ulivi, per la visita privata al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, in restituzione della visita compiuta domenica dal Patriarca al Papa nella Delegazione Apostolica di Gerusalemme. Al termine, il Papa e il Patriarca Ecumenico hanno benedetto insieme un gruppo di fedeli ortodossi riuniti nel cortile. A cura di Redazione Papaboys

Caro Papa, noi musulmani e noi ebrei ti chiediamo…

27 maggio 2014 at 1:08

Le speranze di pace affidate al Papa dal Gran Mufti e dai Gran Rabbini di IsraeleLe speranze di pace affidate al Papa dal Gran Mufti e dai Gran Rabbini di Israele.

«Viviamo nella speranza che finisca l’occupazione israeliana e che i palestinesi abbiano un loro Stato. Ma questo non può accadere senza l’aiuto internazionale». Il francescano padre Silvio De La Fuente traduce per papa Francesco le parole del Gran Mufti di Gerusalemme, Sheikh Muhammad Ahmad Hussein. «Riconosciamo il ruolo svolto dal Vaticano nell’assistenza ai rifugiati dal 1948 in poi». Il Gran Mufti ringrazia per quanto il Papa sta già facendo e gli chiede di «intervenite anche per i circa 5.000 prigionieri ancora nelle prigioni israeliane, tra questi anche donne e bambini. Santità, la pace non può esserci finché permane l’occupazione. Noi vogliamo la piena libertà».

Al Muro del pianto, dal canto suo il rabbino Shmuel Rabinovich ricorda la «missione importante di combattere contro l’antisemitismo». Al muro occidentale il commosso abbraccio tra papa Francesco, che era entrato prima nel santuario della Roccia, e i suoi due grandi amici, il rabbino Abraham Skorka e il musulmano Omar Ahmed Abboud.

«Ho chiesto al Signore la grazia dell’abbraccio», ha commentato papa Francesco dopo aver deposto negli interstizi del muro la preghiera del Padre Nostro «nella lingua che la madre gli ha insegnato», ha dichiarato il rabbino Skorka.

Nell’incontro con il Gran Muftì il Papa aveva ribadito che questo viaggio vuole essere «sulle orme dei miei predecessori, e in particolare nella luminosa scia del viaggio di Paolo VI di cinquant’anni fa, il primo di un Papa in Terra Santa. Ho desiderato tanto venire come pellegrino per visitare i luoghi che hanno visto la presenza terrena di Gesù Cristo. Ma questo mio pellegrinaggio non sarebbe completo se non contemplasse anche l’incontro con le persone e le comunità che vivono in questa Terra, e pertanto sono particolarmente lieto di ritrovarmi con voi, fratelli amici musulmani. In questo momento il mio pensiero va alla figura di Abramo, che visse come pellegrino in queste terre. Musulmani, cristiani ed ebrei riconoscono in Abramo, seppure ciascuno in modo diverso, un padre nella fede e un grande esempio da imitare».

Il rigido protocollo israeliano impone da tre anni a tutti i capi di Stato la visita al Monte Herzl, dedicato al fondatore del sionismo. Il premier Netanyahu, con un fuori programma, ha fatto deviare il Papa sul luogo del memoriale delle vittime del terrorismo quasi a bilanciare la fermata al muro di Betlemme che il Papa aveva compiuto ieri.

E dopo la visita al memoriale di Yad Vashem, dove il Papa ha incontrato sei sopravvissuti all’olocausto, si è rivolto direttamente a Dio dicendo: «Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita».

«Adamo dove sei? Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio. Il questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio».

E se al Gran Mufti il Papa aveva chiesto che «nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio. Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace», ai due Gran Rabbini di Israele, papa Francesco ha ricordato che solo «insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione».

A braccio, infine, l’incontro con Peres. «La pace è questioni di fantasia e di immaginazione e noi abbiamo bisogno di questo. Lei porta con se tutti e due questi elementi», ha detto il presidente israeliano. «Con questa fantasia e immaginazione vorrei inventare una nuova beaitudine: Beato quello che entra nella casa di un uomo saggio e buono io qui mi sento beato», ha risposto papa Francesco. Di Annachiara Valle fonte: Famiglia Cristiana

Il Papa a Peres: ‘I Luoghi Santi non sono musei o monumenti per turisti’

26 maggio 2014 at 13:01

Papa Francesco con Shimon Peres«I Luoghi Santi non sono musei o monumenti per turisti», ma luoghi dove si vive la fede. «Perciò vanno perpetuamente salvaguardati tutelando chi li frequenta». È quanto ha detto Papa Francesco al presidente dello Stato d’Israele Shimon Peres, durante la visita di cortesia al palazzo presidenziale nell’ultimo giorno del viaggio in Terra Santa, con un richiamo alla sacralità di questa regione per le tre grandi religioni abramitiche. Peres ha accolto il Pontefice nel giardino d’ingresso e lo ha accompagnato all’interno del palazzo, dove Francesco ha firmato il «libro d’oro» degli ospiti.

Al termine dell’incontro privato, dopo lo scambio dei doni, Francesco e Peres sono tornati in giardino per piantare un ulivo, simbolo di pace. Quindi si sono avvicinati al podio, sormontato da una grande tenda bianca, per pronunciare i discorsi, alla presenza di alcune centinaia di bambini israeliani di diverse condizioni e religioni.

«Lei è arrivato a Gerusalemme, città che irradia fede e comprende la sofferenza». Quindi ha detto del Papa: «L’umiltà della sua natura e la potenza del suo spirito fa elevare alla gioia spirituale e alla sete di pace». Peres ha ribadito che il rispetto dei luoghi santi è uno dei «valori fondanti» di Israele. Il presidente ha quindi parlato del «sangue innocente» che «piange da questa terra». E ha riconosciuto che il Papa «è fermo come una roccia contro ogni tentativo di connettere la religione con il terrore».

«Io credo che la sua visita e il suo appello per la pace – ha aggiunto Peres – avrà un’eco nella regione e contribuirà a rivitalizzare gli sforzi per completare il processo di pace tra noi e i palestinesi, basato su due stati che vivono in pace. Uno Stato ebraico – Israele. E uno stato arabo palestinese». «Mio caro amico – ha concluso il presidente, che il 6 giugno sarà in Vaticano all’incontro convocato dal Papa – io sono stato giovane e ora sono vecchio. Ho imparato che i sogni non hanno età e io raccomando a tutti di agire secondo questi sogni».

Ha quindi preso la parola Francesco. «I Luoghi Santi non sono musei o monumenti per turisti, ma luoghi dove le comunità dei credenti vivono la loro fede, la loro cultura, le loro iniziative caritative – ha detto – Perciò vanno perpetuamente salvaguardati nella loro sacralità, tutelando non solo l’eredità del passato ma anche le persone che li frequentano oggi e li frequenteranno in futuro». «Com’è bello – ha osservato – quando i pellegrini e i residenti possono accedere liberamente ai Luoghi Santi e partecipare alle celebrazioni»

Il Papa è tornato a parlare anche del processo di pace, che al momento ristagna. «La costruzione della pace esige anzitutto il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana – ha spiegato – che ebrei, cristiani e musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna… Rinnovo l’auspicio che si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono la dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza».

«Va respinto con fermezza – ha aggiunto Francesco – tutto ciò che si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra ebrei, cristiani e musulmani: il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discriminazione per motivi razziali o religiosi, la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui, l’antisemitismo in tutte le sue possibili forme, così come la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone, luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani».

Il Papa ha quindi assicurato Peres sul ruolo che la componente cristiana intende svolgere in Israele. «I fedeli cristiani desiderano portare a partire dalla propria identità, il loro contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, come cittadini a pieno diritto che, rigettando ogni estremismo, si impegnano ad essere artefici di riconciliazione»

«La loro presenza e il rispetto dei loro diritti – come del resto dei diritti di ogni altra denominazione religiosa e di ogni minoranza – sono garanzia di un sano pluralismo e prova della vitalità dei valori democratici, del loro reale radicamento nella prassi e nella concretezza della vita dello Stato» di Andrea Tornielli fonte:vaticanisider.lastampa.it

La preghiera del Papa al Muro Occidentale

26 maggio 2014 at 12:58

EPA1356201_Articolo (1)FRANCESCO IN TERRA SANTA – In visita al Muro Occidentale di Gerusalemme, Papa Francesco ha sostato in preghiera silenziosa per qualche minuto, toccandolo con la mano destra.

Al termine della preghiera, vi ha deposto – come è consuetudine per i fedeli – una busta contenente un foglio con la preghiera del “Padre Nostro” in spagnolo, scritta personalmente.

La richiesta di pace

“Sono venuto a pregare e ho chiesto al Signore la grazia della pace”. Lo ha scritto papa Francesco nel libro d’onore dopo la sua preghiera al Muro del Pianto. Le parole sono state riferito de lui stesso al gran rabbino di Israele prima di lasciare il sito.
Il Papa ha scritto anche una dedica in spagnolo sul Libro d’Onore del Muro Occidentale. La dedica riporta il Salmo 121: “Quale gioia quando mi dissero andiamo alla casa del Signore. Ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme”. E poi ha aggiunto, riprendendo le parole di Giovanni Paolo II: “Con questi sentimenti di gioia verso i miei fratelli maggiori, sono venuto ora e ho chiesto al Signore la grazia della pace”.

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La preghiera dedicata
“O Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, Dio di Gesù Nazareno, dal cuore di questa santa Città, patria spirituale di Ebrei, Cristiani e Musulmani, faccio mia l’invocazione dei pellegrini che salivano esultanti al tuo tempio: ‘Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi palazzi. Per i miei fratelli e i miei amici Io dirò: ‘Su te sia pace!’. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene'”.

Dopo il momento di raccoglimento al Muro Occidentale, tutti hanno potuto vedere l’emozionante abbraccio tra Bergoglio e i suoi amici argentini: il rabbino Abraham Skorka, Rettore del Seminario Rabinico Latinoamericano a Buenos Aires, e l’esponente islamico Omar Abboud, presidente dell’Istituto per il dialogo Interreligioso di Buenos Aires.

Successivamente, accolto dal presidente israeliano Shimon Peres e dal premier Benyamin Netanyahu, Papa Francesco si è recato al mausoleo del Monte Herzl per deporre fiori sulla tomba di Theodor Herzl, fondatore del Movimento sionista. La sosta è avvenuta in base al nuovo protocollo previsto da Israele per le visite ufficiali dei capi di Stato. Quindi, su richiesta del premier Netanyahu, ha sostato brevemente accanto ad una stele, nei pressi del mausoleo, che ricorda le vittime del terrorismo.

L’incontro del Papa con i Grandi Rabbini: contrastare antisemitismo

26 maggio 2014 at 12:57

AFP3243454_Articolo (1)FRANCESCO IN TERRA SANTANel Centro Heichal Shlomo, nei pressi della Grande sinagoga di Gerusalemme, il Papa ha incontrato i due Grandi Rabbini di Israele. “Sono particolarmente lieto di poter essere oggi insieme con voi – ha detto – vi sono grato per la calorosa accoglienza e per le gentili parole di benvenuto che mi avete rivolto.

“Come sapete – ha sottolineato – fin dal tempo in cui ero Arcivescovo di Buenos Aires ho potuto contare sull’amicizia di molti fratelli ebrei. Oggi sono qui due amici rabbini. Insieme ad essi abbiamo organizzato fruttuose iniziative di incontro e dialogo, e con loro ho vissuto anche momenti significativi di condivisione sul piano spirituale. Nei primi mesi di pontificato ho potuto ricevere diverse organizzazioni ed esponenti dell’ebraismo mondiale. Come già per i miei predecessori, queste richieste di incontro sono numerose. Esse si aggiungono alle tante iniziative che hanno luogo su scala nazionale o locale e tutto ciò attesta il desiderio reciproco di meglio conoscerci, di ascoltarci, di costruire legami di autentica fraternità”.

Ha quindi proseguito: “Questo cammino di amicizia rappresenta uno dei frutti del Concilio Vaticano II, in particolare della Dichiarazione Nostra aetate, che tanto peso ha avuto e di cui ricorderemo nel prossimo anno il 50° anniversario. In realtà, sono convinto che quanto è accaduto negli ultimi decenni nelle relazioni tra ebrei e cattolici sia stato un autentico dono di Dio, una delle meraviglie da Lui compiute, per le quali siamo chiamati a benedire il suo nome: «Rendete grazie al Signore dei Signori, / perché il suo amore è per sempre. / Lui solo ha compiuto grandi meraviglie, / perché il suo amore è per sempre» (Sal 136,3-4)”.

“Un dono di Dio – ha osservato – che però non avrebbe potuto manifestarsi senza l’impegno di moltissime persone coraggiose e generose, sia ebrei che cristiani. Desidero in particolare fare menzione qui dell’importanza assunta dal dialogo tra il Gran Rabbinato d’Israele e la Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo. Un dialogo che, ispirato dalla visita del santo Papa Giovanni Paolo II in Terra Santa, prese inizio nel 2002 ed è ormai al suo dodicesimo anno di vita. Mi piace pensare, con riferimento al Bar Mitzvah della tradizione ebraica, che esso sia ormai prossimo all’età adulta: sono fiducioso che possa continuare ed abbia un futuro luminoso davanti a sé”.

“Non si tratta – ha aggiunto – solamente di stabilire, su di un piano umano, relazioni di reciproco rispetto: siamo chiamati, come Cristiani e come Ebrei, ad interrogarci in profondità sul significato spirituale del legame che ci unisce. Si tratta di un legame che viene dall’alto, che sorpassa la nostra volontà e che rimane integro, nonostante tutte le difficoltà di rapporti purtroppo vissute nella storia.

Da parte cattolica vi è certamente l’intenzione di considerare appieno il senso delle radici ebraiche della propria fede. Confido, con il vostro aiuto, che anche da parte ebraica si mantenga, e se possibile si accresca, l’interesse per la conoscenza del cristianesimo, anche in questa terra benedetta in cui esso riconosce le proprie origini e specialmente tra le giovani generazioni”.

Questa la conclusione del Papa: “La conoscenza reciproca del nostro patrimonio spirituale, l’apprezzamento per ciò che abbiamo in comune e il rispetto in ciò che ci divide, potranno fare da guida per l’ulteriore futuro sviluppo delle nostre relazioni, che affidiamo alle mani di Dio. Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in un mondo in rapida trasformazione, il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione. Il Signore ci aiuti a camminare con fiducia e fortezza d’animo nelle sue vie. Shalom!”.

Papa Francesco al Memoriale Yad Vashem: ‘Dove sei uomo? Dove sei finito?’

26 maggio 2014 at 12:55

1516705_Articolo - CopiaAlla presenza del Santo Padre che ha reso omaggio alle vittime con l’omaggio floreale dopo aver ascoltato il coro dei bambini, è ricordata la storia di una famiglia deportata dai nazisti: “mia cara Clara – scrive una deportata alla sua famiglia -, un pericolo nuovo si profila all’orizzonte: dobbiamo partire a piedi per l’Ucraina. Ci hanno detto che siamo divisi in gruppi i 2.500 persone. Mia cara con la lana che mi hai mandato farò una sciarpa. Mia cara sorella, ti chiedo di prenderti cura della mamma. Il mio dolore è quello che non potrò mai più rivedervi”. Ida Fu deportata nel 1941 insieme al suo bambino che morì congelato a causa del fredo. Dopo qualche giorno morì anche lei all’età di 22 anni. Papa Francesco è chiamato a pronunciare la sua riflessione. Durante il tragitto, bacia le mani deportati -uomini e donne-, e si intrattiene a parlare con gli altri sopravvissuti. “Adamo dove sei? Dove sei uomo? Dove sei finito? In questo luogo memoriale della Shoà, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: Adamo dove sei? In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà. Sapeva che avrebbe potuto perdersi. Forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso. Dio dove sei di fronte alla tragedia incommensurabile dell’olocausto? Uomo chi sei? Non ti riconosco più? Di quale orrore sei stato capace? Cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo da cui sei tratto, non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici, quel soffio viene da me ed è cosa molto buona. Questo abisso non può essere solo opera tua. Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato per impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri Dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli e li hai offerti in sacrificio a te stesso. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio. Adamo dove sei? Da solo si leva un gemito sommesso. Pietà di noi Signore. A te Signore nostro Dio la giustizia. A noi il disonore sul volto, la vergogna. Ci è venuto addosso un male quale mai è venuto sulla volta del cielo. Ora ascolta la nostra preghiera e supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta Signore abbi pietà. Abbiamo peccato contro di te. Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci che come uomini siamo stati capaci di fare. Di aver distrutto la nostra carne che tu impastasti con il tuo alito di vita. Mai più Signore. mai più! Adamo dove sei? Ecco Signore con la vergogna di cui l’uomo è stato capace di fare. Ricordati di noi nella tua misericordia”.

Silenzio surreale. E’ la commozione della fede per un atto così grave nei confronti di Dio e l’uomo. La riflessione di Papa Francesco ha avuto l’andamento di una lamentazione biblica intrisa di moltissime frasi bibliche. Al viene donato un dipinto ritrovato nel ghetto di Varsavia. Il coro dei bambini aiuta con il canto a più voci a riflettere sulla grande tragedia dell’olocausto. Dinanzi alla fiamma sempre accesa e alla corona di fiori in menoria delle vittime, si conclude la visita al memoriale Yad Vascem: mai più odio! Questo luogo sia monito per tutti gli uomini a camminare nel rispetto degli altri. Quando manca Dio, tutto precipita nel nulla. O Signore dacci la forza di riconoscerti ed amarti, per non cadere mai più nell’orrore della morte. a cura di DonSa