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Pax Christi International: il traffico d’armi alimenta il conflitto siriano

30 luglio 2014 at 14:40

traffico-armi-siriaDamasco (Agenzia Fides) – Il sanguinoso conflitto siriano continuerà fino a quando gli attori internazionali continueranno a alimentarlo con la vendita delle armi. E ogni serio tentativo di porre un argine alla violenza cieca che sta devastando il Paese da più di tre anni non potrà non partire dalla promozione di seri negoziati politici e dalla interruzione del flusso di armamenti di varia provenienza che continuano a rifornire di strumenti di morte i fronti contrapposti. Sono queste le chiare considerazioni contenute in un appello diffuso da Pax Christi International per richiamare la comunità e gli organismi internazionali a misure e iniziative in grado di contrastare chi continua a foraggiare il conflitto convogliando in Siria strumenti di morte.

Gli attori internazionali, compresi i governi” si legge nel testo pervenuto all’Agenzia Fides “stanno fomentando il conflitto armato fornendo e finanziando armamenti e munizioni, addestrando i combattenti e anche inviando contingenti militari in soccorso di uno o più contendenti. Alcuni centri di analisi hanno fatto sforzi per documentare i traffici di armi ma, in generale, si registra un serio deficit nell’attribuzione di responsabilità su questo terreno”.

A Giudizio di Pax Christi, il traffico d’armi è continuato durante tutto lo svolgimento del conflitto, con livelli di coinvolgimento internazionale che fanno pensare a una “guerra per procura” combattuta in Siria da potenze esterne, globali e regionali. Per aumentare le possibilità di por fine al conflitto siriano – sottolinea Pax Cristi International nel suo appello – il primo passo da intraprendere è quello di imporre attraverso il Consiglio di Sicurezza o l’Assemblea generale dell’Onu un embargo globale sul flusso di armi diretto in Siria.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Agenzia Fides

Ancora bombardamenti su Gaza, colpita scuola Onu

30 luglio 2014 at 12:11

REUTERS459028_Articolo (1)Sempre più drammatica la situazione a Gaza, dove all’alba di oggi 20 palestinesi che si erano rifugiati in una scuola dell’Onu nel nord della Striscia sono rimasti uccisi in un bombardamento israeliano. Intanto, sul fronte diplomatico, Hamas ha smentito di aver accettato la proposta di tregua arrivata dal Cairo. Secondo l’organizzazione palestinese nessun cessate il fuoco sarà possibile “senza la fine dell’assedio” e delle operazioni militari israeliane. Il servizio è di Graziano Motta della Radio Vaticana:

E’ stata un’altra notte di fuoco, colpite fra l’altro dalle artiglierie israeliane tre moschee – a Gaza città, Rafah e Shati – e una scuola dell’UNRWA , l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ove avevano trovato rifugio centinaia di famiglie, provocando qui una ventina di morti. La ragione di queste incursioni va ricercata nel fatto che parecchie moschee e finora tre scuole dell’ UNRWA sono state usate come deposito di armi e batterie di missili, tanto che un comunicato dell’ONU denuncia “la flagrante violazione” della sua neutralità e ribadisce la condanna per i miliziani che se ne servono. E ancora brucia la cisterna deposito della grande centrale elettrica di Gaza; con l’interruzione dell’energia sono particolarmente entrati in crisi gli ospedali, già al collasso per l’altissimo numero di ricoverati (sono circa 5700 in tutta la Striscia) il loro grido di allarme è per i reparti di terapia intensiva, dialisi e chirurgia. Come sempre, numerose abitazioni sono rimaste coinvolte nelle ostilità: a Khan Younis sono morti la scorsa notte cinque membri della stessa famiglia come ieri 17, sempre di uno stesso gruppo familiare.

In Israele la notte è trascorsa quieta ma in apprensione; ieri i lanci di missili palestinesi, un centinaio, avevano interessato le aree del centro e sud del paese e in particolare quella di Gerusalemme e l’esplosione di un razzo aveva ferito cinque soldati. Sembrano vani i tentativi diplomatici – tuttora in corso – per stabilire una tregua umanitaria: leader di Hamas hanno smentito le voci diffusesi ieri della possibilità di accettare il cessate il fuoco proposto dall’Egitto e uno di essi , Mohammed Deif, ha ribadito che condizioni essenziali sono la fine dell’ “aggressione” israeliana e la riapertura dei valichi di frontiera. E mentre l’ayatollah Khamenei dall’Iran chiama il mondo intero, e in particolare quello islamico, a condannare “i crimini” di Israele e ad armare i palestinesi di Gaza, Stati Uniti e Israele con comunicati ufficiali hanno smentitoche sia stata aspra l’ultima conversazione telefonica tra il presidente Obama e il premier Netanyahu.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Gaza, colpita parrocchia. P. Hernandez: porre fine al massacro

29 luglio 2014 at 19:51

GazaCrisi in Medio Oriente ancora in primo piano alla quarta settimana di offensiva. Si prova a trattare dopo i diversi appelli alla pace giunti ieri da Stati Uniti, Onu e Unione Europea. L’emittente satellitare “al Arabiya” riferisce di una delegazione palestinese attesa oggi al Cairo per valutare la proposta egiziana di cessate-il-fuoco già accolta da Israele. Intanto gli attacchi, seppur meno frequenti, continuano su entrambi i fronti. Il servizio di Gabriella Ceraso della Radio Vaticana:

Da ieri sera, il bilancio dei morti si aggiorna a 26 palestinesi uccisi tra cui 9 donne e 4 bambini oltre – 1.110 in tutto dall’inizio dell’offensiva – e 48 militari di Tel Aviv. Peggiora la situazione umanitaria da quando sta bruciando la centrale elettrica più grande di Gaza e in fumo sono andate anche le riserve di carburante. Di questa mattina anche la notizia di 20 mila nuovi sfollati che si aggiungono ai più di 200 mila di Gaza. Sono gli abitanti di Izet Abed Rabbo e di al Zeitun, rioni che ieri Israele ha chiesto di abbandonare avvertendo dei bombardamenti. Tanti sono scappati, ma non il parroco della “Sacra Famiglia” di al Zeitun, p. Jorge Hernandez, con i suoi parrocchiani, gli anziani e i bambini disabili è tutt’oggi sotto i tiri dell’artiglieria come testimonia l’audio della nostra intervista in cui p Hernandez racconta del dramma vissuto, ringraziando per tutte le preghiere della comunità cristiane del mondo:
R. – Purtroppo, il movimento della resistenza è sempre intorno alle case e per le strade. È stato questo il nostro problema di ieri: a un certo punto, non potevamo più uscire di casa. Poi, sono arrivati i bombardamenti. Una casa qui, vicina alla chiesa, è stata colpita e noi abbiamo riportato delle conseguenze gravi sulla canonica e sulla scuola.

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D. – Sappiamo che molta gente ha provato a scappare: sono circa 20 mila i nuovi sfollati che si vanno ad aggiungere a quelli che già ci sono. Ma per tanti, come per voi, è impossibile andare via. Qual è il vostro stato d’animo?
R. – Noi non possiamo muoverci: come si fa a portare via trenta bambini handicappati e nove persone anziane? Non si può assolutamente! Anche perché non si tratta di orfani, noi non siamo i loro responsabili. Dunque, senza il permesso non lo puoi fare. Poi, uscire per strada è pericoloso… Dunque siamo qui, cercando di resistere.

D. – Ha sentito domenica l’appello del Papa proprio in nome dei bambini che rimangono praticamente schiacciati in queste realtà di sofferenza. Vi è arrivato il suo messaggio? Che cosa scatta nei vostri cuori quando si sente che il Papa da lontano pensa, prega, chiede che tutto questo finisca?
R. – È un conforto per noi la vicinanza del Papa. Ci vuole qualcuno che dica “Basta!” e che metta fine a questo massacro perché è impressionante. Noi abbiamo avuto una grazia, una delicatezza di Papa Francesco che, qualche giorno fa, ci ha mandato una mail in cui manifestava la sua vicinanza alla parrocchia e la sua preghiera per tutti i cristiani. Abbiamo dato la notizia della mail a tutti i parrocchiani e ai cristiani che hanno provato evidentemente un sollievo. Per noi è stata una grande cosa. Purtroppo, il Papa non viene sempre ascoltato. L’altro ieri, abbiamo vissuto una tragedia: la casa di una famiglia cristiana è stata bombardata, la mamma è morta, il papà ha riportato delle ferite e il figlio maggiore che si trovava incasa lotta ancora tra la vita e la morte in ospedale. Negli ospedali qui a Gaza non si trovano i mezzi, manca lo spazio, non c’è l’attrezzatura necessaria… Questa è la nostra situazione.

D. – Padre, quando viene proclamata una tregua è effettivamente un momento di pausa per tirare un respiro di sollievo o è comunque un momento di caos e di paura?
R. – Diciamo che di tutti gli appelli alla tregua che ci sono stati abbiamo potuto approfittare solamente di uno, e non dall’orario che loro avevano dato, perché per esempio se dicono dalle due di sera, la tregua inizia alle tre, non smettono subito. Purtroppo, non abbiamo potuto approfittare degli altri appelli di tregua, perché di fatto il fuoco non si è fermato. Una cosa è ciò che si dice a livello informativo, un’altra cosa è quello che viene vissuto. Ora, abbiamo solo un’ora e mezza massimo due di elettricità… Ci sono stati dei giorni in cui non l’abbiamo avuta per niente e questo è un problema. Non arriva assolutamente acqua: noi cerchiamo di aiutare le persone vicine con le riserve che abbiamo. Tante persone poi ci hanno chiesto rifugio qui in chiesa e noi non possiamo darlo perché non è sicuro.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Consiglio sicurezza Onu e Obama in pressing su Israele: Tregua subito senza condizioni!

28 luglio 2014 at 7:01

Mideast Israel PalestiniansTEL AVIV – Telefonata del presidente Usa al premier israeliano: “lo stop immediato delle armi è un imperativo strategico!” Ancora una volta Mr. Obama è eccellente per le sue posizioni! Non chiede tregua incondizionata per salvare vite umane, specialmente di bambini, ma poiché la tregua è…. imperativo strategico.

Le persone di buona volontà possono commentare da sole.

CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONUIl Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza nella notte a New York sulla crisi di Gaza e ha adottato una dichiarazione unanime in cui chiede un «cessate il fuoco umanitario immediato e senza condizioni» a Gaza.

L’obiettivo è fermare la guerra senza sosta tra Hamas e Israele, che continuano a violare le tregue umanitarie. Il presidente americano Barack Obama, in una telefonata con Benjamin Netanyahu, ha chiesto di una «tregua umanitaria immediata e senza condizioni», sottolineando che si tratta di «un imperativo strategico». E ha aggiunto, per rassicurare Israele, che ogni duratura soluzione al conflitto israelo-palestinese deve prevedere il disarmo di Hamas e di tutti i gruppi attivi nella Striscia di Gaza.

TREGUA CONTINUAMENTE VIOLATA – Le varie tregue annunciate da entrambe le parti, formalmente in vigore, non sono state rispettate: secondo il sito Times of Israel, 50 razzi sono stati sparati oggi contro Israele, anche dopo le 14 di domenica, quando sarebbe dovuta entrare in vigore la tregua di 24 ore proclamata da Hamas.

In risposta, i carri armati israeliani hanno lanciato una pesante offensiva sulle zone densamente popolate del sud della città di Gaza, secondo quanto rende noto la polizia del territorio palestinese. I proiettili sparati dei carri armati hanno colpito un edificio residenziale e diversi palazzi nell’area di Tal al-Hawa, mentre le navi della marina bombardavano la costa. Una persona è morta quando un raid aereo ha colpito un veicolo che trasportava operai a riparare condutture di acqua danneggiate, ha riferito la Mezzaluna rossa. L’esercito israeliano non ha confermato di aver ripreso gli attacchi.

LA TELEFONATA DI OBAMA E NETANYAHUIl presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al premier israeliano Benyamin Netanyahu «un cessate il fuoco umanitario immediato e incondizionato»; è «un imperativo strategico», gli ha detto in una conversazione telefonica il cui tono, da quanto traspare dal comunicato della Casa Bianca – è stato piuttosto perentorio. Precedentemente, il governo israeliano aveva nuovamente respinto la proposta del segretario di stato Usa John Kerry per la tregua, confermando, invece, la sua adesione alla mediazione egiziana, definita «l’unica possibile».

Nella telefonata, Obama ha rimarcato l’importanza di garantire una sicurezza duratura a Israele, che passa attraverso la «smilitarizzazione di Gaza» e il «disarmo dei gruppi terroristici». Ha tuttavia anche sottolineato «la necessità di stabilire un cessate il fuoco umanitario immediato, senza condizioni per arrivare a una cessazione definitiva delle ostilità», che permetta ai palestinesi della Striscia di condurre una vita normale e di avviare prospettive di sviluppo a lungo termine per Gaza.

Il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti e il premier israeliano è avvenuto al termine di giorni particolarmente tesi tra i due Paesi, in una situazione in cui – a detta di alcuni analisti – Israele si sente tradito dallo storico alleato. Sul campo, le ostilità – giunte al 20° giorno – proseguono, ma con un’intensità ridotta, mentre i razzi continuano a cadere su Israele e la ricerca e lo smantellamento dei tunnel procede da parte dell’esercito di Israele nelle zone controllate di Gaza. di Francesco Rossi / Redazione Papaboys / (fonti: Jerusalem Post – Corriere della Sera – La Stampa – Ufficio Stampa della Casa Bianca)

 

In 3.000 a Tel Aviv per dire basta al massacro di Gaza. Aderiscono artisti israeliani

26 luglio 2014 at 23:50

10302054_301863019938227_6971218880233733739_nTEL AVIV – Più di tremila persone di buona volontà sono riunite questa notte in Piazza Rabin a Tel Aviv per dire ‘Basta!’ al massacro di Gaza. Anche alcuni artisti israeliani si sono uniti alla manifestazione. Oggi la rappresaglia israeliana è arrivata al 19° giorno consecutivo, e la tregua di oggi è stata interrotta da Hamas. In un’altra parte della piazza della città, un altra protesta organizzata dai manifestanti ‘fascia destra’.


QUESTA VOLTA E’ HAMAS CHE ATTACCA DI NUOVO
– Il cessate il fuoco era stato prorogato da Israele fino alla mezzanotte di domenica su richiesta delle Nazioni Unite. Ma Hamas ha già respinto l’allungamento della tregua riprendendo il lancio di razzi. Respinta da Israele anche la proposta del segretario di Stato americano John Kerry di una tregua di almeno una settimana. Procedono intanto le operazioni di Tel Aviv per distruggere i tunnel palestinesi.

Khan Younes, sterminata famiglia di 22 persone – I bombardamenti compiuti dagli aerei israeliani poco prima dell’inizio della tregua umanitaria nella Striscia di Gaza hanno centrato all’alba un edificio a tre piani sterminando una famiglia: 22 morti, tra cui dieci bambini. Lo hanno raccontato testimoni a Khan Younes, descrivendo la disperazione di un anziano della famiglia al-Najjar, 85 anni, sopravvissuto. Al posto dell’edificio ci sono un cratere, rovine, pezzi di metallo contorti, abiti bruciacchiati. Il vertice.

Fabius: estendere la tregua “per 24 ore rinnovanili” – Si è intanto concluso nel pomerigigo il summit tra i capi delle diplomazie di Italia, Gran Bretagna, Germania e Usa e i ministri degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu e qatariota, Khalid Bin Mohammed AlAttyah. Il ministro degli Esteri francesi Fabius ha proposto di prorogare la minitregua di altre “24 ore rinnovabili”. E ancora: ”Tutti vogliamo ottenere il più presto possibile un cessate il fuoco duraturo e negoziato che risponda ai bisogni legittimi israeliani in termini di sicurezza e ai bisogni legittimi palestinesi in termini di accesso e di sviluppo socio-economico”.

Mogherini: priorità è fermare perdita vite umane – Il ministro Mogherini ha parlato di vertice molto utile e dei timori per il futuro: “Sappiamo benissimo che il rischio è che, in una fase successiva, si torni a una nuova esplosione della crisi”. Ma “in questo momento – ha affermato il ministro da Parigi – la priorità numero uno è fermare la perdita di vite umane, soprattutto quella di civili e bambini a Gaza”.

Alcune foto della manifestazione in corso a Tel Aviv

 

Articolo in tempo reale:

http://www.jpost.com/Operation-Protective-Edge/Thousands-gather-in-Tel-Aviv-to-protest-19-day-offensive-in-Gaza-369002

Calma apparente a Gaza. Oltre 1000 morti. Persone, non numeri

26 luglio 2014 at 16:57

000_Nic6354565p (1)Dodici ore per trovare cibo, acqua, prendere effetti personali dalle case abbandonate e soprattutto per recuperare i corpi di parenti rimasti sotto le macerie e le bombe. Dodici ore di tregua, entrata in vigore dalle sette di questa mattina (fino alle 19 di stasera), in cui il disastro procurato dal lancio di razzi di Hamas e dai bombardamenti israeliani appare in tutta la sua gravità. “Difficile immaginare la quantità di distruzione operata dalla guerra, soprattutto nelle zone più colpite dalle bombe, come il quartiere di Shejaia, nella parte orientale di Gaza City. Macerie dappertutto che ricoprono decine e decine di morti. In queste poche ore di cessate-il-fuoco si cerca di recuperarli per dare loro sepoltura”. La voce di padre Raed Abusahlia, direttore generale di Caritas Jerusalem, s’incrina nel fare la conta “l’ennesima e purtroppo non l’ultima” delle vittime di questa guerra. “Fino a questo momento sono stati rinvenuti 81 corpi che fa salire il bilancio complessivo a circa 1.000 vittime palestinesi. Un numero destinato a crescere nelle prossime ore. Ci sono zone ancora controllate dall’esercito israeliano che non lascia passare mezzi soccorso. Si scava per quanto possibile per ritrovare le persone disperse. Perché è di persone che stiamo parlando, con nomi e cognomi, con famiglia. Non sono numeri, sono persone”.

Queste che stanno trascorrendo sono ore di relativa calma in cui la popolazione della Striscia esce dai rifugi e, per chi ce l’ha ancora, dalle proprie case per acquistare nei mercati cibo, gasolio, acqua. Molti si recano a trovare familiari e parenti per accertarsi che siano tutti vivi e in buone condizioni. “Fra poche ore, tra l’altro, si celebrerà la fine del Ramadan – ricorda padre Abusahlia – con la festa di Id-al-Fitr, che interrompe il digiuno. Ma che festa sarà?”. Il pensiero del direttore di Caritas Jerusalem va soprattutto agli sfollati che riempiono le scuole e le strutture di accoglienza delle Nazioni Unite. “Un numero che cresce ora dopo ora e che, secondo i nostri operatori in servizio a Gaza, supera le 250mila persone. Queste affollano strutture non attrezzate per ospitare così tanta gente, molti sono donne, anziani, bambini, che vanno sfamati, dissetati, vestiti. Ci sono anche malati. Non si sa più dove metterli. Abbiamo aperto, su volontà del Patriarcato latino di Gerusalemme anche le nostre scuole e istituti per accogliere quante più persone possibili”. Caritas Jerusalem ha stimato che per ogni aula scolastica sono accolte circa 100 persone, molte delle quali dormono sui pavimenti essendo prive di materassi e lenzuola.

È una corsa contro il tempo, “a breve torneranno a spararsi e il massacro continuerà” dice con amarezza il sacerdote che pure non nasconde la speranza che “la tregua possa reggere per molte altre ore. Ci sono squadre all’opera per riparare condutture elettriche e di acqua, ma il tempo è poco e non sappiamo cosa riusciranno a fare”. Riparare le condutture allevierà in qualche modo le condizioni igieniche, ma non quelle alimentari. “L’acqua di Gaza non è potabile, e le famiglie devono comprare l’acqua filtrata che costa molto, un euro per 20 litri, cifra enorme per le tasche di un gazawo. Chi ha la fortuna di lavorare porta a casa uno stipendio medio mensile di circa 300 euro”. Ancora peggio per l’energia elettrica che viene erogata solo per pochissime ore al giorno. “Chi possiede un generatore deve acquistare gasolio. Come Caritas Jerusalem ne abbiamo acquistato circa 3mila litri, che abbiamo donato alla chiesa parrocchiale di padre Jorge Hernandez e a quella ortodossa, pagando in totale 6mila dollari”. Prezzi alle stelle dopo che, oltre Israele, anche l’Egitto ha chiuso i suoi valichi, “condannando – denuncia padre Abusahlia – tutta la popolazione di Gaza alla sofferenza. Perché punire tutti i civili di Gaza se l’Egitto ha problemi con Hamas? Cibo e medicinali non entrano quasi più. A Gaza e nei Territori si sentono manifestanti urlare non solo contro Israele ma anche contro il silenzio arabo e l’Egitto”.

La Caritas cerca di rispondere all’emergenza fornendo cibo, gasolio e acqua. “Possiamo fare questo grazie anche a tanti benefattori che inviano le loro piccole offerte”, dice padre Abusahlia, che racconta una piccola storia: quattro bambini di Haifa hanno donato i loro risparmi, l’equivalente di circa 100 euro, rinunciando alle loro vacanze. Una bella storia che si aggiunge alla colletta che oggi e domani, si terrà nelle parrocchie cattoliche di Giordania, Palestina, Israele da devolvere ai bisogni urgenti della popolazione di Gaza. Ma con un occhio al futuro. Sono tanti, infatti, i dubbi su dove torneranno le migliaia di famiglie rimaste senza un tetto. “Serve togliere il blocco, aprire passaggi per le merci oltre che corridoi umanitari. Chi dovrà trattare l’accordo per una tregua o un cessate-il-fuoco duraturo deve tenere presente questa esigenza. Diversamente preparerà il prossimo conflitto”.

Di Daniele Rocchi per Agensir

Medio Oriente: in vigore per 12 ore la tregua umanitaria tra Israele ed Hamas

26 luglio 2014 at 13:54

gazaQuesta mattina è entrata in vigore una tregua di dodici ore tra Israele e Hamas. Nessun accordo, invece, per un cessate il fuoco di più lunga durata proposta dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e il Segretario di Stato americano John Kerry. E mentre oggi a Parigi la comunità internazionale si riunisce per affrontare la crisi, il bilancio delle vittime è di 879 palestinesi e 37 soldati israeliani uccisi. Il servizio di Graziano Motta della radio Vaticana:

Ha avuto appena inizio una tregua umanitaria di 12 ore nella striscia di Gaza, una boccata di ossigeno per la popolazione stremata dal conflitto sempre più devastante, ma accompagnata da alcuni avvertimenti israeliani. Ai miliziani è stato fatto sapere che se profitteranno del cessate il fuoco per colpire dei soldati, o riprenderanno a lanciare missili, scatteranno subito delle rappresaglie. A quei civili a cui è stato chiesto di lasciare le case, è stato raccomandato di non farvi ritorno in quanto proseguirà la ricerca di tunnel, depositi di armi e basi offensive. L’intento di eliminarli tutti è la ragione per cui il governo israeliano ha rifiutato la tregua di sette giorni proposta dal segretario generale dell’ONU e dal segretario di Stato americano che ieri sera, in una conferenza stampa al Cairo, hanno assicurato che continueranno gli sforzi “per dare alle parti la possibilità di fermare la violenza” . Così stamane a Parigi si troveranno, ospiti del ministro degli esteri francese, i suoi colleghi americano Kerry, della Gran Bretagna, di Germania, Italia, Turchia e diplomatici del Qatar, impegnati in una mediazione.

La scorsa notte sono proseguiti sia i lanci di missili sul territorio dello stato ebraico sia i combattimenti a Gaza. Hanno perso la vita otto civili palestinesi , fra cui quattro bambini, e 20 altri sono rimasti feriti in un raid israeliano su Khan Younis; in scontri con miliziani sono rimasti uccisi altri quattro soldati israeliani. Al di fuori di Gaza altri sette palestinesi sono morti ieri, e un centinaio feriti, nella “giornata della collera” a Gerusalemme e in varie località della Cisgiordania segnata da violentissimi scontri con polizia e soldati al termine delle preghiere del venerdì nelle moschee. E manifestazioni anti-israeliane si sono svolte anche in molte parti del mondo. Tuttavia su Internet si levano pure molte voci che invocano coesistenza e pace.

A cura di Redazione Papaboys fonte Radio Vaticana

Un’ong israeliana ricorda uno ad uno i bimbi caduti a Gaza

25 luglio 2014 at 15:17

1406215487373_rainews_20140724164928404 - CopiaGERUSALEMME – Dare un nome ai morti. Riconoscere una ad una le loro vite e persone per non lasciarle solo al gelo asettico delle statistiche.B’Tselem, il Centro israeliano per i diritti umani nei Territori (palestinesi) occupati, ha deciso di dare dignità almeno agli oltre 120 bambini e bambine, ragazzi e ragazze della Striscia di Gaza, rimasti fin qui vittime dell’Operazione Barriera protettiva lanciata da Israele l’8 luglio scorso.

I nomi di questi morti sicuramente innocenti scorrono di continuo nella homepage del sito dell’organizzazione, seguiti dall’età di ciascuno.

Un modo per riparare alla lacuna dei media israeliani, dice B’Tselem, che giustamente onorano con nome e cognome i propri morti, ma non fanno altrettanto con i morti palestinesi.

Viene in mente il bel discorso che papa Benedetto XVI pronunciò visitando il Mausoleo dell’Olocausto, a Gerusalemme, l’11 maggio 2009.

In una meditazione tutta incentrata sull’importanza di onorare il nome dei morti nella Shoah disse tra l’altro: «Mentre siamo qui in silenzio, il loro grido echeggia ancora nei nostri cuori. È un grido che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente. È il grido di Abele che sale dalla terra verso l’Onnipotente». di G.S. per TerraSanta.net

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ULTIME NOTIZIE DA ISRAELE, GAZA E PALESTINA

Dopo la strage nella scuola di Beit Hanun, c’è uno spiraglio per i negoziati in medio oriente. Ci sarebbe il consenso di Hamas, per la proposta di Kerry sulla tregua a Gaza: il segretario di Stato americano ha ipotizzato un primo passo con un cessate il fuoco per una settimana, lasso di tempo in cui le parti possono sedersi al tavolo e discutere. Israele invece discuterà della tregua in una riunione di governo. Intanto esponenti della destra che chiedono al premier Benyamin Netanyahu di non acconsentire al cessate il fuoco. Dall’Onu arriva l’appello di Ban ki Moon: “Si valuti una pausa umanitaria”, dice il segretario delle Nazioni Unite. La bozza Kerry è stata pubblicata sui media israeliani. 

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo Al-Hayat, Hamas avrebbe acconsentito in linea di principio al cessate il fuoco, che durerebbe cinque giorni. Ma il lancio di razzi dalla Striscia non si ferma: in mattinata, ne sono stati intercettati tre in direzione dell’aeroporto di Tel Aviv. La comunità internazionale ha già iniziato a lavorare sulla bozza Kerry. Il ministro degli Esteri turco ha annullato una visita in Francia ed è partito per il Qatar. Una decisione presa dopo una teleconferenza col segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri del Qatar.

Ahmed Davutoglu ha poi parlato separatamente anche con responsabili di gruppi palestinesi. Su Haaretz il testo della proposta, che prevede:   – Un cessate il fuoco per una settimana, a partire da domenica: l’esercito israeliano non lascerebbe completamente la Striscia e continuerebbe a distruggere i tunnel di Hamas; – Durante questa settimana, Israele e Hamas si potrebbero sedere a un tavolo per negoziare una tregua più duratura. A mediare, l’Egitto.

Anche l’Anp sarebbe invitata a questi colloqui – Gli Stati Uniti, il segretario Onu e l’Unione Europea garantirebbero a entrambe le parti che durante i negoziati si discuta di temi importanti per entrambe le parti: per Israele, il disarmo di Gaza e dei suoi missili e tunnel, per Hamas, la fine dell’embargo su Gaza e il risarcimento dei danni subiti nella Striscia.  Intanto aumenta il numero delle vittime per il conflitto. Sono 815 i palestinesi morti: gli ultimi sono una giovane donna incinta e un portavoce della jihad Islamica, Salah Hasanein, ucciso insieme ai due figli di 12 e 15 anni in un raid a Rafah. Da parte israeliana, il numero dei soldati israeliani uccisi nella striscia sale a 33, con la morte di un riservista di 36 anni.  Fonte: RaiNews24

A Gaza bombardata una scuola (diavolo), ma una bimba nasce sotto le bombe (Dio)

25 luglio 2014 at 11:51

feb90422863e760a88e0c5428684a7cb_unique_id_nanna_neonato1_cmc_image_1GAZA – Ammazzano, ammazzano, ammazzano senza tregua, senza pietà, sordi ai richiami del Papa, dell’Onu, del mondo. Israele è impazzito di ferocia terribile, senza precedenti. Ho già parlato di Shoah palestinese e di Olocausto (e mi hanno dato subito di antisemita e non me ne importa niente).

E’ drammatico il bilancio della giornata a Gaza, che parla di decine di vittime nella scuola gestita da un’ente dell’Onu. Altri 100 palestinesi sono stati uccisi nel sedicesimo giorno dell’offensiva militare israeliana contro Gaza, portando ad almeno 718 il bilancio complessivo delle vittime palestinesi, in gran parte civili, secondo i servizi di soccorso locali. Sull’altro fronte, secondo l’esercito israeliano, sono morti 32 soldati, in gran parte durante i combattimenti a Gaza.

Nello sgomento generale, a fine serata, questa dichiarazione: “Sono sconvolto dalla notizia dell’attacco alla scuola Unrwa nel nord della Striscia di Gaza”: lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon sottolineando che tra le vittime ci sono donne, bambini, e membri dello staff delle Nazioni Unite. E poi “Non sappiamo chi abbia attaccato la scuola dell’Unrwa a Gaza”: lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Farhan Haq, parlando con i giornalisti. In una nota aveva affermato che “le circostanze dell’attacco non sono ancora chiare”.

Ma nell’inferno della morte di Gaza, il Signore Iddio, Unico vero Giusto del tempo e della storia, ancora crea.

Leggiamo insieme il bellissimo articolo di speranza, scritto da Corrado Paolucci di Aleteia. Merita veramente un premio!

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Il miracolo della bimba di Gaza nata sotto le bombe di Israele

La corsia maternità è piena di donne come Sena Alissa. Le infermiere spiegano che durante i raid aerei il numero di aborti e complicazioni legate al parto aumenta vertiginosamente…

La corsia maternità è piena di donne come Sena Alissa. Le infermiere spiegano che durante i raid aerei il numero di aborti e complicazioni legate al parto aumenta vertiginosamente, a causa di paura, stress e impossibilità di raggiungere gli ospedali. Ma Batoul, la bambina di Sena, nasce e grazie a Dio sta bene. A raccontare questa incredibile storialanciata da Aleteia, è Sophia Jones, corrispondente di Huffington Post in Medio Oriente, riportata dalla medesima testata l’11 luglio.

Batoul è viva

Il nome della bimba è di origine arabica e significa “intatta”, “salva”, “intoccata”. Sena Alissa lo ha scelto per la sua creatura, nata a Gaza sotto il fragore incessante delle bombe. Un piccolo-grande miracolo, dove la vita “grida” con tutta la voce che ha. Grida contro la paura, la violenza del nemico e il terrore dei missili. Grida perché sa che alla fine la morte non prenderà il sopravvento.

La storia di Batoul ha inizio la notte del 10 luglio quando mamma Sena entra in travaglio prematuramente durante uno dei tanti raid israeliani sulla Striscia. Fino al mattino nessuna ambulanza né automobile la porta in ospedale in condizioni di sicurezza. Poi, alle prime ore del giorno, la corsa verso la clinica più vicina dove mamma e figlia vengono accolte.

A Gaza serve tutto

Nei primi quattro giorni dell’operazione militare israeliana Protective Edge le vittime tra i palestinesi sono circa un centinaio; oltre seicento i feriti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un appello: servono aiuti finanziari urgenti al ministero della Salute palestinese. A Gaza serve tutto: servono medicine, dispositivi medici e carburante per gli ospedali, che già scarseggiano, mentre cresce il debito sanitario. Il servizio sulla bambina nata a Gaza è di Corrado Paolucci per www.aleteia.org

Mons. Tomasi: Israele, uso sproporzionato forza; stop a razzi palestinesi

25 luglio 2014 at 11:49

AFP3411518_GazaIl Consiglio Onu per i diritti umani ha votato ieri a Ginevra l’apertura di una inchiesta sulle violazioni compiute nella guerra a Gaza. La risoluzione è passata con 29 voti a favore, uno contrario, quello degli Stati Uniti, e 17 astenuti, tra cui tutti i Paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia. Durante i lavori è intervenuto anche l’osservatore permanente vaticano, mons. Silvano Maria Tomasi, che ha chiesto una tregua immediata per consentire l’ingresso di aiuti umanitari in favore della stremata popolazione di Gaza. Israeliani e palestinesi – ha detto il presule ai nostri microfoni – sono purtroppo “due mondi che non si parlano e che cercano di trovare la soluzione dei problemi attraverso la violenza che mai porta risultati”.

Sulla Commissione d’inchiesta, ascoltiamo lo stesso mons. Silvano Maria Tomasi al microfono di Sergio Centofanti della radio Vaticana:

R. – Certamente la Commissione dovrà esaminare l’uso sproporzionato della forza che viene fatto dall’esercito d’Israele, quando distrugge, come dice, per ragioni di difesa militare – ma di fatto distrugge – case di privati e attacca strutture sanitarie, bombarda famiglie. Devono anche essere con la stessa oggettività esaminati questi gruppi palestinesi, che controllano l’utilizzo dei missili lanciati verso la popolazione civile israeliana. Quindi, il compito di questa Commissione non sarà facile. Si sono decise altre Commissioni nel passato, che non hanno veramente portato molti risultati: fanno il loro rapporto che viene comunicato ai Paesi membri delle Nazioni Unite; si riflette su questi rapporti e sulle raccomandazioni che vengono fatte, però poi l’attuazione di queste direttive rimane sempre campata in aria. Manca, infatti, mi sembra, la volontà politica di arrivare a risolvere il problema alla radice, rispettando i diritti di tutti: i diritti degli israeliani di vivere nel loro Stato in pace e sicurezza, senza essere attaccati, e il diritto dei palestinesi di avere anche loro una vita degna e poter affermare la loro identità attraverso uno Stato.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana