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Terra Santa e Pace sul Web per Papa Francesco

17 marzo 2014 at 15:40

1157400_655190574545374_512250291_nOggi, 17 marzo 2014 dalle ore 12 è on line questo nuovo Sito dedicato tutto alla Terra Santa (terrasanctapax.org) ed al percorso di pace che da tempo si continua ad invocare attraverso le diverse attività durante l’anno e in modo particolare nelle Giornate Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, nell’ultima domenica di gennaio.

Questo sito nasce anche come accompagnamento e preparazione in vista del Pellegrinaggio di Papa Francesco, nel prossimo mese di maggio che sarà caratterizzato in modo particolare dall’Incontro con il Patriarca Bartolomeo. Il ritorno del successore di Pietro, nei luoghi santi, è sempre un evento carico di significati.

Come non ricordare la preghiera del beato Giovanni Paolo II al muro occidentale di Gerusalemme, durante il grande Giubileo del 2000 e la visita di papa Benedetto XVI, dall’08 al 15 Maggio 2009.

In occasione del prossimo Pellegrinaggio in Terra Santa di Papa Francesco (popefrancisholyland2014.lpj.org), sentiamo forte l’invito giunto proprio in occasione dell’annuncio di questo viaggio, lo scorso 5 gennaio: «Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa. Scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa. Le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme. Presso il Santo Sepolcro celebreremo un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio». Ed è proprio con questo senso di gratitudine e di accompagnamento che vogliamo farci vicini, preparandoci a questo importante pellegrinaggio e chiedendo nuovamente il dono della Pace per la Terra Santa, cominciando dalla stessa Chiesa con una Comunione ritrovata, e per il mondo intero.

Nel sito si trova l’importante Sussidio di Preghiera che vuole essere uno strumento per accompagnarci nella preghiera con la preparazione nei prossimi mesi, in modo particolare nei tre giorni 24, 25 e 26 di marzo e di aprile e durante gli stessi giorni del pellegrinaggio nel mese di maggio. Questo strumento è a disposizione di tutti e tradotto in varie lingue: inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, polacco, arabo, ebraico.

di don Francesco De Ruvo SDB

Terra Santa: Il Sepolcro di Gesù

17 marzo 2014 at 15:35

sepolcro02Secondo i Vangeli, il Santo Sepolcro è il luogo in cui Gesù fu deposto dopo la sua morte, e dove, dopo tre giorni, risorse. Per i cristiani è il luogo più santo del mondo. Dai Vangeli sinottici si possono ricavare varie informazioni, sia esplicite che implicite, sulla natura, l’ubicazione e l’uso per il quale era stato inizialmente costruito il Santo Sepolcro. La tomba era stata fatta scavare nella roccia da Giuseppe D’Arimatea, ricco membro del sinedrio che era segretamente discepolo di Gesù e che si era opposto alla sua crocifissione. Questo sepolcro, in cui non era mai stato sepolto nessuno, aveva vicino ad esso una grossa pietra di forma rotonda che aveva lo scopo di chiuderne l’ingresso. Nel Vangelo di Giovanni, il Santo Sepolcro è espressamente ubicato vicino a dove venne crocifisso Gesù, all’esterno delle mura cittadine. Dai Vangeli si deduce che il Santo Sepolcro era stato fatto scavare probabilmente con lo scopo di conservare le spoglie del proprietario, Giuseppe D’Arimatea, o quelle di un parente a lui molto vicino. Ma il tragico evolversi degli eventi che portarono alla morte di Gesù sul Golgota, colpirono talmente Giuseppe da convincerlo a farvi seppellire il suo maestro. Egli andò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. Con questo gesto rese pubblica la sua fede, scelta coraggiosa essendo lui un membro del sinedrio, l’organo politico che ne aveva chiesto la condanna a morte. Il governatore acconsentì; successivamente Giuseppe D’Arimatea comprò il lenzuolo in cui venne avvolto il corpo di Gesù. Maria di Magdala e Maria di Cleofa furono le testimoni della deposizione di Gesù nel sepolcro. Loro stesse tornarono la domenica mattina successiva nella tomba di Gesù per cospargere il defunto con olii profumati ma, trovando la pietra rotolata e il sepolcro vuoto, corsero dagli apostoli a riferire quello che avevano visto. A questo punto anche gli apostoli Pietro e Giovanni corsero al sepolcro e lo trovarono come lo avevano descritto le donne.

La basilica del Santo Sepolcro, (in ebraico כנסיית הקבר – Cnesiat HaChever, ovvero Chiesa della Tomba; in arabo: كنيسة القيامة, Kanīsat al-Qiyāma, ossia Chiesa della Resurrezione), chiamata anche la chiesa della Resurrezione (Anastasis in greco e Surp Harutyun in armeno dai cristiani di rito ortodosso), è una chiesa cristiana di Gerusalemme, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù. Attualmente è ricompresa all’interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme, al termine della Via Dolorosa, e ingloba sia quella che è ritenuta la «collina del Golgota», luogo della crocifissione, sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento riferisce che Gesù fu sepolto. La chiesa del Santo Sepolcro è una delle mete principali e irrinunciabili dei pellegrini che visitano la Terra Santa, insieme alla Basilica dell’Annunciazione di Nazaret e alla Basilica della Natività di Betlemme. Ma, a differenza di queste ultime, il Santo Sepolcro è l’unico luogo della cui esistenza si possiedono prove archeologiche risalenti ad appena un centinaio d’anni dopo la morte di Gesù. Oggi è la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme, il quale, al centro della chiesa, vi ha il proprio Katholikon, ossia la propria cattedrale, e la propria cattedra. Formalmente è anche la sede del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini; tuttavia il Patriarca cattolico latino non ha la libertà di celebrare se non negli spazi e nei tempi assegnati nel 1852 dallo Statu Quo alla Custodia di Terra Santa e secondo gli accordi con la stessa comunità monastica. Il Patriarca latino quindi risiede effettivamente in una sede presso la concattedrale del Santissimo Nome di Gesù, chiesa principale della diocesi e chiesa madre, dove egli ha la propria cattedra e celebra normalmente. Secondo la tradizione ortodossa, ogni anno, a mezzogiorno, durante la celebrazione del Sabato Santo della Pasqua ortodossa, vi si ripete il «miracolo del Fuoco Santo».

“Potremmo non essere assolutamente certi che il sito del Santo Sepolcro sia il luogo della sepoltura di Gesù, ma non abbiamo un altro sito che possa rivendicare di esserlo con la stessa forza, e non abbiamo davvero motivo di respingere l’autenticità del sito” (Dan Bahat, 1986). Sia Eusebio di Cesarea che Socrate Scolastico scrissero che la tomba di Gesù era in origine un luogo di venerazione per la comunità cristiana di Gerusalemme, che fece memoria della sua localizzazione anche quando il sito venne coperto dal tempio di Adriano. In particolare, Eusebio nota che la scoperta della tomba “permise a tutti quelli che arrivarono di testimoniare la vista di una chiara e visibile prova delle meraviglie di cui quel luogo era stato un tempo teatro” (Vita di Costantino). L’archeologo Martin Biddle dell’Università di Oxford ha ipotizzato che questa “chiara e visibile prova” è visibile nei graffiti con scritte come “Questa è la tomba di Cristo”, incisi nella roccia dai pellegrini cristiani prima della costruzione del tempio romano. Dall’epoca della sua costruzione nel 335, e nonostante i numerosi ammodernamenti, la chiesa del Santo Sepolcro è stata venerata come il luogo autentico della crocifissione e sepoltura di Gesù. Nel XIX secolo, diversi studiosi discussero l’ipotesi che il luogo in cui fu edificata la chiesa fosse il vero luogo della crocifissione e sepoltura di Gesù. Essi ragionarono sul fatto che l’edificio fosse all’interno delle mura cittadine, mentre i primi resoconti (ad esempio: Ebrei 13,12) descrivevano questi eventi come avvenuti fuori delle mura. Studi successivi hanno invece confermato che il sito era in effetti al di fuori delle mura cittadine all’epoca della crocifissione. La cerchia muraria della città di Gerusalemme venne ingrandita da Erode Agrippa nel 41–44, e solo allora incluse il sito del Santo Sepolcro (e venne costruito il giardino circostante, menzionato nella Bibbia).

La Tomba del giardino. Il giorno seguente al suo arrivo a Gerusalemme, il generale britannico Charles George Gordon identificò una tomba scavata nella roccia, posta in un’area coltivata al di fuori delle mura, come luogo più probabile per la sepoltura di Gesù. Questo luogo viene solitamente indicato come “Tomba del Giardino”, per distinguerlo dal Santo Sepolcro, ed è ancora un popolare luogo di pellegrinaggio per quelli (solitamente i protestanti) che dubitano dell’autenticità dell’Anastasi e/o non hanno il permesso di tenere funzioni religiose nella chiesa. Nel 1847 papa Pio IX ristabilì a Gerusalemme il patriarcato di Gerusalemme dei Latini ed eresse la basilica del Santo Sepolcro a cattedrale patriarcale, tuttavia nel 1852 fu emanato un decreto ottomano (conosciuto in Occidente come Statu Quo) per porre fine ai violenti dissidi soprattutto tra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa apostolica romana, rappresentata dalla Custodia di Terra Santa dell’ordine francescano. Il decreto, tuttora in vigore, ripristinò la situazione risalente al 1767, tenendo conto degli ulteriori diritti acquisiti anche da altre comunità cristiane, quali la Chiesa apostolica armena, la Chiesa ortodossa copta e la Chiesa ortodossa siriaca. Esso assegnò la Basilica quasi interamente ai greci ortodossi, il cui Patriarca vi ha infatti tutt’oggi la cattedra ed il katholikon, regolando altresì tempi e luoghi di adorazione e celebrazione per ogni Chiesa. Dal XII secolo le famiglie palestinesi musulmane Nusayba e Ghudayya, incaricate dal Saladino in quanto neutrali, sono custodi della chiave dell’unico portone di ingresso, sul quale nessuna Chiesa ha diritto. a cura di Francis Marash

La Terra Santa si accende per la visita di Papa Francesco

6 marzo 2014 at 12:02

papaTERRASANTAGERUSALEMME – La visita che Papa Francesco compirà in Terra Santa alla fine di maggio darà un impulso nuovo al processo di pace tra israeliani e palestinesi. Lo scrive il patriarca di Gerusalemme dei latini Fouad Twal nella lettera pastorale per la Quaresima diffusa in lingua araba e rilanciata dagli organi ufficiali del patriarcato latino di Gerusalemme. Il messaggio patriarcale ripreso dall’agenzia Fides, oltre a riproporre le pratiche tradizionali che segnano in maniera particolare il tempo quaresimale – preghiera, digiuno, elemosina, sollecitudine nell’accostarsi al sacramento della confessione – invita i fedeli a prepararsi alla imminente visita che il Vescovo di Roma compirà “come pellegrino nei luoghi che il Signore ha benedetto con la sua nascita, il suo battesimo, la sua predicazione, la sua morte e resurrezione”.

Il Papa – riferisce il patriarca Twal “verrà a confermare la nostra fede, intensificare le relazioni ecumeniche e il dialogo interreligioso e donare un nuovo slancio al processo di pace tra israeliani e palestinesi, rafforzando le relazioni tra il Vaticano e ognuno dei Paesi che verrà a visitare: la Giordania, la Palestina e Israele”. Fin da ora, il patriarca latino di Gerusalemme invita “il più grande numero di fedeli possibile a partecipare alle messe che il Santo Padre celebrerà, una allo stadio internazionale di Amman (24 maggio), l’altra sulla piazza della Natività a Betlemme (25 maggio).

Dalla fine di febbraio è già stato attivato dalla apposita commissione media istituita in vista della visita papale dalla Assemblea dei vescovi ordinari cattolici di Terra Santa il sito http://popefrancisholyland2014.lpj.org, accessibile in 7 lingue, che fornisce documentazione riguardo al prossimo pellegrinaggio papale in Terra Santa e alle sue intenzioni. Intanto, domani pomeriggio verrà inaugurata nella hall del Convento di san Salvatore a Gerusalemme, l’esposizione intitolata “Paolo VI in Terra Santa”, allestita con il patrocinio della Custodia di Terra Santa, che presenta al pubblico foto e documenti storici relativi al viaggio compiuto da Papa Paolo VI a Gerusalemme nel 1964.

VISITA ANNULLATA? LO DICE UN SITO ISRAELIANO

Secondo il sito “Time of Israele”, Papa Francesco è stato costretto ad annullare la sua visita in Israele, prevista per il 24-26 maggio, a causa della vertenza in atto dei funzionari del ministero degli Esteri israeliano. La notizia sarebbe stata confermata da una fonte del ministero. “Lo sciopero può dare difficoltà per la preparazione del viaggio, ma per ora per noi non c’è altro”, ha detto padre Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana.

IL SITO DEL VIAGGIO DI PAPA FRANCESCO IN TERRA SANTA

E’ stato lanciatoin questi giorni il sito ufficiale del viaggio apostolico di Papa Francesco in Terra Santa.

http://popefrancisholyland2014.lpj.org è l’indirizzo del portale che racconterà la visita del Pontefice in Giordania, Israele e Palestina prevista dal 24 al 26 maggio prossimo. Secondo quanto riferisce il Franciscan media center, il centro televisivo e multimediale della Custodia di Terra Santa, il sito, promosso dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, è in sette lingue (arabo, ebraico, italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese). In apertura della pagina, la fotografia dello storico incontro tra il patriarca Atenagora e papa Paolo VI nel 1964, a Gerusalemme, seguita dall’immagine di Bartolomeo I con Papa Francesco, durante la visita del 2013 a Roma.

Le iniziative della Custodia di Terrasanta per le emergenze

25 febbraio 2014 at 11:59

CustodiaTerraeSanctaeGERUSALEMME – Purtroppo dobbiamo segnalare che l’aviazione israeliana ha bombardato ieri sera un obiettivo del movimento sciita Hezbollah alla frontiera libano-siriana. La notizia è stata confermata da fonti della sicurezza libanese e da una ong siriana. Da parte sua, l’Osservatorio siriano dei diritti umani ha precisato che il bersaglio era una “base di missili” del partito sciita che, affiancando l’esercito di Bashar al-Assad, combatte contro ribelli siriani. Il bombardamento è stato invece smentito dalla televisione di Hezbollah “al Manar”.

I conflitti e le crisi sociali e politiche che scuotono il Medio Oriente, spingono tutte le comunità religiose dell’area a ripensare le proprie forme di presenza per venire incontro alle urgenze del momento. Come riferito a Fides, per questo, negli ultimi anni, la Custodia di Terrasanta in collaborazione con l’Associazione pro Terra Sancta hanno attivato una serie di iniziative di solidarietà su tre fonti-chiave del Medio Oriente: quello siriano, quello della Striscia di Gaza e quello egiziano.

Come recita una nota inviata Fides dalla Custodia, In Siria, col prolungarsi del conflitto, i frati hanno creato quattro centri di accoglienza (Knayeh, Yacoubieh, Jser – El Chougour e Jdeideh) che ospitano circa 200 persone e provvedono alle esigenze di altre 4000 ogni giorno. Ogni mese circa 50 famiglie vengono aiutate a cercare nuove case. Gli 11 frati rimasti in Siria sono concentrati nelle aree di Aleppo, Damasco, Lattakiah e Knayeh.

A Gaza la parrocchia cristiana conta appena 250 cattolici. Il progetto lì sostenuto dall’Associazione pro Terra Sancta prevede sostegno economico alle famiglie e ai bambini cristiani di Gaza per far fronte alle necessità più immediate come l’acquisto di medicinali, la copertura di spese impreviste, il supporto economico per la frequenza scolastica. In impegno particolare viene profuso nel sostegno ai disabili della Striscia e a due centri di accoglienza per disabili presso la Parrocchia latina di Gaza City.
In Egitto i Francescani della Custodia tengono aperto il grande convento del Musky, già sede della grande parrocchia latina del Cairo, rimasta quasi vuota dopo la rivoluzione egiziana del 1952. Lì opera il “Centro di Studi Orientali Cristiani”, che con il patrimonio della sua biblioteca e la preziosa attività di assistenza allo studio e alla ricerca, rende un servizio culturale al mondo cristiano e musulmano. I frati del Cairo, oltre a lavoro di studio sulle comunità cristiane del Medio Oriente, si adoperano nell’aiutare la gente del quartiere popolare del Musky, in particolare i bambini, i ragazzi e le famiglie più numerose, sovvenzionate nei loro bisogni primari, in particolare il cibo quotidiano e le spese mediche più urgenti

Terra Santa: Betlemme, città della nascita di Gesù

18 febbraio 2014 at 11:54

betlemmeBetlemme (arabo: بَيْتِ لَحْمٍ, Bayti Laḥmin, Bayt Laḥm, in greco Βηθλεέμ [Bethleém], ) è una città della Cisgiordania, capitale del Governatorato di Betlemme dell’Autorità Nazionale Palestinese, ed è famosa soprattutto perché i Vangeli e la tradizione cristiana la indicano quale luogo di nascita di Gesù Cristo; per questo motivo vi sorge la Basilica della Natività. Si trova a circa 10 km a sud di Gerusalemme, ad un’altezza di 765 m sul livello del mare. Il suo agglomerato urbano comprende anche le cittadine di Beit Jala e Beit Sahour. Secondo la Bibbia, a Betlemme nacque anche David, secondo re di Israele; essa è quindi menzionata da Luca evangelista come “la città di David”. Secondo una profezia biblica (cfr. Michea 5,1), il Messia doveva essere suo discendente e nascere nella sua città. Secondo i Vangeli, la nascita di Gesù adempì questa profezia. Betlemme (“بيت لحم”) significa “Casa del pane” (che deriva dall’ebraico, dove “לחם” = “Pane”), ma “بيت لحم” potrebbe anche significare “Casa della carne” se viene tradotta dall’arabo (“لحم” = “Carne”). Betlemme accoglie più di un milione turisti ogni anno, inclusi praticamente tutti i Cristiani che visitano Israele. Per i pellegrini, la visita in Israele, Betlemme e Gerusalemme, sono due tappe dello stesso itinerario; a tutti questa città offre un passato affascinante.La gente è amichevole e alla mano ed anche il portafoglio sorride essendo i prezzi più bassi rispetto alla vicina Israele. Detto questo, è meglio sapere in anticipo che Betlemme non è, esteticamente parlando, quello che vi potreste aspettare dalla città natale di Gesù, non essendo ancora una città sviluppata secondo modelli occidentali.

Due narrazioni nel Nuovo Testamento descrivono Gesù come nato a Betlemme. Secondo il Vangelo di Luca, i genitori di Gesù vissero a Nazaret, ma si recarono per un censimento a Betlemme, e Gesù vi nacque prima che la famiglia tornasse a Nazaret. Il Vangelo secondo Matteo sembra invece implicare che la famiglia viveva già a Betlemme quando Gesù nacque e che successivamente si spostò a Nazaret. Matteo riporta che Erode il Grande, sentito che un ‘re dei Giudei’ era nato a Betlemme, ordinò l’uccisione di tutti i bambini di due anni o più piccoli nella città e nelle zone circostanti. Giuseppe, padre putativo di Gesù, è avvertito di questo in un sogno; la famiglia sfugge a questo destino fuggendo in Egitto e ritornando solo dopo che Erode era morto. Ma avvertito in un altro sogno di non tornare in Giudea, Giuseppe conduce la famiglia in Galilea, e va a vivere a Nazaret. I primi cristiani interpretarono un versetto del Libro di Michea come una profezia della nascita del Messia a Betlemme. Molti studiosi moderni mettono in discussione la nascita di Gesù a Betlemme, e suggeriscono che i diversi racconti evangelici siano stati inventati per presentare la nascita di Gesù come compimento delle profezie e a creare una connessione con il lignaggio di Re Davide. Il Vangelo di Marco e il Vangelo di Giovanni non presentano un racconto della Natività o accenni al fatto che Gesù nacque a Betlemme, e riportano solamente che fosse di Nazaret. L’antichità della tradizione della nascita di Gesù a Betlemme è attestata dall’apologeta cristiano Giustino martire, che ha dichiarato nel suo Dialogo con Trifone (c. 155-161) che la Sacra Famiglia si era rifugiata in una grotta al di fuori della città. Origene di Alessandria, che scriveva intorno all’anno 247, si riferisce ad una grotta nella città di Betlemme che la popolazione locale riteneva fosse il luogo di nascita di Gesù. Altro monumento di rilevanza è la Chiesa di Santa Caterina, costruita nel XIX secolo sul luogo del vecchio Monastero di San Gerolamo. Dall’interno della chiesa si accede ad un gruppo di cavità, tra cui la più famosa è la Grotta di San Giuseppe, nella quale si dice sia avvenuto il sogno di Giuseppe.Molto suggestiva è anche la Grotta del Latte dove Maria trovò rifugio e allattò Gesù Bambino.

La Città Vecchia si trova al centro di Betlemme. La Città Vecchia è composta da otto quartieri, organizzati in stile mosaico, intorno la Piazza Principale. Questi quartieri sono: al-Najajreh, al-Farahiyeh, al-Anatreh, al-Tarajmeh, al-Qawawsa e Hreizat, che sono cristiani e al-Fawaghreh l’unico quartiere musulmano. La maggior parte dei quartieri cristiani hanno nomi arabi a causa dell’influenza degli Arabi Ghassanidi che si stabilirono qui. Il quartiere Al-Qawawsa venne fondato dagli arabi cristiani emigrati dalla vicina città di Tuqu’ nel XVIII secolo. C’è anche un quartiere Siriaco fuori dalla Città Vecchia i cui abitanti sono originari di Midyat e Ma’asarte in Turchia. La popolazione nella Città Vecchia conta 5.000 abitanti. La maggior parte dei Cristiani di Betlemme sono discendenti clan cristiani provenienti dalla Penisola araba: al-Farahiyya e al-Najajre. Quelli di al-Farahiyya sono i successori dei Ghassanidi che migrarono dallo Yemen fino alla zona Wadi Musa, chiamata Giordania ai giorni nostri; mentre il clan an-Najajreh include gli eredi dagli arabi di Najran, nel sud di Hejaz. Un ulteriore clan, al-Anantreh, ha anch’esso origine nella Penisola Araba. La percentuale dei cristiani a Betlemme è diminuita ragionevolmente negli ultimi cinquant’anni a causa di una continua ed intensa emigrazione. Nel 1947, i cristiani erano oltre il 75% della popolazione, ma nel 1998 questo valore è diminuito al 23%. Il sindaco di Betlemme Victor Batarseh di allora, spiegò al Voice of America che “a causa dello stress, fisico e psicologico, e per l’avversa situazione economica, molte persone hanno deciso di emigrare, sia Musulmani che Cristiani, questo fenomeno è stato più apparente tra questi ultimi perché essi erano già una minoranza”. a cura di Francis Marrash

In questo video potete vedere la storia di Betlemme e dei tre più grandi santuari della città:

 

Terra Santa: Gerusalemme città della pace

16 febbraio 2014 at 11:51

GerusalemmeGerusalemme (in ebraico: ירושלים: Yerushalayim, Yerushalaim e/o Yerushalaym ascolta; in arabo: القُدس, al-Quds, “la (città) santa”, arabo: أُورْشَلِيم, Ūrshalīm), già capitale ebraica tra il X e il VI secolo a.C., è un’antichissima città di enorme importanza storica e geopolitica nonché unica città santa per due delle tre principali religioni monoteistiche (Ebraismo e Cristianesimo) e terza città santa in ordine d’importanza, dopo La Mecca e Medina, per l’Islam. Si trova sull’altopiano che separa la costa orientale del Mediterraneo dal Mar Morto, a est di Tel Aviv, a sud di Ramallah, a ovest di Gerico e a nord di Betlemme. La Città Vecchia e le sue mura, considerate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, racchiudono in meno di un chilometro quadrato molti luoghi di grande significato religioso come il Monte del Tempio, il Muro del pianto, la Basilica del Santo Sepolcro, la Cupola della Roccia, la Moschea al-Aqsa. Nel corso della storia Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita due volte, e fu assediata, conquistata e riconquistata in decine di occasioni. A Gerusalemme è possibile identificare la città antica, circondata ancora oggi da mura difensive con camminamento perimetrale e passaggi obbligati (Porta Nuova, Porta Damasco e Porta di Erode a Nord; Porta di Santo Stefano o dei Leoni e Porta d’Oro murata sulla fiancata della Spianata a Est; Porta del letame o dei Magrebini e Porta di Sion a Sud; Porta di Jaffa ad Ovest) posta su quattro colline:

A Nord-Ovest è presente il monte Golgota, che con una propaggine meridionale detta “sperone centrale”, si insinua tra la valle del Tyropoeon e la valle trasversale. Lo sperone centrale è stato, fin dai tempi antichi, sede di mercato, difeso dalle Mura di Manasse nel 650 a.C. circa. Il Golgota fu usato stabilmente dai Romani per le crocifissioni, ai tempi extra moenia. a Nord-Est un complesso collinare che, col rilievo di Nord-Ovest, fu compreso nelle mura della città in epoca romana, sotto Tito, prendendo il nome di “Città Nuova”. A Sud-Ovest c’è una grossa collina (detta “di Gareb”) che raggiunge i 770 m. s.l.m., le cui falde meridionali e occidentali costituiscono la valle della Geenna. Il punto più basso di questa è alla confluenza col Cedron, e risulta intorno ai 600 di altitudine. A Nord si trova la valle trasversale che divide la collina di Gareb dai promontori settentrionali. In questa fu costruito l’acquedotto superiore (V-VI secolo a.C.), che portava le acque alla piscina di Migdal o Amygdalon. Già in periodo gebuseo la collina di Gareb prende nome di Urusalim. A Sud-Est si trova il complesso Sion-Ophel-Moria: si tratta di un rilievo a forma di clava con asse Nord-Sud, la parte più grossa e alta (raggiunge i 750 m di altitudine) rivolta a Nord. È individuato dalla valle del Cedron sul lato Est, e dalla valle centrale del Tyropoeon a Ovest. Sion è la parte più bassa, il manico di questa clava, e qui fu fondato il nucleo originario della città. L’Ophel, spesso chiamato “Sion” per estensione del termine, è il nome dato al pendio che sale al Monte Moriah, dov’è la spianata delle moschee (detta anche spianata del Monte del Tempio). Sebbene Sion e Ophel costituissero il nucleo originario, attualmente si trovano al di fuori delle mura che individuano la cosiddetta città vecchia.

Lo status internazionale di Gerusalemme rappresenta un problema nodale complesso e di difficile risoluzione nel quadro dei conflitti arabo-israeliani. Svariati tentativi sono stati fatti negli ultimi decenni per definirne lo status giuridico internazionale, tramite risoluzioni ONU e negoziazioni fra le parti, nessuno dei quali ha portato finora ad alcun esito definitivo. La sovranità territoriale di Gerusalemme è attualmente rivendicata sia da Israele che dal popolo palestinese in modalità finora inconciliabili. La varietà di composizione della popolazione della città, luogo di culto delle tre religioni abramitiche, la sua peculiarità storica e l’importanza di luoghi considerati patrimonio dell’umanità rendono la ricerca di una soluzione ancora più complessa, chiamando in causa, oltre ai leader dei due popoli e agli organi internazionali, anche altri soggetti tra cui la Santa Sede. Israele, dal 1967, ha il controllo de facto dell’intera Gerusalemme, inclusa Gerusalemme Est; per consolidare tale controllo le autorità israeliane hanno messo in campo una serie di politiche urbane volte contemporaneamente a favorire la costruzione di quartieri ebraici nei territori occupati di Gerusalemme Est. Israele rivendica sull’intera Gerusalemme la piena sovranità – e ne ha affermato per legge costituzionale lo status di capitale “completa e indivisa”. Il popolo palestinese, tramite i suoi rappresentanti, rivendica una parte o la totalità di Gerusalemme (in arabo al-Quds, ossia “la Santa”) come capitale del futuro Stato palestinese. La maggior parte dei membri dell’ONU e delle organizzazioni internazionali non accetta né che Gerusalemme sia capitale di Israele, né l’annessione ad Israele di Gerusalemme Est. La maggior parte delle ambasciate si trova nel distretto di Tel Aviv. Secondo lo studioso Stephen Zunes la “comunità internazionale” in generale non avrebbe accettato di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Il ministero degli esteri israeliano in proposito afferma come sia “la maggioranza degli stati” a non aver accettato di riconoscere a Gerusalemme lo status di capitale.

I gerosolimitani sono 743.000 (maggio 2007), di cui 68% ebrei, 30% musulmani, e 2% cristiani; la densità è 5.750,4 abitanti per km². Benché riceva dall’estero alcune migliaia di immigranti ebrei l’anno, lasciano la città più persone di quante vi arrivino; tuttavia l’alta natalità degli arabi e degli ebrei ultra-ortodossi (Haredi) continua a far crescere la popolazione in linea con la media nazionale. Il tasso di fertilità (4,02) e la dimensione familiare (3,8) sono quindi assai superiori alle medie nazionali. Di conseguenza, cambia la composizione religiosa ed etnica della città: ampia maggioranza, gli ebrei hanno solo il 31% dei bambini sotto i 15 anni, e infatti la quota di ebrei declina dal tempo della riunificazione della città (1967), quando era pari al 74%. Peraltro, fra gli ebrei cresce la quota degli Haredi (ormai più di un terzo degli ebrei locali), che non sono sionisti e il cui stile di vita spinge i giovani ebrei laici a trasferirsi sulla costa mediterranea. Il tema della composizione è politicamente molto sensibile e oggetto di dibattito. La presente tabella mostra l’evoluzione demografica, con attenzione a quella ebraica. Confronti fra anni vanno effettuati con cautela perché le aree coperte variano con il variare dei confini della città e del distretto. a cura di Francis Marrash

La difficile situazione dei cristiani in Terra Santa

13 febbraio 2014 at 11:41

terrasantaArticoloNel corso degli ultimi anni la situazione dei cristiani in Terra Santa è stata molto difficile, sia nei Territori dell’Autonomia Palestinese, sia in Israele. Gerusalemme in particolare, Città Santa per cristiani, ebrei e musulmani, è purtroppo teatro di continue tensioni. La Città Vecchia di Gerusalemme è considerata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Le antiche mura racchiudono una superficie di 900.000m² e la città è suddivisa in 4 quartieri: cristiano, armeno, ebraico e musulmano. Gli abitanti sono circa 40.000. Il tasso di densità cambia di quartiere in quartiere, ma il centro storico è certamente sovrappopolato. I francescani della Custodia Francescana di Terra Santa possiedono da molti secoli numerosi edifici in quest’area: oltre ai conventi e alle chiese, contano circa 400 unità abitative solo all’interno della Città Santa. Tali abitazioni vengono assegnate alle famiglie cristiane più bisognose che pagano ai francescani della Custodia di Terra Santa affitti simbolici. Molti ambienti sono tuttavia fatiscenti e le condizioni abitative insalubri, insicure e disagiate. Si tratta di una vera e propria emergenza abitativa, che ha spinto i francescani della Custodia di Terra Santa a intervenire con un ampio programma di interventi all’interno della Città Santa di Gerusalemme. La storia e la realtà attuale del cristianesimo in Medio Oriente e in particolare in Terra Santa ha un valore fondamentale non solo per i cristiani che vi abitano ma per quelli del mondo intero. La chiesa cristiana nasce dalla Chiesa madre di Gerusalemme, cui tutti guardano, per sostenere la realtà e la vitalità della fede cristiana là dove “tutto è cominciato”. Fare riferimento alla Chiesa madre di Gerusalemme e ai cristiani di Terra Santa significa inquadrare un mosaico molto vario di culture, lingue, chiese e tradizioni di fedeli che oggi abitano in quattro Stati: Israele, Palestina, Giordania e Cipro.

Padre Pizzaballa, in una intervista ha dichiarato: “In questo particolare e delicato momento storico è di fondamentale importanza far conoscere al mondo intero la storia della presenza cristiana in Terra Santa, per favorire una maggiore consapevolezza delle nostre radici. I cristiani, anche se una piccola minoranza in queste zone, sono una presenza culturalmente molto vivace e ricca, che ha contribuito in maniera enorme a costruire relazioni, non soltanto con la popolazione locale, ma anche con le tante società nel mondo. Questa realtà è giusto che oggi venga e conosciuta e divulgata. Nei momenti difficili San Francesco diceva che un raggio di sole è sufficiente per spezzare via molte tenebre”. La presenza dei cristiani nella terra di Gesù, è problematica. Molti negli anni hanno lasciato le loro case per andare a vivere altrove. Fino a quando non ci saranno politiche serie, il problema sarà sempre più grande. Segni di speranza arrivano dall’ordinazione episcopale del nuovo vicario apostolico di Aleppo: “Abbiate coraggio fratelli, perche ogni inizio ha una fine. Non perdete la speranza né il coraggio, perché Dio è onnipotente. Egli è Padre e Provvidenza. Egli è Signore della storia e nelle sue mani resta il nostro destino” – così l’esordio di Monsignor Georges Abou Khazen, nuovo vicario apostolico latino di Aleppo, ordinato sabato 11 gennaio scorso nella chiesa di San Luigi a Beirut, in Libano. Mons. Abou Khazen ha poi continuato: “Dio ha fatto convertire Paolo a Damasco da oppressore ad annunciatore del Vangelo. I suoi discepoli sono stati chiamati Cristiani per la prima volta ad Antiochia nella Siria. Egli è capace di proteggere i suoi figli e mantenere la fiamma della fede accesa in questa Terra Santa perché essa continui a essere un segno di speranza, di dialogo e di riconciliazione”. Padre Georges è stato parroco di Aleppo per oltre 9 anni: come frate ha collaborato spesso con ATS pro Terra Sancta, coordinando, soprattutto in questo ultimo periodo, tutti gli aiuti arrivati attraverso la generosità di tanti amici, e spendendosi giorno e notte per il centro di emergenza di Aleppo. Pur avendo avuto l’onore di diventare Vescovo di Aleppo, padre Georges continuerà a lavorare in sinergia con ATS pro Terra Sancta, anche in coordinamento con il lavoro sul campo portato avanti da padre Bassam Zaza, suo confratello e nostro attuale riferimento in Siria. Non possiamo permettere che i cristiani fuggano dalla loro terra. I conflitti non favoriscono la pace e la sicurezza della gente. Come mai l’ONU e le organizzazioni internazionali non si occupano di questo grande esodo dei cristiani verso altre terre? La violenza non piace a nessuno. La scomparsa dei cristiani dalla Terra Santa e dai territori del Medio Oriente, è segno di un nuovo corso storico. Quando cominceranno a pensare realmente ai problemi delle minoranze? Cristiani del medio oriente, non vi scoraggiate! Non andate via! La terra vi appartiene! a cura di Francis Marrash