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Il buio oltre la tregua

2 agosto 2014 at 16:47

gazaTEL AVIV, Oltre cento palestinesi uccisi in ventiquattro ore nella Striscia di Gaza, mentre a Tel Aviv le sirene sono tornate a suonare, così come in molte altre città israeliane al confine. Si fa sempre più cruento il conflitto tra Israele e Hamas, giunto al suo venticinquesimo giorno. La tregua umanitaria, scattata ieri alle otto del mattino, è durata meno di un’ora. Poi un’incursione di Hamas, con il presunto rapimento di un soldato israeliano. ha scatenato la controffensiva di Tsahal, che si è concentrata su Rafah.

I raid dell’aviazione israeliana sono andati avanti per tutta la notte. Nelle stesse ore razzi palestinesi hanno raggiunto diverse località israeliane: questa mattina due forti esplosioni sono state avvertite a Tel Aviv.

A Gaza un raid ha colpito l’università islamica. Stando a fonti locali, le vittime palestinesi complessive sono 1504, con oltre ottomila feriti, mentre gli israeliani morti sono 63.

La situazione umanitaria nella Striscia è al collasso: Oxfam parla di 450.000 sfollati, mentre l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, l’Unrwa, ha riferito che, nei suoi novanta punti di ricovero, ci sono almeno 250.000 persone. «Stiamo lavorando in condizioni sempre più difficili» riporta un comunicato di Oxfam. Finora sono stati distribuiti buoni d’acquisto per beni di prima necessità a quasi sedicimila persone.

Ma a preoccupare di più gli operatori è il rischio di epidemie. Sul fronte politico, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato «nei termini più forti la violazione del cessate il fuoco umanitario da parte di Hamas», dicendosi «scioccato e profondamente deluso». Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha condannato la rottura della tregua, ribadendo che Israele ha il diritto di difendersi, anche se «bisogna fare di più per proteggere i civili a Gaza». Oggi al Cairo è giunta una delegazione formata da rappresentanti di tutte le fazioni palestinesi per discutere un accordo in vista di un possibile cessate il fuoco: non è chiaro se è presente anche la controparte israeliana. E al Cairo è arrivato questa mattina anche il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Matteo Renzi, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Unione europea, per colloqui con il presidente egiziano El Sissi e il premier Ibrahim Mahlab.

Intanto, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha chiesto la collaborazione di Turchia e Qatar per cercare di fare pressione sui leader di Hamas e indurli ad accettare una nuova tregua. Washington teme che Israele possa decidere un’estensione del conflitto, mirando non più soltanto alla distruzione dei tunnel ma anche all’eliminazione di Hamas.

Il presunto sequestro del militare israeliano è avvenuto circa un’ora e mezza dopo l’entrata in vigore della tregua umanitaria. In base alle ricostruzioni giornalistiche, il sottotenente Hadar Goldin, di 23 anni, sarebbe stato catturato ieri mentre era in missione per distruggere un tunnel costruito da Hamas. Durante le operazioni un attentatore suicida palestinese sarebbe entrato in azione, facendosi esplodere e uccidendo due soldati israeliani. A quel punto sarebbe intervenuto un commando palestinese che avrebbe rapito Goldin.

La situazione, tuttavia, appare alquanto confusa. Inizialmente un portavoce di Hamas aveva negato qualsiasi responsabilità del movimento, parlando di «invenzione». Successivamente alcuni esponenti delle Brigate Ezzedim Al Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno riferito all’agenzia palestinese Maan la cattura del militare israeliano da parte dei proprio uomini. Questa mattina le Brigate hanno invece smentito tale versione, affermando di non essere coinvolte in nessun modo e di non aver informazioni sul militare israeliano. «Non disponiamo di informazioni su quel soldato» si legge in un comunicato delle Brigate. «Abbiamo perso i contatti con uno dei nostri gruppi combattenti, che era in azione nel settore dove il soldato è scomparso, ed è possibile che
sia i nostri miliziani sia il militare siano rimasti uccisi».

A cura di Redazione Papaboys fonte: Osservatore Romano

Perdono di Assisi: mons. Sorrentino, pregheremo per la pace in Terra Santa

2 agosto 2014 at 11:45

SorrentinoUMBRIA – ASSISI – Porziuncola di Santa Maria degli Angeli per l’ottenimento dell’indulgenza che da oltre sette secoli vede la presenza di migliaia di pellegrini, avrà quest’anno un’intenzione di preghiera particolare: la fine della guerra e delle ostilità in Terra Santa.

Lo ha deciso il vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, in sintonia con la comunità dei Frati minori della Provincia Serafica. “La visita di Papa Francesco in Terra Santa e soprattutto il momento di preghiera che egli ha condiviso in Vaticano con Shimon Peres e Abu Mazen – sottolinea il vescovo – hanno suscitato tante speranze. Forse troppe. Non poteva esserci più grande delusione, con l’esplosione del conflitto che si è determinato poco dopo tra i due popoli, ancora una volta con l’esito di morti e macerie. Sconfitta anche la preghiera? Vien da chiederselo”.

Nel 1986, ricorda il presule, “Giovanni Paolo II inaugurò lo ‘spirito di Assisi’ proprio in termini di preghiera per la pace. Un incontro di preghiera nel quale si levava la voce, pur distinta, delle diverse religioni del mondo, a gridare forte che Dio fa rima con la pace, e non con la guerra”.

“Il prossimo 27 ottobre, nell’annuale commemorazione di quell’evento, ad Assisi – sottolinea monsignor Sorrentino – raccoglieremo ancora quella grande sfida, attualizzandola: ‘L’iniziativa di Papa Francesco per la pace in Israele: quale futuro?’”. E intanto “in occasione della festa del Perdono a cui invito tutta la comunità a partecipare – aggiunge ancora il vescovo – vogliamo pregare per una pace giusta e duratura in Terra Santa. L’invito a pregare è anche invito alla conversione. Chi di noi, in quest’ultima, cruenta pagina della guerra tra Hamas e Israele, non si è chiesto perché mai, contro ogni senso di umanità e ogni ragionevolezza, le armi non tacessero, anche quando i morti erano diventati centinaia, e strazianti i volti delle mamme, dell’una e dell’altra parte? Dove la ragione è accecata e i sentimenti inaspriti, solo lo Spirito di Dio può entrare”.

“Lo ‘spirito di Assisi’ resta più vivo che mai e noi – conclude monsignor Sorrentino – lo vogliamo invocare per la Terra Santa in occasione del Perdono della Porziuncola”. Fonte: Agensir

Israele-Gaza, la tregua fallisce subito

1 agosto 2014 at 13:24

carriSubito fallito il cessate-il-fuoco di 72 ore, che era entrato in vigore nella Striscia di Gaza dalle 8 locali (le 7 italiane) di questa mattina, nel 25esimo giorno di un conflitto devastante tra l’esercito israeliano e il movimento integralista islamico palestinese Hamas.

La tregua, annunciata con un comunicato congiunto dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, la prima accettata dalle due parti in conflitto dall’inizio dell’offensiva dell’8 luglio, era stata preceduta da due ore di bombardamenti intensi e lanci di razzi. Ma alle 8, le sirene di allarme per i combattimenti avevano smesso di suonare in questo settore: un silenzio durato purtroppo pochi minuti. I razzi di Hamas hanno continuato a piovere sul sud di Israele, che ha usato i suoi tank per bombardare i miliziani all’uscita di un tunnel nella Striscia. Fonti mediche di Gaza hanno riferito che decine di palestinesi sono rimasti uccisi in questa operazione.

Per Israele, secondo fonti ufficiali citate da Radio Gerusalemme, dunque, la tregua è finita. Il governo avrebbe informato l’inviato dell’Onu nella zona Robert Serry che l’interruzione dell’azione militare è a questo punto da considerarsi finita.

I negoziatori di entrambe le parti erano attesi oggi al Cairo per discutere di una soluzione a lungo termine.

Bilancio delle vittime
Secondo i dati diffusi di prima mattina dalle autorità sanitarie della Striscia di Gaza, il totale dei morti registrati prima della tregua è salito ad almeno 1.437. Ma successivamente la cifra è stata ancora corretta al rialzo per gli effetti di uno degli ultimi bombardamenti, il cui bilancio è stato aggiornato da 11 a 16 vittime. Stando alle stesse fonti, almeno il 23% del totale dei morti palestinesi erano ragazzi e bambini, mentre i dati dell’Onu accreditano una maggioranza complessiva di vittime civili. I feriti sono indicati intanto in oltre 8200.

Nell’ultima azione militare di terra su larga scala condotta nella Striscia fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 – denominata ‘Piombo Fusò e durata 22 giorni contro i 25 di quella di queste settimane – i morti palestinesi censiti dalle fonti di Gaza furono 1416 (fonti israeliane ne riconobbero fra 1100 e 1300). Quell’operazione costò inoltre la vita a una decina di soldati e a tre civili in Israele: un tetto largamente superato da tempo nell’offensiva attuale, che secondo i dati dell’esercito ha provocato ormai la morte di 61 militari israeliani, oltre che di tre civili nello Stato ebraico.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Avvenire

Il Patriarca Twal: la tregua non serve, se Gaza resta una prigione disperata

1 agosto 2014 at 12:22

LAPR0667-031-U430101350474685o0-U430302749358xUG-593x443@Corriere-Web-Nazionale“La tregua iniziata in corso è una cosa buona, ma non servirà se le condizioni di Gaza rimarranno quelle di una terra disperata posta sotto assedio, dove possono crescere solo la paura e la frustrazione che alimentano l’odio. Sembra quasi che si punti a fare di Gaza una fabbrica di disperati, destinati a trasformarsi facilmente in estremisti pronti a tutto”.

Così il Patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal sottolinea in una conversazione con l’Agenzia Fides la fragilità invita a riflettere sulla scarsa incisività a lungo termine della sospensione temporanea delle azioni su cui hanno trovato l’accordo Israele e Hamas. Secondo il Patriarca occorre rimuovere le condizioni strutturale che alimentano l’odio cieco, a partire dall’embargo: “Anche i tunnel costruiti a Gaza” fa notare Sua Beatitudine Twal “sono a loro modo un prodotto dell’embargo: se si pone fine a questo assedio, se si aprono le strade e si permette la libertà di movimento delle persone e delle merci, se si consente la libera pesca nel mare davanti a Gaza, allora tutto potrà muoversi in superficie e nessuno avrà bisogno di scavare tunnel per passare sottoterra”.

A giudizio del Patriarca latino di Gerusalemme, la perversa e cieca volontà di annientare il nemico sta trasformando la popolazione civile di Gaza in vittima sacrificale: “Basta guardare i nomi delle vittime: il 70 per cento” fa notare Sua Beatitudine “sono donne e bambini: E fa pensare anche il fatto che, tra tanti tunnel, Hamas non abbia pensato a costruire rifugi sotterranei per la gente”.

Riguardo alle reazioni internazionali, il Patriarca invia un messaggio significativo anche a chi continua a esprimere attestazioni verbali di solidarietà con i cristiani e i popoli sofferenti del Nedio Oriente: “Arrivano tante lettere da tanti amici che vivono in altri Paesi e continenti. Noi ringraziamo, ma forse c’è troppa compassione e poco aiuto concreto. Sono andato a visitare i feriti usciti da Gaza accolti nell’Ospedale francese, e sono rimasto impressionato. Anche le loro famiglie hanno bisogno di tutto. Noi facciamo quello che possiamo con la Caritas e le risorse del Patriarcato, ma dall’esterno vediamo arrivare poco sostegno concreto e efficace. Non bastano i messaggi e le dichiarazioni messe in rete per dire: siamo con voi”.

Pierre Loup de Raucourt, del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ci racconta: tornato a Gerusalemme dopo tre settimane di visita negli Stati Uniti, mons. Fuad Twal è accorso al capezzale dei feriti della Striscia di Gaza, accolti negli ospedali di Gerusalemme.

Lontano geograficamente dal conflitto nella Striscia di Gaza, fin dal suo inizio, il Patriarca si è subito allarmato a causa della situazione catastrofica. Ricevuto alla Casa Bianca dal Capo di gabinetto e consigliere del presidente Obama confida che: “il [suo] dolore è accresciuto dal fatto di essere assente mentre uomini e donne del [suo] patriarcato soffrono”.

Al suo ritorno, ha voluto recarsi immediatamente al capezzale dei feriti accolti in due ospedali di Gerusalemme: l’ospedale Francese delle suore di san Giuseppe e l’ospedale islamico Makassed sul monte degli Ulivi. E questo nella impossibilità di recarsi nella Striscia di Gaza, dove la piccola parrocchia cattolica, come del resto tutta la popolazione di Gaza, ha bisogno di sostegno fisico e morale per sollevarsi dal dolore, dalla guerra e dalla pressione sulla popolazione causati tanto dall’esercito israeliano quanto da Hamas. “Tanto la mia desolazione e la mia pena sono grandi, quanto la mia gioia a vedere queste testimonianze di solidarietà e di carità da parte delle religiose che hanno accompagnato all’ospedale i bimbi da Gaza”.

Purtroppo, solamente pochi feriti sono stati accolti a Gerusalemme rispetto al gran numero di chi avrebbe bisogno, secondo certe fonti più di 7000. La maggior parte delle persone ospedalizzate ha meno di 20 anni. Neonati, bambini e adolescenti, se pure sopravviveranno, soffrono per gravissimi traumi che li renderanno disabili per tutta la loro vita. “E’ il risultato di un massacro – si rammarica il Patriarca – di civili innocenti, di madri coi loro bimbi, coi loro piccolini che nulla hanno a che fare con la politica”.

Intimamente colpito da questa visita, dagli sguardi smarriti e spenti delle famiglie o dei feriti, mons. Twal pensa al futuro con due domande: “Perché tanta cieca violenza? Che faranno questi feriti una volta usciti dall’ospedale?. In effetti la maggior parte di loro a Gaza non ha più nulla, tutto è distrutto. Nemmeno posseggono un permesso di residenza. Il loro futuro è davvero una incognita.

Infine, il Patriarca lancia da Gerusalemme un appello alla solidarietà internazionale. Molti aiuti avevano consentito di ricostruire le abitazioni. Ormai queste case sono danneggiate o distrutte, il dramma si ripete. I bisogni sono grandi e urgenti.

A cura di Redazione Papaboys
fonti: Agenzia Fides e Patriarcato Latino di Gerusalemme

Gaza, card. Maradiaga: strage di innocenti, tregua sia permanente

1 agosto 2014 at 11:21

bambini_Gaza“Un cessate il fuoco permanente”, che sia “il primo passo sulla strada di una pace giusta”. Lo chiede il cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, in un documento sulla situazione a Gaza. Sui contenuti di questa riflessione, ascoltiamo il servizio di Davide Maggiore della Radio Vaticana:

Dalla realtà di una guerra “devastante”, che riduce “in cenere” ogni speranza di un futuro di pace, prende le mosse la riflessione del card. Maradiaga. Il cessate il fuoco permanente chiesto dalla Caritas, specifica, deve condurre a “una pace giusta, basata su negoziati inclusivi, in tutta la regione”. “La strada per la riconciliazione è lunga ma comincia da noi”, ricorda il porporato, chiedendo alle parti in conflitto: “Perché continuate a guardare la pagliuzza nell’occhio del vostro fratello e non a vedere la trave che è nel vostro?”. “Dovreste deporre le armi – continua – e prendere un binocolo”, per vedere “che la gran parte delle vittime sono innocenti”. Ricordando le altre guerre scoppiate nella Striscia, l’impegno della Caritas e le condizioni di vita dei palestinesi, il card. Maradiaga chiede “la fine del blocco su Gaza”, così che i suoi abitanti possano “vivere una vita degna”. Il porporato ricorda poi l’incontro di Papa Francesco con i presidenti Peres e Abbas, e le parole di Benedetto XV – durante la Prima Guerra mondiale – secondo cui la forza può “reprimere i corpi”, non le anime degli uomini. Il cardinale prega dunque perché “le anime di palestinesi e israeliani restino libere di credere in un futuro di giustizia e pace”.

Dalle 7 di questa mattina, ora italiana, Israele e Hamas non sparano più. Hanno accettato la tregua umanitaria di 72 ore, proposta da Stati Uniti e Onu. Le delegazioni delle due realtà saranno oggi Cairo per intraprendere negoziati. Pesantissimo il bilancio delle vittime fin’ora 1.450 i palestinesi uccisi, sul fronte israeliano sono morti 61 militari e 3 civili. Graziano Motta della Radio Vaticana:

La tregua umanitaria e incondizionata di 72 ore, ovvero di tre giorni, è stata annunciata congiuntamente dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e dal segretario di Stato americano Kerry. Le parti, nell’accettarla, hanno chiarito che resisterà fin quando non sarà violata e comunque hanno inviato delegazioni al Cairo, quella palestinese rappresenta le tre principali organizzazioni, Al Fatah, Hamas e Jihad islamica, aderendo all’intento dei promotori e del presidente egiziano al-Sisi di renderla stabile e duratura. Per questo occorrerà aprire una breccia sul muro di diffidenze e di riserve, le principali sono state esplicitate: Israele ha precisato che intende continuare ad operare sottoterra e demolire la rete di tunnel realizzata da Hamas per sventare la minaccia di infiltrazioni e distruggere l’arsenale di missili e ancora ieri il primo ministro Netanyahu ribadiva questa condizione e disponeva il richiamo di altri 16 mila riservisti. Hamas ha ribadito che, con il ritiro delle forze israeliane di occupazione, deve cessare il blocco della striscia di Gaza. Per la comunità internazionale non devono più esserci violazioni dei diritti umani, né tantomeno crimini di guerra. Al di là delle speranze, la tregua dovrebbe ridare fiato alla popolazione palestinese stremata da 25 giorni di guerra che ha aggravato le sue condizioni miserevoli, portando lutti – le vittime superano quota 1400, circa 7000 feriti – montagne di macerie e un totale dissesto dei servizi civili, in particolari ospedalieri. E far passare qualche giorno senza angosce e paure agli israeliani sotto la minaccia dei missili palestinesi. Ieri ne sono stati lanciati una sessantina, in buona parte intercettati. La scorsa notte, nelle ore che hanno preceduto l’annuncio della tregua, a Gaza sono proseguiti i combattimenti, con l’intervento di aerei e artiglierie; 14 i palestinesi morti a Khan Younis fra cui una donna e due bambini; cinque soldati israeliani uccisi dallo scoppio di un obice di mortaio presso il confine, portando così a 61 il numero complessivo delle perdite.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

72 ore di ‘cessate il fuoco’ a Gaza! Accordo tra Israele ed Hamas

1 agosto 2014 at 1:20

gaza child72 ORE – Gli Stati Uniti e l’ Onu, in un comunicato congiunto, affermano di aver ricevuto assicurazioni da tutte le parti per un cessate il fuoco incondizionato durante il quale ci saranno trattative per una tregua più duratura.

Israele e Hamas hanno concordato un cessate il fuoco di 72 ore, che comincerà questo venerdì mattina. Lo rendono noto Stati Uniti e Nazioni Unite che, in un comunicato congiunto, affermano di aver ricevuto assicurazioni da tutte le parti per un cessate il fuoco incondizionato durante il quale ci saranno trattative per una tregua più duratura.

Il comunicato è stato rilasciato da Nuova Delhi, dove il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha incontrato funzionari indiani. Kerry: “Aiuti umanitari ai civili durante le 72 ore” “In queste 72 ore – ha detto Kerry – i civili di Gaza riceveranno aiuti umanitari e potranno seppellire i loro morti, curare i feriti, fare scorte alimentari.

Potranno anche essere riparate le infrastrutture essenziali per l’energia elettrica e l’acqua”.

Onu: le delegazioni di Israele e Anp subito al Cairo “Le delegazioni israeliana e palestinese andranno immediatamente al Cairo per intraprendere negoziati con il governo egiziano, su invito dell’Egitto, per tentare di raggiungere l’accordo su un cessate il fuoco durevole” a Gaza. Lo ha detto il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric.

Il comunicato: “Contiamo sullo sforzo internazionale per una tregua duratura” “Durante i colloqui, – si specifica nel comunicato – le parti coinvolte saranno in grado di sollevare tutte le questioni che destano preoccupazione”. “Contiamo su un continuo sforzo internazionale di collaborazione per aiutare l’Egitto e le parti a raggiungere una tregua che possa durare”.

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La tregua arriva nel giorno in cui Israele mobilita altri 16mila riservisti L’annuncio della tregua apre uno spiraglio di speranza, nel giorno in cui Israele ha detto che non fermerà la sua operazione a Gaza, almeno finché non avrà finito il lavoro di eliminare il pericolo dei tunnel dalla Striscia, annunciando poi il richiamo di altri 16.000 riservisti.

Circa 1400 morti e oltre 8mila feriti Nella Striscia, intanto, al 23esimo giorno di guerra, la situazione registra un bilancio drammatico di circa 1400 morti e oltre 8mila feriti. Ma non si fermano neanche i razzi su Israele. L’Alto commissario Onu per i diritti umani: “Gravi violazioni che potrebbero costituire crimini contro l’umanità” In questo scenario, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha accusato gli Usa di fornire “artiglieria pesante a Israele” con una spesa di “quasi un miliardo per creare una protezione contro i razzi a beneficio dei civili israeliani ma non di quelli palestinesi”. Poi ha detto che Hamas e Israele “commettono gravi violazioni dei diritti umani, che potrebbero costituire crimini contro l’umanità”. Nuova riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu Il Consiglio di Sicurezza Onu si è riunito d’emergenza per l’ennesima volta. Valerie Amos, la responsabile per gli Affari Umanitari, denuncia: “Oltre l’80% delle persone uccise finora a Gaza sono civili, di cui 251 bambini”. E tra le vittime, ci sono anche sette persone dello staff Onu. – Fonte: Rainews24

Preghiera per la pace: Roma e Gerusalemme insieme.

31 luglio 2014 at 21:19

27614PREGHIERA PER LA PACE – Continua senza interruzioni la maratona di preghiera partita nelle ore dei primi bombardamenti di Gaza dalla Basilica di S. Anastasia al Palatino in Roma.

Vi segnaliamo una doppia iniziativa per queste ore, con la diretta tv su Telepace, questa sera, 31 luglio dalle ore 21 alle ore 22 con il gruppo delle Adunanze Eucaristiche e con la preghiera di intercessione per la pace.

La preghiera è – come sollecitato più volte anche da Papa Francesco – anche per tutti i cristiani del Medio Oriente e per chiedere il ‘cessate il fuoco’ nella Terra Santa. Appuntamento questa sera alle ore 21 quindi, in diretta tv su Telepace.

31_luglio

IL 1 AGOSTO LA PREGHIERA E’ A GERUSALEMMEVenerdì 1° agosto -alle ore 19,00- in preghiera sarà invece la Parrocchia latina di Gerusalemme che invita tutti coloro che desiderano partecipare alla Messa e veglia di preghiera per implorare la Pace in Palestina, Irak e in Siria, nella chiesa di San Giacomo a Beit Hanina. La celebrazione sarà presieduta da Mons. William Shomali.

Anche da casa, e da tutte le Chiese, è possibile pregare insieme a queste due iniziative!

PAPABOYS WEB-TV LIVE IN COLLEGAMENTO CON TELEPACE:

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Siria. Aleppo: missile presso chiesa armeno-cattolica

31 luglio 2014 at 13:17

aleppoNel pomeriggio di ieri un missile lanciato dalle zone di Aleppo controllate dai ribelli è caduto nell’area della parrocchia armeno-cattolica della Santissima Trinità, nel quartiere di al-Meydan, provocando la morte di 3 armeni adulti, due sorelle e un uomo. Il missile ha danneggiato il muro di cinta, un terrazzo della canonica e ha infranto le vetrate della chiesa provocando danni anche a un altare dove è collocata una statua della Vergine Maria proveniente da Marash, città simbolo del genocidio armeno.

”Erano circa le 18,15 e in quel momento” riferisce all’agenzia Fides padre Joseph Bezouzou “eravamo in chiesa per celebrare la Messa quotidiana. Se il missile fosse caduto all’uscita della Messa, sarebbe stata una strage. Ringraziamo il Signore”. La parrocchia aveva organizzato per il prossimo fine settimana un raduno di giovani, anche allo scopo di allentare la tensione tremenda che da anni accompagna la vita quotidiana dei ragazzi e delle ragazze di Aleppo.

“Abbiamo deciso di rimandare tutto” spiega a Fides padre Bezouzou “perchè dopo quello che è successo non si possono esporre i giovani a nuovi rischi. Ma domenica, dopo la Messa, pianteremo un ulivo nel luogo in cui è caduto il missile, e sotto la pianta porremo una scritta in arabo con le parole ‘pace’ e ‘Dio è amore’. Questa è la nostra unica risposta alle bombe e alla violenza che da anni prova a devastare le nostre vite”.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Agenzia Fides

Gaza. ‘Ingiustificabile e scandaloso’: Ban Ki-moon condanna l’attacco alla scuola Onu

31 luglio 2014 at 11:16

gaza-onuDrammatico bilancio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza reso noto dal ministero della Salute palestinese: solo ieri sonno state uccise 129 persone, portando il numero delle vittime, dall’inizio del conflitto, a 1.400. Sul fronte opposto, con i 3 soldati israeliani morti ieri, si contano 56 militari israeliani uccisi e due civili. L’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi fa, intanto, sapere che ormai il numero degli sfollati accolti nelle sue strutture è arrivato a 240 mila su un totale di oltre 1,7 milioni di abitanti e che, dunque, se le operazioni continueranno, non potrà accoglierne altri. Il servizio di Graziano Motta della Radio Vaticana:

Continuare “con forza” nella Striscia di Gaza le operazioni contro Hamas e gli altri gruppi estremisti, stabilendo comunque delle interruzioni, brevi tregue umanitarie, limitate alle zone in cui non sono in corso combattimenti: queste le principali decisioni del Consiglio israeliano di sicurezza riunito ieri per cinque ore in cui sono stati giudicati come “concreti” i risultati dell’intervento contro le infrastrutture militari palestinesi, in particolare contro la rete chilometrica di tunnel, realizzata in anni di lavori per deposito di armi e missili e per infiltrazioni in Israele. Considerate pure le pesanti, tragiche conseguenze sulla popolazione civile: un’inchiesta è stata ordinata sull’eccidio a Jabaliya– 23 morti e 125 feriti – nella scuola dell’Unrwa, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, dove avevano trovato riparo 3.300 palestinesi, per il quale fortissima è stata la condanna del segretario generale dell’ONU. Ban Ki-moon ha accusato, sulla base delle prove raccolte, l’artiglieria israeliana aggiungendo: “ E’ vergognoso che siano stati attaccati dei bambini mentre dormivano”. E per una malintesa interpretazione della tregua umanitaria di quattro ore annunciata dai militari israeliani per alcune zone di Gaza, ma non a Shujayeh, ieri un’altra strage nel suo mercato: 17 i morti, 160 i feriti. Immediata è stata la condanna di Hamas anche per il “ prolungato silenzio”, così lo definisce, della comunità internazionale e degli stati arabi. La sua potenza offensiva resta ancora importante se ancora ieri ha proseguito il lancio di missili su Israele e i combattimenti nella Striscia sono stati intensi, le perdite palestinesi di 40 morti e centinaia di feriti, quelle israeliane di tre soldati uccisi e 27 feriti.

Oltre all’Onu, altrettanto fermo è l’appello alla tutela dei civili, alla garanzia delle cure e alla salvaguardia degli ospedali che lancia il capo missione di Medici senza frontiere a Gerusalemme, Tommaso Fabbri, al microfono di Gabriella Ceraso della Radio Vaticana :
R. – Il problema principale è che i civili, oggi come oggi, fuggono dalle zone di violenza e non sanno dove possono andare. “Shifa Hospital” è uno degli esempi lampanti, perché ci sono duemila sfollati e non si sente la sicurezza neanche là, dopo quello che è successo all’ospedale due giorni fa quando c’è stata un’esplosione nella zona ambulatori.

D. – Com’è lavorare e spostarsi in questo momento a Gaza?
R. – E’ difficilissimo. Cerchiamo di ridurre i movimenti al minimo, perché ogni movimento mette a rischio la vita.

D. – Al di là delle emergenze, è vero che non vengono più forniti neanche i servizi medici di base?
R. – Quelli che sono i “primary health care”, ambulatori di primo servizio, nella città di Gaza, per fare un esempio, su 13 ce ne sono solo quattro aperti e non sempre. Ma anche quelli aperti non ricevono persone quando, spesso e volentieri, ci sono bombardamenti intensi. Quindi, sì i centri di maternità infantile sono un problema, le malattie croniche sono un problema e per tutti coloro che devono ricevere cure a lungo termine in questo momento è un vero e proprio problema.

D. – C’è una collaborazione da parte del governo israeliano?
R. – Per tutto quello che è emergenza, so che ci sono collaborazioni tra il Ministero della salute, tra Ramallah e Israele. Penso che, oggi come oggi, il problema maggiore sia per quelli che non sono a rischio di vita imminente, ma che se non ricevono cure adeguate lo saranno tra poco. Questo è il problema che Stati come Israele e l’Egitto dovrebbero prendere in considerazione.

D. – Sono emergenze chirurgiche quelle che seguite?
R. – Noi ci troviamo nell’ospedale di Shifa e siamo in chirurgia, terapia intensiva e urgenze. I tipi di pazienti che abbiamo sono vittime, spesso e volentieri, da politrauma, civili e la maggior parte sono bambini.

D. – Perché serve una tregua definitiva?
R. – Per la popolazione di Gaza, per i civili che non sanno dove andare e subiscono violenza massiva.

D. – Quando scatta una tregua umanitaria di poche ore riuscite a fare qualcosa?
R. – Riusciamo a raggiungere i nostri pazienti regolarmente, quindi arriviamo a casa loro o loro possono arrivare alle nostre cliniche. Già questo è qualcosa di positivo. Le persone di Gaza possono arrivare a comprarsi da mangiare, a ritirare soldi e riuscire a fare il minimo per riorganizzarsi. Quindi, sì, la tregua umanitaria è importante ma non è una soluzione. Noi vogliamo che gli ospedali non vengano bombardati e che i civili vengano rispettati e non uccisi pagando il prezzo per tutto questo tempo. Non bisogna aspettare una tregua umanitaria per non bombardare le zone civili e per non bombardare gli ospedali.

D. – Sta iniziando una nuova giornata che cosa aspettarsi?
R. – In questa situazione ci si aspetta di tutto. Io, più che altro voglio fare una richiesta, chiedo che gli ospedali siano sempre più rispettati e chiedo che l’accesso alla salute per i civili sia garantito

D. – I proclami in questi giorni sono tanti, ma la gente cosa prova, come vi appare?
R. – La gente è sconfortata, ha paura, vuole pace. La gente vuole respirare e far crescere i figli in maniera normale e non lasciarli tutto il giorno all’interno di una stanza perché non possono nemmeno uscire in giardino a giocare per il rischio che cada una bomba.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Il Patriarca di Gerusalemme Fouad Twal alla Casa Bianca per intervenire su Gaza

30 luglio 2014 at 18:00

patriarch-fouad-twal_0 (1)GERUSALEMME – In viaggio negli Stati Uniti dall’8 al 28 luglio 2014, il Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine mons. Fouad Twal ha incontrato, giovedì 24 luglio, il capo dello staff della Casa Bianca Denis McDonough, e il Consigliere del Presidente John Podesta, per discutere della situazione dei cristiani in Terra Santa, nel quadro allarmante della guerra a Gaza.

Il Patriarca è stato accompagnato da p. Michael McDonagh del Patriarcato latino e dal sig. Y. Rateb Rabie, Cavaliere del Santo Sepolcro e Presidente della Fondazione cristiana ecumenica Terra Santa (HCEF). Il HCEF aveva organizzato la visita di Sua Beatitudine negli Stati Uniti, insieme ai vari incontri con i leader e i responsabili civili, religiosi e politici, per lavorare per la pace e la giustizia. Un viaggio preparato a lungo, senza poter immaginare lontanamente che, solo in un paio di settimane, la situazione nel paese degenerasse in tal modo.

In questa situazione critica, durante lo scambio si è subito affrontata la situazione di Gaza, dove «i cristiani come i musulmani innocenti perdono la vita ogni giorno». Sua Beatitudine ha detto senza mezzi termini: «Non ci sono vincitori in questa guerra a Gaza. Alla fine di questo corso ci saranno solo morte e distruzione». Il Patriarca ha posto l’accento sul fatto che l’operazione “Border Protective” ha ucciso un migliaio di palestinesi (ad oggi si contano 1200 decessi) – per lo più civili -, migliaia di feriti e tra l’altro migliaia di sfollati. Israele ha anche perso 53 soldati nella campagna. «Ben lontano dal pacificare Gaza, questo attacco lascerà il dolore, la disperazione e l’odio, non la pace. L’unica soluzione è di raggiungere un accordo in cui i diritti dei palestinesi siano riconosciuti, perché la pace è costruita sulla giustizia».

Sua Beatitudine ha anche affrontato la questione politica riguardante Gerusalemme: le politiche esistenti tendono a svuotare la città dei suoi abitanti palestinesi di origine, cristiani e musulmani, generando – come conseguenza – la divisione delle famiglie. Infatti, non si consente ai palestinesi, che risiedono a Gerusalemme, di portare con sé i loro coniugi dai Territori palestinesi della Cisgiordania. Sono costretti a vivere o separati dal coniuge o a vivere con il coniuge fuori da Gerusalemme, abbandonando le loro case e lo status di residente.

Mr. McDonough ha detto che l’impegno della Casa Bianca è di impegnarsi in modo costruttivo nella risoluzione di questi problemi, e soprattutto di lavorare per il ricongiungimento familiare tra gli abitanti di Gerusalemme e quelli dei Territori palestinesi. Infine, Sua Beatitudine ha parlato ai responsabili politici anche della precaria situazione della Chiesa in Israele e Palestina dove, a causa della costruzione del muro di sicurezza israeliano, si vive sotto la minaccia di confisca delle proprietà storiche della Chiesa. Si è citato anche il caso del Monastero salesiano di Cremisan, nella zona di Betlemme, minacciato di essere demolito, per lasciar passare il muro. Mr. McDonough ha detto di essere consapevole della chiara minaccia che tali politiche rappresentano per la Chiesa e dell’ingiustizia costituita dalla confisca delle terre. Ha assicurato al Patriarca il sostegno per la promozione di una politica più equa.

A seguito di questo incontro, il sig. Y. Rateb Rabie ha dichiarato: «Siamo molto onorati di questo incontro e della sensibilità constatata riguardo alle discussioni avute negli Stati Uniti, che svolgono da lungo tempo un ruolo molto importante in questa parte del mondo. L’occasione di incontrare il Capo di Stato Maggiore, che è il consigliere più vicino al presidente Obama, e di discutere con lui della situazione dei palestinesi è stato un passo notevole, affinché vengano messe in atto politiche nuove per raggiungere un giorno una pace giusta e duratura». Myriam Ambroselli con abouna.org