Preghiera per la pace: Roma e Gerusalemme insieme.

31 luglio 2014 at 21:19

27614PREGHIERA PER LA PACE – Continua senza interruzioni la maratona di preghiera partita nelle ore dei primi bombardamenti di Gaza dalla Basilica di S. Anastasia al Palatino in Roma.

Vi segnaliamo una doppia iniziativa per queste ore, con la diretta tv su Telepace, questa sera, 31 luglio dalle ore 21 alle ore 22 con il gruppo delle Adunanze Eucaristiche e con la preghiera di intercessione per la pace.

La preghiera è – come sollecitato più volte anche da Papa Francesco – anche per tutti i cristiani del Medio Oriente e per chiedere il ‘cessate il fuoco’ nella Terra Santa. Appuntamento questa sera alle ore 21 quindi, in diretta tv su Telepace.

31_luglio

IL 1 AGOSTO LA PREGHIERA E’ A GERUSALEMMEVenerdì 1° agosto -alle ore 19,00- in preghiera sarà invece la Parrocchia latina di Gerusalemme che invita tutti coloro che desiderano partecipare alla Messa e veglia di preghiera per implorare la Pace in Palestina, Irak e in Siria, nella chiesa di San Giacomo a Beit Hanina. La celebrazione sarà presieduta da Mons. William Shomali.

Anche da casa, e da tutte le Chiese, è possibile pregare insieme a queste due iniziative!

PAPABOYS WEB-TV LIVE IN COLLEGAMENTO CON TELEPACE:

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Siria. Aleppo: missile presso chiesa armeno-cattolica

31 luglio 2014 at 13:17

aleppoNel pomeriggio di ieri un missile lanciato dalle zone di Aleppo controllate dai ribelli è caduto nell’area della parrocchia armeno-cattolica della Santissima Trinità, nel quartiere di al-Meydan, provocando la morte di 3 armeni adulti, due sorelle e un uomo. Il missile ha danneggiato il muro di cinta, un terrazzo della canonica e ha infranto le vetrate della chiesa provocando danni anche a un altare dove è collocata una statua della Vergine Maria proveniente da Marash, città simbolo del genocidio armeno.

”Erano circa le 18,15 e in quel momento” riferisce all’agenzia Fides padre Joseph Bezouzou “eravamo in chiesa per celebrare la Messa quotidiana. Se il missile fosse caduto all’uscita della Messa, sarebbe stata una strage. Ringraziamo il Signore”. La parrocchia aveva organizzato per il prossimo fine settimana un raduno di giovani, anche allo scopo di allentare la tensione tremenda che da anni accompagna la vita quotidiana dei ragazzi e delle ragazze di Aleppo.

“Abbiamo deciso di rimandare tutto” spiega a Fides padre Bezouzou “perchè dopo quello che è successo non si possono esporre i giovani a nuovi rischi. Ma domenica, dopo la Messa, pianteremo un ulivo nel luogo in cui è caduto il missile, e sotto la pianta porremo una scritta in arabo con le parole ‘pace’ e ‘Dio è amore’. Questa è la nostra unica risposta alle bombe e alla violenza che da anni prova a devastare le nostre vite”.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Agenzia Fides

Gaza. ‘Ingiustificabile e scandaloso’: Ban Ki-moon condanna l’attacco alla scuola Onu

31 luglio 2014 at 11:16

gaza-onuDrammatico bilancio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza reso noto dal ministero della Salute palestinese: solo ieri sonno state uccise 129 persone, portando il numero delle vittime, dall’inizio del conflitto, a 1.400. Sul fronte opposto, con i 3 soldati israeliani morti ieri, si contano 56 militari israeliani uccisi e due civili. L’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi fa, intanto, sapere che ormai il numero degli sfollati accolti nelle sue strutture è arrivato a 240 mila su un totale di oltre 1,7 milioni di abitanti e che, dunque, se le operazioni continueranno, non potrà accoglierne altri. Il servizio di Graziano Motta della Radio Vaticana:

Continuare “con forza” nella Striscia di Gaza le operazioni contro Hamas e gli altri gruppi estremisti, stabilendo comunque delle interruzioni, brevi tregue umanitarie, limitate alle zone in cui non sono in corso combattimenti: queste le principali decisioni del Consiglio israeliano di sicurezza riunito ieri per cinque ore in cui sono stati giudicati come “concreti” i risultati dell’intervento contro le infrastrutture militari palestinesi, in particolare contro la rete chilometrica di tunnel, realizzata in anni di lavori per deposito di armi e missili e per infiltrazioni in Israele. Considerate pure le pesanti, tragiche conseguenze sulla popolazione civile: un’inchiesta è stata ordinata sull’eccidio a Jabaliya– 23 morti e 125 feriti – nella scuola dell’Unrwa, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, dove avevano trovato riparo 3.300 palestinesi, per il quale fortissima è stata la condanna del segretario generale dell’ONU. Ban Ki-moon ha accusato, sulla base delle prove raccolte, l’artiglieria israeliana aggiungendo: “ E’ vergognoso che siano stati attaccati dei bambini mentre dormivano”. E per una malintesa interpretazione della tregua umanitaria di quattro ore annunciata dai militari israeliani per alcune zone di Gaza, ma non a Shujayeh, ieri un’altra strage nel suo mercato: 17 i morti, 160 i feriti. Immediata è stata la condanna di Hamas anche per il “ prolungato silenzio”, così lo definisce, della comunità internazionale e degli stati arabi. La sua potenza offensiva resta ancora importante se ancora ieri ha proseguito il lancio di missili su Israele e i combattimenti nella Striscia sono stati intensi, le perdite palestinesi di 40 morti e centinaia di feriti, quelle israeliane di tre soldati uccisi e 27 feriti.

Oltre all’Onu, altrettanto fermo è l’appello alla tutela dei civili, alla garanzia delle cure e alla salvaguardia degli ospedali che lancia il capo missione di Medici senza frontiere a Gerusalemme, Tommaso Fabbri, al microfono di Gabriella Ceraso della Radio Vaticana :
R. – Il problema principale è che i civili, oggi come oggi, fuggono dalle zone di violenza e non sanno dove possono andare. “Shifa Hospital” è uno degli esempi lampanti, perché ci sono duemila sfollati e non si sente la sicurezza neanche là, dopo quello che è successo all’ospedale due giorni fa quando c’è stata un’esplosione nella zona ambulatori.

D. – Com’è lavorare e spostarsi in questo momento a Gaza?
R. – E’ difficilissimo. Cerchiamo di ridurre i movimenti al minimo, perché ogni movimento mette a rischio la vita.

D. – Al di là delle emergenze, è vero che non vengono più forniti neanche i servizi medici di base?
R. – Quelli che sono i “primary health care”, ambulatori di primo servizio, nella città di Gaza, per fare un esempio, su 13 ce ne sono solo quattro aperti e non sempre. Ma anche quelli aperti non ricevono persone quando, spesso e volentieri, ci sono bombardamenti intensi. Quindi, sì i centri di maternità infantile sono un problema, le malattie croniche sono un problema e per tutti coloro che devono ricevere cure a lungo termine in questo momento è un vero e proprio problema.

D. – C’è una collaborazione da parte del governo israeliano?
R. – Per tutto quello che è emergenza, so che ci sono collaborazioni tra il Ministero della salute, tra Ramallah e Israele. Penso che, oggi come oggi, il problema maggiore sia per quelli che non sono a rischio di vita imminente, ma che se non ricevono cure adeguate lo saranno tra poco. Questo è il problema che Stati come Israele e l’Egitto dovrebbero prendere in considerazione.

D. – Sono emergenze chirurgiche quelle che seguite?
R. – Noi ci troviamo nell’ospedale di Shifa e siamo in chirurgia, terapia intensiva e urgenze. I tipi di pazienti che abbiamo sono vittime, spesso e volentieri, da politrauma, civili e la maggior parte sono bambini.

D. – Perché serve una tregua definitiva?
R. – Per la popolazione di Gaza, per i civili che non sanno dove andare e subiscono violenza massiva.

D. – Quando scatta una tregua umanitaria di poche ore riuscite a fare qualcosa?
R. – Riusciamo a raggiungere i nostri pazienti regolarmente, quindi arriviamo a casa loro o loro possono arrivare alle nostre cliniche. Già questo è qualcosa di positivo. Le persone di Gaza possono arrivare a comprarsi da mangiare, a ritirare soldi e riuscire a fare il minimo per riorganizzarsi. Quindi, sì, la tregua umanitaria è importante ma non è una soluzione. Noi vogliamo che gli ospedali non vengano bombardati e che i civili vengano rispettati e non uccisi pagando il prezzo per tutto questo tempo. Non bisogna aspettare una tregua umanitaria per non bombardare le zone civili e per non bombardare gli ospedali.

D. – Sta iniziando una nuova giornata che cosa aspettarsi?
R. – In questa situazione ci si aspetta di tutto. Io, più che altro voglio fare una richiesta, chiedo che gli ospedali siano sempre più rispettati e chiedo che l’accesso alla salute per i civili sia garantito

D. – I proclami in questi giorni sono tanti, ma la gente cosa prova, come vi appare?
R. – La gente è sconfortata, ha paura, vuole pace. La gente vuole respirare e far crescere i figli in maniera normale e non lasciarli tutto il giorno all’interno di una stanza perché non possono nemmeno uscire in giardino a giocare per il rischio che cada una bomba.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Il Patriarca di Gerusalemme Fouad Twal alla Casa Bianca per intervenire su Gaza

30 luglio 2014 at 18:00

patriarch-fouad-twal_0 (1)GERUSALEMME – In viaggio negli Stati Uniti dall’8 al 28 luglio 2014, il Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine mons. Fouad Twal ha incontrato, giovedì 24 luglio, il capo dello staff della Casa Bianca Denis McDonough, e il Consigliere del Presidente John Podesta, per discutere della situazione dei cristiani in Terra Santa, nel quadro allarmante della guerra a Gaza.

Il Patriarca è stato accompagnato da p. Michael McDonagh del Patriarcato latino e dal sig. Y. Rateb Rabie, Cavaliere del Santo Sepolcro e Presidente della Fondazione cristiana ecumenica Terra Santa (HCEF). Il HCEF aveva organizzato la visita di Sua Beatitudine negli Stati Uniti, insieme ai vari incontri con i leader e i responsabili civili, religiosi e politici, per lavorare per la pace e la giustizia. Un viaggio preparato a lungo, senza poter immaginare lontanamente che, solo in un paio di settimane, la situazione nel paese degenerasse in tal modo.

In questa situazione critica, durante lo scambio si è subito affrontata la situazione di Gaza, dove «i cristiani come i musulmani innocenti perdono la vita ogni giorno». Sua Beatitudine ha detto senza mezzi termini: «Non ci sono vincitori in questa guerra a Gaza. Alla fine di questo corso ci saranno solo morte e distruzione». Il Patriarca ha posto l’accento sul fatto che l’operazione “Border Protective” ha ucciso un migliaio di palestinesi (ad oggi si contano 1200 decessi) – per lo più civili -, migliaia di feriti e tra l’altro migliaia di sfollati. Israele ha anche perso 53 soldati nella campagna. «Ben lontano dal pacificare Gaza, questo attacco lascerà il dolore, la disperazione e l’odio, non la pace. L’unica soluzione è di raggiungere un accordo in cui i diritti dei palestinesi siano riconosciuti, perché la pace è costruita sulla giustizia».

Sua Beatitudine ha anche affrontato la questione politica riguardante Gerusalemme: le politiche esistenti tendono a svuotare la città dei suoi abitanti palestinesi di origine, cristiani e musulmani, generando – come conseguenza – la divisione delle famiglie. Infatti, non si consente ai palestinesi, che risiedono a Gerusalemme, di portare con sé i loro coniugi dai Territori palestinesi della Cisgiordania. Sono costretti a vivere o separati dal coniuge o a vivere con il coniuge fuori da Gerusalemme, abbandonando le loro case e lo status di residente.

Mr. McDonough ha detto che l’impegno della Casa Bianca è di impegnarsi in modo costruttivo nella risoluzione di questi problemi, e soprattutto di lavorare per il ricongiungimento familiare tra gli abitanti di Gerusalemme e quelli dei Territori palestinesi. Infine, Sua Beatitudine ha parlato ai responsabili politici anche della precaria situazione della Chiesa in Israele e Palestina dove, a causa della costruzione del muro di sicurezza israeliano, si vive sotto la minaccia di confisca delle proprietà storiche della Chiesa. Si è citato anche il caso del Monastero salesiano di Cremisan, nella zona di Betlemme, minacciato di essere demolito, per lasciar passare il muro. Mr. McDonough ha detto di essere consapevole della chiara minaccia che tali politiche rappresentano per la Chiesa e dell’ingiustizia costituita dalla confisca delle terre. Ha assicurato al Patriarca il sostegno per la promozione di una politica più equa.

A seguito di questo incontro, il sig. Y. Rateb Rabie ha dichiarato: «Siamo molto onorati di questo incontro e della sensibilità constatata riguardo alle discussioni avute negli Stati Uniti, che svolgono da lungo tempo un ruolo molto importante in questa parte del mondo. L’occasione di incontrare il Capo di Stato Maggiore, che è il consigliere più vicino al presidente Obama, e di discutere con lui della situazione dei palestinesi è stato un passo notevole, affinché vengano messe in atto politiche nuove per raggiungere un giorno una pace giusta e duratura». Myriam Ambroselli con abouna.org

Pax Christi International: il traffico d’armi alimenta il conflitto siriano

30 luglio 2014 at 14:40

traffico-armi-siriaDamasco (Agenzia Fides) – Il sanguinoso conflitto siriano continuerà fino a quando gli attori internazionali continueranno a alimentarlo con la vendita delle armi. E ogni serio tentativo di porre un argine alla violenza cieca che sta devastando il Paese da più di tre anni non potrà non partire dalla promozione di seri negoziati politici e dalla interruzione del flusso di armamenti di varia provenienza che continuano a rifornire di strumenti di morte i fronti contrapposti. Sono queste le chiare considerazioni contenute in un appello diffuso da Pax Christi International per richiamare la comunità e gli organismi internazionali a misure e iniziative in grado di contrastare chi continua a foraggiare il conflitto convogliando in Siria strumenti di morte.

Gli attori internazionali, compresi i governi” si legge nel testo pervenuto all’Agenzia Fides “stanno fomentando il conflitto armato fornendo e finanziando armamenti e munizioni, addestrando i combattenti e anche inviando contingenti militari in soccorso di uno o più contendenti. Alcuni centri di analisi hanno fatto sforzi per documentare i traffici di armi ma, in generale, si registra un serio deficit nell’attribuzione di responsabilità su questo terreno”.

A Giudizio di Pax Christi, il traffico d’armi è continuato durante tutto lo svolgimento del conflitto, con livelli di coinvolgimento internazionale che fanno pensare a una “guerra per procura” combattuta in Siria da potenze esterne, globali e regionali. Per aumentare le possibilità di por fine al conflitto siriano – sottolinea Pax Cristi International nel suo appello – il primo passo da intraprendere è quello di imporre attraverso il Consiglio di Sicurezza o l’Assemblea generale dell’Onu un embargo globale sul flusso di armi diretto in Siria.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Agenzia Fides

Ancora bombardamenti su Gaza, colpita scuola Onu

30 luglio 2014 at 12:11

REUTERS459028_Articolo (1)Sempre più drammatica la situazione a Gaza, dove all’alba di oggi 20 palestinesi che si erano rifugiati in una scuola dell’Onu nel nord della Striscia sono rimasti uccisi in un bombardamento israeliano. Intanto, sul fronte diplomatico, Hamas ha smentito di aver accettato la proposta di tregua arrivata dal Cairo. Secondo l’organizzazione palestinese nessun cessate il fuoco sarà possibile “senza la fine dell’assedio” e delle operazioni militari israeliane. Il servizio è di Graziano Motta della Radio Vaticana:

E’ stata un’altra notte di fuoco, colpite fra l’altro dalle artiglierie israeliane tre moschee – a Gaza città, Rafah e Shati – e una scuola dell’UNRWA , l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ove avevano trovato rifugio centinaia di famiglie, provocando qui una ventina di morti. La ragione di queste incursioni va ricercata nel fatto che parecchie moschee e finora tre scuole dell’ UNRWA sono state usate come deposito di armi e batterie di missili, tanto che un comunicato dell’ONU denuncia “la flagrante violazione” della sua neutralità e ribadisce la condanna per i miliziani che se ne servono. E ancora brucia la cisterna deposito della grande centrale elettrica di Gaza; con l’interruzione dell’energia sono particolarmente entrati in crisi gli ospedali, già al collasso per l’altissimo numero di ricoverati (sono circa 5700 in tutta la Striscia) il loro grido di allarme è per i reparti di terapia intensiva, dialisi e chirurgia. Come sempre, numerose abitazioni sono rimaste coinvolte nelle ostilità: a Khan Younis sono morti la scorsa notte cinque membri della stessa famiglia come ieri 17, sempre di uno stesso gruppo familiare.

In Israele la notte è trascorsa quieta ma in apprensione; ieri i lanci di missili palestinesi, un centinaio, avevano interessato le aree del centro e sud del paese e in particolare quella di Gerusalemme e l’esplosione di un razzo aveva ferito cinque soldati. Sembrano vani i tentativi diplomatici – tuttora in corso – per stabilire una tregua umanitaria: leader di Hamas hanno smentito le voci diffusesi ieri della possibilità di accettare il cessate il fuoco proposto dall’Egitto e uno di essi , Mohammed Deif, ha ribadito che condizioni essenziali sono la fine dell’ “aggressione” israeliana e la riapertura dei valichi di frontiera. E mentre l’ayatollah Khamenei dall’Iran chiama il mondo intero, e in particolare quello islamico, a condannare “i crimini” di Israele e ad armare i palestinesi di Gaza, Stati Uniti e Israele con comunicati ufficiali hanno smentitoche sia stata aspra l’ultima conversazione telefonica tra il presidente Obama e il premier Netanyahu.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Gaza, colpita parrocchia. P. Hernandez: porre fine al massacro

29 luglio 2014 at 19:51

GazaCrisi in Medio Oriente ancora in primo piano alla quarta settimana di offensiva. Si prova a trattare dopo i diversi appelli alla pace giunti ieri da Stati Uniti, Onu e Unione Europea. L’emittente satellitare “al Arabiya” riferisce di una delegazione palestinese attesa oggi al Cairo per valutare la proposta egiziana di cessate-il-fuoco già accolta da Israele. Intanto gli attacchi, seppur meno frequenti, continuano su entrambi i fronti. Il servizio di Gabriella Ceraso della Radio Vaticana:

Da ieri sera, il bilancio dei morti si aggiorna a 26 palestinesi uccisi tra cui 9 donne e 4 bambini oltre – 1.110 in tutto dall’inizio dell’offensiva – e 48 militari di Tel Aviv. Peggiora la situazione umanitaria da quando sta bruciando la centrale elettrica più grande di Gaza e in fumo sono andate anche le riserve di carburante. Di questa mattina anche la notizia di 20 mila nuovi sfollati che si aggiungono ai più di 200 mila di Gaza. Sono gli abitanti di Izet Abed Rabbo e di al Zeitun, rioni che ieri Israele ha chiesto di abbandonare avvertendo dei bombardamenti. Tanti sono scappati, ma non il parroco della “Sacra Famiglia” di al Zeitun, p. Jorge Hernandez, con i suoi parrocchiani, gli anziani e i bambini disabili è tutt’oggi sotto i tiri dell’artiglieria come testimonia l’audio della nostra intervista in cui p Hernandez racconta del dramma vissuto, ringraziando per tutte le preghiere della comunità cristiane del mondo:
R. – Purtroppo, il movimento della resistenza è sempre intorno alle case e per le strade. È stato questo il nostro problema di ieri: a un certo punto, non potevamo più uscire di casa. Poi, sono arrivati i bombardamenti. Una casa qui, vicina alla chiesa, è stata colpita e noi abbiamo riportato delle conseguenze gravi sulla canonica e sulla scuola.

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D. – Sappiamo che molta gente ha provato a scappare: sono circa 20 mila i nuovi sfollati che si vanno ad aggiungere a quelli che già ci sono. Ma per tanti, come per voi, è impossibile andare via. Qual è il vostro stato d’animo?
R. – Noi non possiamo muoverci: come si fa a portare via trenta bambini handicappati e nove persone anziane? Non si può assolutamente! Anche perché non si tratta di orfani, noi non siamo i loro responsabili. Dunque, senza il permesso non lo puoi fare. Poi, uscire per strada è pericoloso… Dunque siamo qui, cercando di resistere.

D. – Ha sentito domenica l’appello del Papa proprio in nome dei bambini che rimangono praticamente schiacciati in queste realtà di sofferenza. Vi è arrivato il suo messaggio? Che cosa scatta nei vostri cuori quando si sente che il Papa da lontano pensa, prega, chiede che tutto questo finisca?
R. – È un conforto per noi la vicinanza del Papa. Ci vuole qualcuno che dica “Basta!” e che metta fine a questo massacro perché è impressionante. Noi abbiamo avuto una grazia, una delicatezza di Papa Francesco che, qualche giorno fa, ci ha mandato una mail in cui manifestava la sua vicinanza alla parrocchia e la sua preghiera per tutti i cristiani. Abbiamo dato la notizia della mail a tutti i parrocchiani e ai cristiani che hanno provato evidentemente un sollievo. Per noi è stata una grande cosa. Purtroppo, il Papa non viene sempre ascoltato. L’altro ieri, abbiamo vissuto una tragedia: la casa di una famiglia cristiana è stata bombardata, la mamma è morta, il papà ha riportato delle ferite e il figlio maggiore che si trovava incasa lotta ancora tra la vita e la morte in ospedale. Negli ospedali qui a Gaza non si trovano i mezzi, manca lo spazio, non c’è l’attrezzatura necessaria… Questa è la nostra situazione.

D. – Padre, quando viene proclamata una tregua è effettivamente un momento di pausa per tirare un respiro di sollievo o è comunque un momento di caos e di paura?
R. – Diciamo che di tutti gli appelli alla tregua che ci sono stati abbiamo potuto approfittare solamente di uno, e non dall’orario che loro avevano dato, perché per esempio se dicono dalle due di sera, la tregua inizia alle tre, non smettono subito. Purtroppo, non abbiamo potuto approfittare degli altri appelli di tregua, perché di fatto il fuoco non si è fermato. Una cosa è ciò che si dice a livello informativo, un’altra cosa è quello che viene vissuto. Ora, abbiamo solo un’ora e mezza massimo due di elettricità… Ci sono stati dei giorni in cui non l’abbiamo avuta per niente e questo è un problema. Non arriva assolutamente acqua: noi cerchiamo di aiutare le persone vicine con le riserve che abbiamo. Tante persone poi ci hanno chiesto rifugio qui in chiesa e noi non possiamo darlo perché non è sicuro.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Consiglio sicurezza Onu e Obama in pressing su Israele: Tregua subito senza condizioni!

28 luglio 2014 at 7:01

Mideast Israel PalestiniansTEL AVIV – Telefonata del presidente Usa al premier israeliano: “lo stop immediato delle armi è un imperativo strategico!” Ancora una volta Mr. Obama è eccellente per le sue posizioni! Non chiede tregua incondizionata per salvare vite umane, specialmente di bambini, ma poiché la tregua è…. imperativo strategico.

Le persone di buona volontà possono commentare da sole.

CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONUIl Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza nella notte a New York sulla crisi di Gaza e ha adottato una dichiarazione unanime in cui chiede un «cessate il fuoco umanitario immediato e senza condizioni» a Gaza.

L’obiettivo è fermare la guerra senza sosta tra Hamas e Israele, che continuano a violare le tregue umanitarie. Il presidente americano Barack Obama, in una telefonata con Benjamin Netanyahu, ha chiesto di una «tregua umanitaria immediata e senza condizioni», sottolineando che si tratta di «un imperativo strategico». E ha aggiunto, per rassicurare Israele, che ogni duratura soluzione al conflitto israelo-palestinese deve prevedere il disarmo di Hamas e di tutti i gruppi attivi nella Striscia di Gaza.

TREGUA CONTINUAMENTE VIOLATA – Le varie tregue annunciate da entrambe le parti, formalmente in vigore, non sono state rispettate: secondo il sito Times of Israel, 50 razzi sono stati sparati oggi contro Israele, anche dopo le 14 di domenica, quando sarebbe dovuta entrare in vigore la tregua di 24 ore proclamata da Hamas.

In risposta, i carri armati israeliani hanno lanciato una pesante offensiva sulle zone densamente popolate del sud della città di Gaza, secondo quanto rende noto la polizia del territorio palestinese. I proiettili sparati dei carri armati hanno colpito un edificio residenziale e diversi palazzi nell’area di Tal al-Hawa, mentre le navi della marina bombardavano la costa. Una persona è morta quando un raid aereo ha colpito un veicolo che trasportava operai a riparare condutture di acqua danneggiate, ha riferito la Mezzaluna rossa. L’esercito israeliano non ha confermato di aver ripreso gli attacchi.

LA TELEFONATA DI OBAMA E NETANYAHUIl presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al premier israeliano Benyamin Netanyahu «un cessate il fuoco umanitario immediato e incondizionato»; è «un imperativo strategico», gli ha detto in una conversazione telefonica il cui tono, da quanto traspare dal comunicato della Casa Bianca – è stato piuttosto perentorio. Precedentemente, il governo israeliano aveva nuovamente respinto la proposta del segretario di stato Usa John Kerry per la tregua, confermando, invece, la sua adesione alla mediazione egiziana, definita «l’unica possibile».

Nella telefonata, Obama ha rimarcato l’importanza di garantire una sicurezza duratura a Israele, che passa attraverso la «smilitarizzazione di Gaza» e il «disarmo dei gruppi terroristici». Ha tuttavia anche sottolineato «la necessità di stabilire un cessate il fuoco umanitario immediato, senza condizioni per arrivare a una cessazione definitiva delle ostilità», che permetta ai palestinesi della Striscia di condurre una vita normale e di avviare prospettive di sviluppo a lungo termine per Gaza.

Il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti e il premier israeliano è avvenuto al termine di giorni particolarmente tesi tra i due Paesi, in una situazione in cui – a detta di alcuni analisti – Israele si sente tradito dallo storico alleato. Sul campo, le ostilità – giunte al 20° giorno – proseguono, ma con un’intensità ridotta, mentre i razzi continuano a cadere su Israele e la ricerca e lo smantellamento dei tunnel procede da parte dell’esercito di Israele nelle zone controllate di Gaza. di Francesco Rossi / Redazione Papaboys / (fonti: Jerusalem Post – Corriere della Sera – La Stampa – Ufficio Stampa della Casa Bianca)

 

In 3.000 a Tel Aviv per dire basta al massacro di Gaza. Aderiscono artisti israeliani

26 luglio 2014 at 23:50

10302054_301863019938227_6971218880233733739_nTEL AVIV – Più di tremila persone di buona volontà sono riunite questa notte in Piazza Rabin a Tel Aviv per dire ‘Basta!’ al massacro di Gaza. Anche alcuni artisti israeliani si sono uniti alla manifestazione. Oggi la rappresaglia israeliana è arrivata al 19° giorno consecutivo, e la tregua di oggi è stata interrotta da Hamas. In un’altra parte della piazza della città, un altra protesta organizzata dai manifestanti ‘fascia destra’.


QUESTA VOLTA E’ HAMAS CHE ATTACCA DI NUOVO
– Il cessate il fuoco era stato prorogato da Israele fino alla mezzanotte di domenica su richiesta delle Nazioni Unite. Ma Hamas ha già respinto l’allungamento della tregua riprendendo il lancio di razzi. Respinta da Israele anche la proposta del segretario di Stato americano John Kerry di una tregua di almeno una settimana. Procedono intanto le operazioni di Tel Aviv per distruggere i tunnel palestinesi.

Khan Younes, sterminata famiglia di 22 persone – I bombardamenti compiuti dagli aerei israeliani poco prima dell’inizio della tregua umanitaria nella Striscia di Gaza hanno centrato all’alba un edificio a tre piani sterminando una famiglia: 22 morti, tra cui dieci bambini. Lo hanno raccontato testimoni a Khan Younes, descrivendo la disperazione di un anziano della famiglia al-Najjar, 85 anni, sopravvissuto. Al posto dell’edificio ci sono un cratere, rovine, pezzi di metallo contorti, abiti bruciacchiati. Il vertice.

Fabius: estendere la tregua “per 24 ore rinnovanili” – Si è intanto concluso nel pomerigigo il summit tra i capi delle diplomazie di Italia, Gran Bretagna, Germania e Usa e i ministri degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu e qatariota, Khalid Bin Mohammed AlAttyah. Il ministro degli Esteri francesi Fabius ha proposto di prorogare la minitregua di altre “24 ore rinnovabili”. E ancora: ”Tutti vogliamo ottenere il più presto possibile un cessate il fuoco duraturo e negoziato che risponda ai bisogni legittimi israeliani in termini di sicurezza e ai bisogni legittimi palestinesi in termini di accesso e di sviluppo socio-economico”.

Mogherini: priorità è fermare perdita vite umane – Il ministro Mogherini ha parlato di vertice molto utile e dei timori per il futuro: “Sappiamo benissimo che il rischio è che, in una fase successiva, si torni a una nuova esplosione della crisi”. Ma “in questo momento – ha affermato il ministro da Parigi – la priorità numero uno è fermare la perdita di vite umane, soprattutto quella di civili e bambini a Gaza”.

Alcune foto della manifestazione in corso a Tel Aviv

 

Articolo in tempo reale:

http://www.jpost.com/Operation-Protective-Edge/Thousands-gather-in-Tel-Aviv-to-protest-19-day-offensive-in-Gaza-369002

Calma apparente a Gaza. Oltre 1000 morti. Persone, non numeri

26 luglio 2014 at 16:57

000_Nic6354565p (1)Dodici ore per trovare cibo, acqua, prendere effetti personali dalle case abbandonate e soprattutto per recuperare i corpi di parenti rimasti sotto le macerie e le bombe. Dodici ore di tregua, entrata in vigore dalle sette di questa mattina (fino alle 19 di stasera), in cui il disastro procurato dal lancio di razzi di Hamas e dai bombardamenti israeliani appare in tutta la sua gravità. “Difficile immaginare la quantità di distruzione operata dalla guerra, soprattutto nelle zone più colpite dalle bombe, come il quartiere di Shejaia, nella parte orientale di Gaza City. Macerie dappertutto che ricoprono decine e decine di morti. In queste poche ore di cessate-il-fuoco si cerca di recuperarli per dare loro sepoltura”. La voce di padre Raed Abusahlia, direttore generale di Caritas Jerusalem, s’incrina nel fare la conta “l’ennesima e purtroppo non l’ultima” delle vittime di questa guerra. “Fino a questo momento sono stati rinvenuti 81 corpi che fa salire il bilancio complessivo a circa 1.000 vittime palestinesi. Un numero destinato a crescere nelle prossime ore. Ci sono zone ancora controllate dall’esercito israeliano che non lascia passare mezzi soccorso. Si scava per quanto possibile per ritrovare le persone disperse. Perché è di persone che stiamo parlando, con nomi e cognomi, con famiglia. Non sono numeri, sono persone”.

Queste che stanno trascorrendo sono ore di relativa calma in cui la popolazione della Striscia esce dai rifugi e, per chi ce l’ha ancora, dalle proprie case per acquistare nei mercati cibo, gasolio, acqua. Molti si recano a trovare familiari e parenti per accertarsi che siano tutti vivi e in buone condizioni. “Fra poche ore, tra l’altro, si celebrerà la fine del Ramadan – ricorda padre Abusahlia – con la festa di Id-al-Fitr, che interrompe il digiuno. Ma che festa sarà?”. Il pensiero del direttore di Caritas Jerusalem va soprattutto agli sfollati che riempiono le scuole e le strutture di accoglienza delle Nazioni Unite. “Un numero che cresce ora dopo ora e che, secondo i nostri operatori in servizio a Gaza, supera le 250mila persone. Queste affollano strutture non attrezzate per ospitare così tanta gente, molti sono donne, anziani, bambini, che vanno sfamati, dissetati, vestiti. Ci sono anche malati. Non si sa più dove metterli. Abbiamo aperto, su volontà del Patriarcato latino di Gerusalemme anche le nostre scuole e istituti per accogliere quante più persone possibili”. Caritas Jerusalem ha stimato che per ogni aula scolastica sono accolte circa 100 persone, molte delle quali dormono sui pavimenti essendo prive di materassi e lenzuola.

È una corsa contro il tempo, “a breve torneranno a spararsi e il massacro continuerà” dice con amarezza il sacerdote che pure non nasconde la speranza che “la tregua possa reggere per molte altre ore. Ci sono squadre all’opera per riparare condutture elettriche e di acqua, ma il tempo è poco e non sappiamo cosa riusciranno a fare”. Riparare le condutture allevierà in qualche modo le condizioni igieniche, ma non quelle alimentari. “L’acqua di Gaza non è potabile, e le famiglie devono comprare l’acqua filtrata che costa molto, un euro per 20 litri, cifra enorme per le tasche di un gazawo. Chi ha la fortuna di lavorare porta a casa uno stipendio medio mensile di circa 300 euro”. Ancora peggio per l’energia elettrica che viene erogata solo per pochissime ore al giorno. “Chi possiede un generatore deve acquistare gasolio. Come Caritas Jerusalem ne abbiamo acquistato circa 3mila litri, che abbiamo donato alla chiesa parrocchiale di padre Jorge Hernandez e a quella ortodossa, pagando in totale 6mila dollari”. Prezzi alle stelle dopo che, oltre Israele, anche l’Egitto ha chiuso i suoi valichi, “condannando – denuncia padre Abusahlia – tutta la popolazione di Gaza alla sofferenza. Perché punire tutti i civili di Gaza se l’Egitto ha problemi con Hamas? Cibo e medicinali non entrano quasi più. A Gaza e nei Territori si sentono manifestanti urlare non solo contro Israele ma anche contro il silenzio arabo e l’Egitto”.

La Caritas cerca di rispondere all’emergenza fornendo cibo, gasolio e acqua. “Possiamo fare questo grazie anche a tanti benefattori che inviano le loro piccole offerte”, dice padre Abusahlia, che racconta una piccola storia: quattro bambini di Haifa hanno donato i loro risparmi, l’equivalente di circa 100 euro, rinunciando alle loro vacanze. Una bella storia che si aggiunge alla colletta che oggi e domani, si terrà nelle parrocchie cattoliche di Giordania, Palestina, Israele da devolvere ai bisogni urgenti della popolazione di Gaza. Ma con un occhio al futuro. Sono tanti, infatti, i dubbi su dove torneranno le migliaia di famiglie rimaste senza un tetto. “Serve togliere il blocco, aprire passaggi per le merci oltre che corridoi umanitari. Chi dovrà trattare l’accordo per una tregua o un cessate-il-fuoco duraturo deve tenere presente questa esigenza. Diversamente preparerà il prossimo conflitto”.

Di Daniele Rocchi per Agensir