Ordinari di Terra Santa chiedono di pregare per la pace

7 giugno 2014 at 16:30

Papa Francesco, omelia a BetlemmeUna vera e propria mobilitazione di preghiera per rispondere all’appello di Papa Francesco che domenica 8 giugno, incontrerà in Vaticano per un forte momento di spiritualità i presidenti di Israele e Palestina, Shimon Peres e Mahmoud Abbas. “Non lasciateci soli, pregate perché il Signore doni pace a questa terra benedetta”, era stato l’appello del Pontefice subito raccolto dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, che hanno inviato una lettera ai parroci, ai movimenti, alle comunità religiose, alle famiglie e a tutti gli uomini di buona volontà, con alcune richieste per condividere questa preghiera.

Nella lettera – riferisce l’agenzia Sir – si invitano i parroci ad elevare preghiere per la pace nelle Messe di domenica, ai giovani viene chiesto di promuovere Veglie di preghiera la sera di sabato 7 giugno, alle famiglie di accendere una lampada ed esporla domenica sulla finestra centrale di casa. A tutti i fedeli, “e agli uomini di buona volontà”, gli Ordinari chiedono di “rispettare due minuti di silenzio e di preghiera al momento del suono delle campane, previsto per le ore 19, suggerendo di spegnere telefonini, radio e tv, interrompere eventuali conversazioni e, laddove possibile, fermare l’automobile”.

Istantanee dalla Terra Santa, il pellegrinaggio di Papa Francesco in immagini

28 maggio 2014 at 13:41

Il pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa si è appena concluso. Sono stati tre giorni davvero molto intensi. Momenti altissimi di preghiera si sono accavallati con incontri diplomatici estremamente importanti. Senza un istante di sosta, Papa Francesco ha abbracciato e stretto le mani a re, presidenti e leader religiosi, ma soprattutto ha incontrato la gente della Terra Santa, cristiani, ebrei, musulmani, abitanti di quelle periferie che stanno più a cuore a Francesco. In queste righe, aiutati da venti immagini, cercheremo di ripercorrere le tappe principali di questo bellissimo viaggio:

Come pazienti artigiani: nella messa ad Amman l’invito del Papa a essere operatori di pace

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Sabato 24 maggio 2014, oltre quarantamila fedeli accolgono con una grande ovazione Papa Francesco all’International Stadium di Amman. Il Santo Padre inizia la sua omelia con un riferimento al Vangelo di Giovanni «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). La liturgia ci ripropone qui un passo che si riallaccia al ciclo di catechesi sui doni dello Spirito Santo che Papa Francesco ha iniziato in Piazza San Pietro, a duemilaquattrocento chilometri di distanza. Qui ci troviamo non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano (cfr Mt 3,16), e oggi mi recherò lì. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto bisogno ha il mondo di noi come messaggeri di pace, come testimoni di pace! E’ una necessità che ha il mondo. Anche il mondo ci chiede di fare questo: portare la pace, testimoniare la pace!

La pace non si può comperare, non si vende. La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire “artigianalmente” mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza.

Cari amici, cari fratelli, lo Spirito Santo è disceso su Gesù presso il Giordano e ha dato avvio alla sua opera di redenzione per liberare il mondo dal peccato e dalla morte. A Lui chiediamo di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace.

Dietro la guerra i mercanti di armi: un nuovo appello per la Siria durante l’incontro con giovani rifugiati e disabili

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Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico.

In preghiera silenziosa: nel luogo del Battesimo di Gesù

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È l’ora del coraggio: all’arrivo a Betlemme il Pontefice invita a gesti generosi e creativi per porre fine al conflitto

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Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti.

La violenza non si vince con la violenza: con i bambini al campo profughi di Dheisheh

Terra_Santa_05Non lasciate mai che il passato determini la vostra vita. Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete. Però, sappiate una cosa, che la violenza non si vince con la violenza! La violenza si vince con la pace! Con la pace, con il lavoro, con la dignità di far andare avanti la patria!

Il segno del bambino: l’omelia della messa celebrata nella piazza della Mangiatoia a Betlemme

Terra_Santa_06Il Bambino di Betlemme è fragile, come tutti i neonati. Non sa parlare, eppure è la Parola che si è fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la vita degli uomini. Quel Bambino, come ogni bambino, è debole e ha bisogno di essere aiutato e protetto. Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno.
Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino.

Nella mia casa di pace: Papa Francesco invita i presidenti palestinese e israeliano a un incontro di preghiera in Vaticano

Terra_Santa_07In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera.

Il silenzio assordante: al muro della divisione

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Dal sogno alla realtà: all’arrivo in Israele il Pontefice ripropone l’invito a pregare per la pace e rilancia la soluzione dei due Stati

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Desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente, e al Signor Presidente Mahmoud Abbas, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera, invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera. Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla; e tutti, specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli, abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa terra e del mondo intero, ci chiedono di portare davanti a Dio l’ardente aspirazione alla pace.

La preghiera silenziosa: al Muro del Pianto

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L’abbraccio commovente: tra il Papa, il rabbino Skorka e lo sceicco Abboud

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La pietra ribaltata del sepolcro: Papa Francesco alla celebrazione ecumenica nel ricordo dell’incontro tra Paolo VI e Atenagora

Terra_Santa_20Santità, amato Fratello, carissimi fratelli tutti, mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore (cfr Rm 5,5) per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione. In questo cammino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera che Gesù stesso, in questa Città, alla vigilia della sua passione, morte e risurrezione, ha elevato al Padre per i suoi discepoli, e che non ci stanchiamo con umiltà di fare nostra: «Che siano una sola cosa … perché il mondo creda» (Gv 17,21). E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. Quando nell’anima cristiana ci sono turbolenze spirituali, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troveremo pace. Che Lei ci aiuti in questo cammino.

Nessuno strumentalizzi il nome di Dio: l’appello durante la visita al gran mufti di Gerusalemme

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Cari fratelli, cari amici, da questo luogo santo lancio un accorato appello a tutte le persone e le comunità che si riconoscono in Abramo:

rispettiamoci ed amiamoci gli uni gli altri come fratelli e sorelle!
Impariamo a comprendere il dolore dell’altro!
Nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio!
Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace!

Mai più: allo Yad Vashem l’invocazione del Papa

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“Adamo, dove sei?” (cfr Gen 3,9).
Dove sei, uomo? Dove sei finito?
In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”.
In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio.
Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso!
Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…

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Insieme contro ogni discriminazione: ai gran rabbini di Israele

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La conoscenza reciproca del nostro patrimonio spirituale, l’apprezzamento per ciò che abbiamo in comune e il rispetto in ciò che ci divide, potranno fare da guida per l’ulteriore futuro sviluppo delle nostre relazioni, che affidiamo alle mani di Dio. Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in un mondo in rapida trasformazione, il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione. Il Signore ci aiuti a camminare con fiducia e fortezza d’animo nelle sue vie. Shalom!

La pace esige il rispetto di tutti: al presidente Peres il Papa rinnova l’appello a superare controversie e conflitti

Terra_Santa_17Signor Presidente, Lei è noto come uomo di pace e artefice di pace. Le esprimo la mia riconoscenza e la mia ammirazione per questo Suo atteggiamento. La costruzione della pace esige anzitutto il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, che Ebrei, Cristiani e Musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna. A partire da questo punto fermo che abbiamo in comune, è possibile perseguire l’impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti. A questo riguardo rinnovo l’auspicio che si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza.

Al Getsemani: l’incontro con i sacerdoti, i religiosi ed i seminaristi

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«Uscì e andò … al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono» (Lc 22,39).

Quando giunge l’ora segnata da Dio per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato, Gesù si ritira qui, nel Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi. Ci ritroviamo in questo luogo santo, santificato dalla preghiera di Gesù, dalla sua angoscia, dal suo sudore di sangue; santificato soprattutto dal suo “sì” alla volontà d’amore del Padre. Abbiamo quasi timore di accostarci ai sentimenti che Gesù ha sperimentato in quell’ora; entriamo in punta di piedi in quello spazio interiore dove si è deciso il dramma del mondo.

La S. Messa al Cenacolo: Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita

Terra_Santa_18Qui, dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli; dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo scese con potenza su Maria e i discepoli. Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore. Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con la sua forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal 104,30).

Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso.

Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio.

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Fare una sintesi dei tre intensi giorni del pellegrinaggio in Terra Santa di Papa Francesco non è stato facile. Quelli che ho rappresentato sono solo alcuni dei momenti più significativi di un viaggio che, ne sono convinto, cambierà, almeno in qualche modo, la storia: la storia della Chiesa, che è stata arricchita con la bella pagina della celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro, e la storia del Medio Oriente, che tutti ci auguriamo possa finalmente vedere un tempo di pace. Accogliamo anche noi l’invito di Papa Francesco e uniamoci tutti in preghiera per chiedere pace per la Terra Santa. Di Alessandro Ginotta

Papa Francesco: Ogni battezzato è spiritualmente risorto da questo sepolcro!

25 maggio 2014 at 20:19

PAPA.FRANCESCO.PATRIARCAFRANCESCO IN TERRA SANTA – Straordinario momento di preghiera e pace al Sepolcro. “Ogni battezzato è spiritualmente risorto da questo sepolcro!” – questa la frase centrale rivolta a ciascuno di noi che Papa Francesco ha pronunciato durante l’intervento.

“Non possiamo negare le divisioni che ancora esistono fra di noi, discepoli di Gesù – questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore dolore il dramma”. Le differenze non devono paralizzarci – ha detto Francesco. “Così come è stata ribaltata la pietra del sepolcro così posso essere rimossi tutti gli ostacoli che impediscono la piena unità fra di noi”

Santità, amato fratello, amati fratelli tutti, apriamo il cuore allo Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore, per camminare spediti verso il giorno benedetto della nostra rinnovata piena comunione. In questo nostro camino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera di Gesù stesso ha elevato al Padre per i suoi discepoli da questa città: che siano una sola cosa, perchè il mondo creda! E quendo la disunione ci fa pessimisti e poco coraggiosi, silenziosi, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio, quando nell’anima cristiana ci sono turbolenze ed altro, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troviamo pace: che lei ci aiuti in questo cammino! – Con queste parole Papa Francesco ha concluso il suo intervento.

PIETRO E ANDREA PREGANO INSIEME PER L’UNITA’ DELLA CHIESA E DI TUTTI I CRISTIANI NELLA BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO A GERUSALEMME

Parole del Patriarca Bartolomeo: “questa è la casa di Dio la porta del cielo. Siam venuti qui come la donna del mattino della resurrezione che porta la mirra al Sepolcro. Questo luogo irradia messaggi di speranza e vita. La morte, l’ultimo nemico, è stata sconfitto. Essa non detiene la parola finale della vita, è stata vinta dall’amore da colui che ha volontariamente accettato di morire per noi uomini. Cristo è risorto dai morti!

papafrancesc.discorso.ok - Copia

A quelli che giacevano nella tomba ha concesso la vita. La croce di Cristo si è addossata tutte le frecce del male. Chiunque è crocifisso in questa vita, vedrà la risurrezione dalla croce. Il futuro appartiene alla giustizia, all’amore, alla vita. Dobbiamo lavorare per questo fine! L’ultima parola nella storia non appartiene all’uomo ma a Dio. Qualsiasi sforzo della civiltà di modellare il futuro senza Dio, è vana presunzione. La paura dell’altro, ci spaventa!

In molte delle nostre società rimangono diffuse le discriminazioni razziali, permeando la vita delle persone. Il fanatismo religioso minaccia la pace nel mondo. Il messaggio del sepolcro: amare l’altro al di là delle differenze. L’odio porta alla morte, l’amore alla vita. 50 anni fa due grandi leader della Chiesa scacciarono il timore che aveva prevalso per un millennio. Una paura che ha tenuto lontane le Chiese, costituendosi gli uni contro gli altri. Quando si sono posti dinanzi a questo spazio sacro hanno scacciato le paure, i timori.

Ci siamo scambiati un’abbraccio d’amore per continuare il cammino dell’unità affinchè il mondo creda. Questo è il cammino che tutti i cristiani sono chiamati a seguire. La strada può essere lunga e faticosa. Può apparire in empasse. E’ l’unica via che porta all’adempimento della volontà del Signore: che tutti siano una cosa sola. Questa divina volontà si possa realizzare in unità con il Padre il Figlio e lo Spirito Santo. Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio”.

Parole di Papa Francesco: “in questa basilica in cui ogni cristiano guarda con speranza, giunge al suo culmine il pellegrinaggio in Terra Santa. Compiamo sulle orme dei predecessori il cammino verso l’unità. E’ una grazia straordinaria essere qui riuniti in preghiera. Il sepolcro vuoto è il luogo dove parte l’annuncio della Resurrezione. Il fondamento della fede che ci unisce, grazie alla quale professiamo che Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato, e il terzo giorno risuscitò da morte. Ogni battezzato è spiritualmente risorto da questo sepolcro. Sepolti con lui per essere risuscitati e camminare in vita nuova. sostiamo davanti al sepolcro vuoto per riscoprire la fede nella resurrezione.

Siamo uomini della resurrezione e non della morte. Ogni ferita, sofferenza, dolore, sono state caricate sulle spalle del buon pastore che con il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio verso la vita eterna. Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza. Non priviamo il mondo dell’annuncio della Resurrezione. Il Risorto chiama tutti noi fratelli. Non possiamo negare le divisioni che esistono tra di noi discepoli di Gesù. Siamo consapevoli che resta da percorrere tanta strada per realizzare la pienezza della comunione. Le divergenze non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Cos’ come è stata ribaltata la pietra dal sepolcro, così è possibile ribaltare tutte le differenze. Ogni volta che chiediamo perdono e di concederlo, noi facciamo esperienza di Resurrezione.

Manteniamo un dialogo con tutti i fratelli in Cristo, per trovare una forma di servizio che possa essere un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti. Mentre sostiamo come pellegrini in questi luoghi, il pensiero va al medio oriente segnato da tensioni e conflitti. Non dimentichiamo tutti coloro che soffrono a motivo della guerra, della povertà, della fame. Così come tanti cristiani che si trovano a soffrire a causa delle persecuzione.

La sofferenza realizza l’ecumenismo del sangue, della sofferenza. Quelli che per odio alla fede uccidono non domandano se sono ortodossi o cattolici. Il sangue cristiano è lo stesso. Mettiamo da parte le esitazioni del passato e apriamo la strada allo spirito santo per camminare insieme spediti verso la piena comunione. Ci sentiamo sostenuti dalla preghiera stessa di Gesù che ha elevato al Padre: che siano una cosa sola perché il mondo creda. Quando la disunione ci fa pessimisti poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. in Lei troveremo pace. Ci aiuti la santa Vergine in questo cammino!” a cura della Redazione Papaboys

 

Nella foto: al termine dell’incontro Bartolomeo e Francesco si sono inginocchiati insieme ed hanno pregato sul Santo Sepolcro

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Peres e Abu Mazen accettano l’invito di pace di Papa Francesco in Vaticano

25 maggio 2014 at 20:16

Papa Francesco, Abu Mazen e Shimon PeresIl presidente israeliano Shimon Peres ed il presidente dello Stato di Palestina Mahmoud Abbas (conosciuto anche con la kunya Abu Mazen) hanno annunciato di avere accettato l’invito rivolto loro da Papa Francesco di incontrarsi in Vaticano.

Papa Francesco aveva rivolto loro l’invito stamani da Betlemme, al termine della S. Messa celebrata nella piazza della Mangiatoia: «In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera».

«Tutti desideriamo la pace – ha concluso il Pontefice – tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. E tutti – specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli – abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace».

Dapprima Nabil Abu Rdeneh, portavoce del presidente Mahmoud Abbas, aveva dichiarato che l’incontro si sarebbe potuto tenere prestissimo, probabilmente già nel corso del mese di giugno, poi è giunta anche la conferma del portavoce di Peres: «Il presidente accetta l’iniziativa del papa e ha detto di apprezzare ogni sforzo per raggiungere la pace tra Israele e i suoi vicini». Anche Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha confermato che:«Il presidente palestinese Abu Mazen e quello israeliano Shimon Peres saranno in Vaticano in tempi molto rapidi».

«L’incontro – ha dichiarato Padre Lombardi – si svolgerà in tempi molto rapidi dato che dovrà avvenire prima della fine del mandato di Peres, che decorrerà a luglio. Un gesto creativo, religioso e non politico del Papa – ha osservato ancora il portavoce – ma che potrebbe avere conseguenze importanti. Un’iniziativa simile alla giornata di digiuno e preghiera per la Siria convocata da Francesco nel settembre 2013».

In mattinata Papa Francesco aveva invocato «pace e convivenza» nel Medio Oriente: «Gerusalemme deve essere sempre la capitale delle tre religioni monoteistiche; là devono convivere cristiani, musulmani e anche ebrei». Al suo arrivo in Israele Papa Francesco ha aggiunto parole forti al suo appello di pace: «Tutti noi sappiamo quanto sia urgente la necessità della pace, non solo per Israele, ma anche per tutta la regione. Si moltiplichino perciò gli sforzi e le energie allo scopo di giungere ad una composizione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. In unione con tutti gli uomini di buona volontà supplico quanti sono investiti di responsabilità a non lasciare nulla di intentato per la ricerca di soluzioni eque alle complesse difficoltà, così che Israeliani e Palestinesi possano vivere in pace. Bisogna intraprendere sempre con coraggio e senza stancarsi la via del dialogo, della riconciliazione e della pace. Non ce n’è un’altra. Pertanto rinnovo l’appello che da questo luogo rivolse Benedetto XVI: sia universalmente riconosciuto che lo Stato d’Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente». Di Alessandro Ginotta

 

 

Il sindaco di Betlemme: ‘Papa Francesco è speranza di cambiamento’

25 maggio 2014 at 19:42

Vera Baboun sindaco di BetlemmeIl momento più significativo del viaggio di Francesco, oltre all’incontro al Santo Sepolcro con il patriarca ecumenico Bartolomeo, è certamente quello di Betlemme. È qui che si svolge l’appuntamento con tutti i fedeli della Terra Santa. Ed è stato scelto presso la Natività da Francesco non solo come luogo simbolico per celebrare la messa insieme ma anche per venire incontro ai cristiani palestinesi ai quali non è concesso di poter entrare nello Stato d’Israele. Betlemme è una città accerchiata dal muro eretto dagli israeliani che la separa da Gerusalemme. Vera Baboun è la prima donna sindaco di Betlemme. Ed è anche la prima donna cattolica ad occupare ranghi governativi nello stato palestinese. Quarantanove anni, vedova con cinque figli, è stata docente di letteratura americana all’Università di Betlemme. Dal 2012 è prima cittadina eletta da cristiani e musulmani. E’ stata intervistata da Avvenire:

Come ha vissuto la città la preparazione di questo evento?
La popolazione e le autorità palestinesi hanno lavorato giorno e notte per dare il benvenuto e l’accoglienza a Papa Francesco. I fedeli vengono dallo Stato d’Israele e da tutta la Palestina. È una visita attesa e importante non solo per Betlemme e per i cristiani ma per tutti coloro che vivono in questa terra, perché porta con sé la speranza di un cambiamento.

Cosa significa la visita di papa Francesco in questo momento per i palestinesi?
Papa Francesco arriva in un momento critico per il destino della nazione palestinese. Noi stiamo cercando un futuro migliore. Dobbiamo ripristinare la speranza e costruire un futuro migliore. Ripristinare la speranza è quello di cui più abbiamo bisogno ora. Le attese non sono esclusive dei cristiani: un futuro migliore è atteso da tutti. Papa Francesco con chiarezza di parole e autorità e con i gesti sostiene gli emarginati, i poveri e tutti coloro che sono oppressi e discriminati. È il papa del dialogo e della cultura dell’incontro. Un leader. E io prego che il Papa possa dare con la sua presenza un segno coraggioso.

Quali sono oggi le condizioni in cui vivono le famiglie di Betlemme?
I ventidue insediamenti israeliani hanno intaccato la possibilità di sviluppo sostenibile. Stritolano la nostra economia. Le famiglie di Betlemme soffrono la disoccupazione più alta della Palestina. . Betlemme ha un muro nel confine nord. Quando parliamo di muro non parliamo solo di qualcosa che limita, chiude Betlemme, le sue risorse, le sue interazioni, la possibilità di trovare opportunità di lavoro. Il muro tra Betlemme e Gerusalemme, significa anche separare i due momenti più importanti della salvezza, il momento della nascita e il momento della risurrezione. Interrompere questa strada è qualcosa che ha che fare con il cuore degli uomini. Ha a che fare con la fede e più profondamente con la vita stessa, con la possibilità di salvezza di ognuno.

Cosa significa vivere dentro al muro della separazione?
Il muro imprigiona, restringe la nostra mobilità, la nostra vita. Il muro ci taglia fuori dalla naturale, normale possibilità di vivere. Significa morire. Non siamo animali. Siamo esseri umani. I nostri bambini, i nostri ragazzi hanno diritto ad avere un orizzonte. Il muro taglia loro l’orizzonte della vita, il presente e il futuro. I nostri bambini, i nostri giovani non possono crescere. Non si può crescere dentro un recinto. Un muro fisico diventa anche un muro interiore. Vederlo fa capire cosa significa viverlo. Fare googling intorno al muro non è viverlo. Per questo credo che sia importante che il Papa veda il muro, e passi attraverso di esso. Ma io devo ricordare a tutti che se il Papa può attraversarlo, noi non possiamo oltrepassarlo. Noi non possiamo.

La visita del Papa giunge a poche settimane di distanza dall’accordo siglato da Abu Mazen tra Al Fatah e Hamas. Come considera questo accordo?
La riconciliazione è un dovere. Non possiamo creare una pace esterna se prima noi non siamo riconciliati. Se non c’è unità, una visione unitaria, non si può andare avanti. La riconciliazione tra i figli della stessa nazione era necessaria. Ora siamo sullo stesso piano con obiettivi comuni. Questo è fondamentale affinché si possa progredire nel processo di pace. Sessantatre anni di oppressione e discriminazione sono abbastanza.

Israele tuttavia vede nell’accordo un altro ostacolo al processo di pace…
E’ un problema loro, non nostro. La parti impegnate nei negoziati non possono considerare i fattori solo dal loro punto di vista. La riconciliazione tra i figli della stessa nazione non può che portare conseguenze positive per i cittadini.

In che maniera potrà incidere la visita di Francesco nella vita di Betlemme?
Credo che potrà essere un’opportunità reale per la città e la comunità. Un’opportunità di risveglio. E anche di possibile sviluppo. Avrà certamente un’eco positiva per tutti i palestinesi, cristiani e musulmani che qui da sempre vivono in sintonia.

Lei ha preparato un discorso, una richiesta da presentare al Papa?
No. Non faccio nessun discorso. Lo accoglierò con un dono simbolico. Il momento mi suggerirà le parole con cui lo accompagnerò. I bisogni di Betlemme sono tanti. Soprattutto per quanto riguarda l’emergenza sanitaria. I cittadini hanno espresso l’intenzione di presentare al Papa la possibilità di sostenere la costruzione di un ospedale per malattie cardiache. Di Stefania Falasca fonte Avvenire

Il guardiano della Natività: la gioia di cristiani e musulmani

25 maggio 2014 at 19:37

Grotta della NativitàCon quali sentimenti, sarà accolto il Papa a Betlemme? Roberto Piermarini, inviato della Radio Vaticana, lo ha chiesto al padre francescano Ricardo Bustos, Guardiano della Basilica della Natività:

R. – Con molta gioia perché la gente, certamente conosce molto bene Papa Francesco, la sua comunicazione così diretta e così schietta e attende di poterlo incontrare personalmente.

D. – Anche la comunità musulmana?

R. – Sì, penso che tutti si stiano preparando per questo incontro. C’è il desiderio di poter stare con lui, di poter scambiare qualche parola, qualche cosa.

D. – Viene ricordata la storica visita di Paolo VI, 50 anni fa, quando venne a Betlemme?

R. – Sì, naturalmente, quelli che lo conoscono sono le persone più grandi, i più giovani forse ne sanno di meno. Ma da quando si è cominciato a preparare questa visita, molte persone lo hanno ricordato, raccontando anche le proprie esperienze.

D. – Il prossimo incontro a Gerusalemme tra Papa Francesco e Bartolomeo I sta creando un clima nuovo con i monaci ortodossi della Basilica della Natività?

R. – Noi abbiamo un rapporto molto bello, molto schietto, molto cordiale. E’ chiaro che c’è questa attesa. Dico sempre che le buone relazioni cominciano dalle cose di tutti i giorni. Quindi, questa relazione c’è, ma penso che la visita di Papa Francesco e l’incontro con il patriarca Bartolomeo, serviranno anche per questo, per rafforzare i nostri vincoli.

D. – San Giovanni Paolo II nel 2000 disse che la Terra Santa ha bisogno di ponti e non di muri. A distanza di 14 anni è cambiato qualcosa a livello socio-politico a Betlemme?

R. – Alcune cose sono cambiate, altre ancora rimangono tali e quali, come Papa Giovanni II le trovò quando venne in visita. La speranza è che queste cose si possano cambiare in futuro. Certo, come sappiamo, i cambiamenti non sono così brevi a venire: ci vuole molto tempo, molta pazienza. Ma soprattutto penso che quello che Papa Francesco ricorderà è che la pace nasce dalla riconciliazione e dalla buona volontà delle persone di potersi incontrare.

D. – Gesù Cristo si è incarnato per portare al mondo la pace ma è veramente difficile raggiungerla in questa sua terra martoriata…

R. – Sì, questa terra è sempre stata motivo di contesa, dai tempi biblici, ancora prima. Perciò non c’è da meravigliarsi di questo. Credo che i tempi siano anche i cambiati, è cambiato il modo in cui ci si può presentare: prima non si dialogava, ma si faceva direttamente la guerra. Adesso, almeno ci si siede attorno a un tavolo e si cerca di raggiungere un accordo che possa essere buono per entrambe le parti.

D. – Un’ultima domanda personale. Lei, argentino e francescano, incontra il Papa argentino di nome Francesco: cosa si aspetta da questa visita?

R. – Poter incontrare il mio arcivescovo, prima di tutto, perché lo è stato a Buenos Aires, quando ero là. Poi, poter anche affidare questa piccola comunità che abbiamo qui, a Betlemme, che prega sempre per lui, che desidera soprattutto dare una buona testimonianza. A cura di Redazione Papaboys fonte Radio Vaticana

L’attesa di Papa Francesco a Betlemme

24 maggio 2014 at 14:00

Benvenuto a Betlemme Papa FrancescoDomenica mattina, seconda tappa del viaggio in Terra Santa, il Papa arriverà a Betlemme. Dopo la cerimonia di benvenuto con l’incontro col presidente palestinese Mahmoud Abbas, Papa Francesco celebrerà la Messa nella Piazza della Mangiatoia.

Il Papa arriverà in elicottero da Amman, sorvolando la barriera grigia del muro di separazione che taglia l’orizzonte ed il destino di Betlemme. Sui palazzi che si affacciano sulla Piazza della Mangiatoia dove Francesco celebrerà la Messa, grandi pannelli con l’immagine del Papa e di Abu Mazen. Si calcolano 10 mila fedeli. Verranno dai territori del nord, dalla Galilea, dalla Cisgiordania e 600 anche da Gaza, tra loro non solo cattolici ma anche ortodossi.

I cristiani a Betlemme rappresentavano l’80% della popolazione: oggi sono poco più del 18%. La gente di Betlemme ha molto apprezzato che il Papa – prima della visita privata alla Grotta della Natività – abbia scelto di intrattenersi a pranzo con cinque famiglie cristiane in situazioni difficili che potranno così comunicargli problemi e sofferenze. Una viene dalla Galilea, esule da un villaggio distrutto dalla guerra del 1948, le altre da Beit Jala, Betlemme, Gaza e Gerusalemme.

Betlemme è l’unica città della Cisgiordania ad avere tre Campi profughi e come San Giovanni Paolo II, Papa Francesco visiterà il Campo di Dheisheh, il più grande dopo quello di Gaza dove vivono 15 mila persone. Una drammatica realtà che dal lontano 1948 accoglie 900mila palestinesi rimasti da un giorno all’altro senza casa né lavoro. Camminare per le strade di questi Campi è desolante: case fatiscenti e sovraffollate allineate come tessere di un domino, fogne a cielo aperto, disoccupazione, violenza e nello sguardo della gente solo rassegnazione, nonostante gli sforzi dell’Onu e di molte Ong che lavorano per i profughi palestinesi.

Il silenzio che incombe tra le vie polverose del Campo, è rotto soltanto dalle voci e dalle grida dei bambini che giocano a pallone. E il Papa – prima di lasciare la Palestina – ne incontrerà alcune centinaia provenienti anche dai vicini Campi di Aida e Beit Jibrin.

Lungo il percorso papale, tra le stradine affollate di Betlemme, si prevede un’accoglienza calorosissima anche da parte dei musulmani. Betlemme è tappezzata di manifesti e festoni con i colori del Vaticano e dello Stato di Palestina tra cui spicca un grande striscione dove è scritto: Benvenuto Francesco: dalla Terra della speranza alla speranza della Terra. Di Roberto Piermarini fonte: Radio Vaticana

‘Benvenuto nella Terra Santa’. Gerusalemme aspetta Papa Francesco

24 maggio 2014 at 13:56

Coperta da oltre mille bandiere, vaticane e israeliane, Gerusalemme aspetta l’arrivo di Papa FrancescoIl viaggio di Papa Francesco: da Amman alla Città delle tre fedi passando per Betlemme. Maurizio Molinari, corrispondente da Gerusalemme del quotidiano La Stampa, racconta così il clima di attesa:

Coperta da oltre mille bandiere, vaticane e israeliane, Gerusalemme aspetta l’arrivo di Papa Francesco, che domani inizia un viaggio in Medio Oriente che lo vedrà fare tappa ad Amman e Betlemme prima di arrivare nella città santa delle tre fedi monoteiste. I drappi bianco-oro con le insegne della Santa Sede coprono il centro di Notre Dame, il quartiere cristiano, le botteghe dello shuk e corrono attorno alle mura della Città Vecchia fino al Kind David e a Rehavia, davanti alla residenza del presidente Shimon Peres. Anche a Betlemme il colpo d’occhio è simile, con la differenza dei drappi palestinesi al posto di quelli israeliani. “L’attesa di israeliani e palestinesi è alta perché tutti sanno che Papa Francesco parla con franchezza – dice David Neuhaus, patriarca vicario per la comunità dei cattolici di lingua ebraica – e c’è grande curiosità per cosa dirà e farà“.

Oltre alle bandiere, sono stati affissi migliaia di manifesti di ogni grandezza “Welcome to the Holy Land” in cui si vedono assieme Papa Francesco e Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, in vista dell’incontro che avranno nella nunziatura sul Monte degli Ulivi nel 50° anniversario del primo abbraccio fra Paolo VI e Atenagora I.

Le autorità israeliane hanno effettuato numerosi arresti fra i gruppi di estremisti ebrei responsabili di attacchi contro chiese e moschee nel corso dell’ultimo anno: alcuni di loro avevano minacciato gesta offensive nei confronti della visita e la polizia li ha fermati, creando anche posti di controllo a ridosso degli insediamenti in Cisgiordania dove molti di loro risiedono. Per proteggere la visita del Pontefice il governo israeliano schiera oltre 8mila uomini delle forze di sicurezza, che controlleranno ogni angolo del percorso ufficiale. La chiusura di molte strade di Gerusalemme – come di Betlemme – si deve alla decisione di Francesco di muoversi senza una vettura blindata ma ha sollevato malumori nella delegazione vaticana perché avrà come conseguenza “creare il vuoto attorno al Santo Padre” come osserva Artemio Vitores, numero due della Custodia francescana di Terra Santa. “Anche nella piazza della Mangiatoia di Betlemme dove Papa Francesco celebrerà la Messa domenica non entrano più di 10mila persone” sottolinea Vitores, secondo il quale “sono molti di più i cristiani che avrebbero voluto essere presenti“.

Sebbene il programma sia stato definito da tempo, con ritmi assai serrati, non mancano le sorprese dell’ultimora: domenica il Papa si recherà anche nel campo profughi di Debeishe, nei pressi di Betlemme, dove incontrerà quaranta bambini palestinesi ascoltando i loro racconti. “Vogliamo mostrare al Papa le nostre sofferenze” preannuncia Mamoun Lahham, direttore del “Phoenix Center” del campo che fu creato dai giordani nel 1949. A Betlemme, Francesco pranzerà con cinque famiglie cristiane palestinesi, una delle quali proviene da Gaza ma, spiega Neuhaus, “ancora non sappiamo se riuscirà a esserci a causa dei molto rigidi controlli di sicurezza”. A cura di Redazione Papaboys fonte: vaticaninsider.lastampa.it

Servizi di sicurezza in allerta: ‘tutto pronto per ricevere Papa Francesco’

24 maggio 2014 at 13:55

Misure di sicurezza in IsraeleMisure eccezionali di sicurezza vengono completate oggi ad Amman, Betlemme e Gerusalemme, mentre e’ ormai imminente l’arrivo di Papa Francesco.

In ciascuna delle tappe migliaia di agenti di sicurezza sono stati mobilitati per garantire l’incolumita’ di un Pontefice che ama i bagni di folla e che per principio rifiuta di spostarsi in veicoli blindati.

Ad Amman, forze speciali e anti-sommossa saranno dispiegate nelle strade da domani mattina. Attenzione particolare viene dedicata alla Messa che il Pontefice terra’ nello Stadio internazionale. Forze d’elite del Regno Hashemita lo accompagneranno durante l’incontro con i rifugiati siriani.

Intanto, nei pressi del confine con Israele, il sito del Battesimo si trova sotto una sorveglianza elevata e durante la visita del Papa sara’ chiuso al pubblico.

A Betlemme – dove il Pontefice restera’ circa sette ore – l’Autorita’ nazionale palestinese affidera’ la sua sicurezza a tremila agenti che da due mesi si preparano all’evento. Papa Bergoglio sara’ protetto in costanza da 850 membri della Guardia presidenziale, dislocati in tre cerchi concentrici: il piu’ stretto attorno al Pontefice; il secondo in una catena di posti di blocco; e il terzo, di cecchini, sui tetti della citta’. In Israele, informa la polizia, sono stati completati oggi i preparativi per l’ ‘Operazione Mantella Bianca‘ che prevede la dislocazione di 8.500 agenti di sicurezza e di quasi duemila militari in una operazione logistica fra le piu’ complesse degli ultimi anni. Nella Citta’ Vecchia di Gerusalemme – che e’ cosparsa di Luoghi santi alle diverse religioni – sono operative 320 telecamere di sorveglianza: seguiranno non solo gli spostamenti del Papa ma anche le attivita’ di ultra’ ebrei, che negli ultimi mesi hanno moltiplicato gli atti di vandalismo contro luoghi di culto cristiani. Anche oggi una scritta blasfema e’ comparsa su una chiesa di Beer Sheva (Neghev), mentre a Gerusalemme la polizia ha fermato due zeloti ebrei con volantini anti-cristiani. A cura di Redazione Papaboys fonte ANSA.

‘Benvenuto nella Terra Santa’. Gerusalemme aspetta Papa Francesco

23 maggio 2014 at 18:17

Coperta da oltre mille bandiere, vaticane e israeliane, Gerusalemme aspetta l’arrivo di Papa FrancescoIl viaggio di Papa Francesco: da Amman alla Città delle tre fedi passando per Betlemme. Maurizio Molinari, corrispondente da Gerusalemme del quotidiano La Stampa, racconta così il clima di attesa:

Coperta da oltre mille bandiere, vaticane e israeliane, Gerusalemme aspetta l’arrivo di Papa Francesco, che domani inizia un viaggio in Medio Oriente che lo vedrà fare tappa ad Amman e Betlemme prima di arrivare nella città santa delle tre fedi monoteiste. I drappi bianco-oro con le insegne della Santa Sede coprono il centro di Notre Dame, il quartiere cristiano, le botteghe dello shuk e corrono attorno alle mura della Città Vecchia fino al Kind David e a Rehavia, davanti alla residenza del presidente Shimon Peres. Anche a Betlemme il colpo d’occhio è simile, con la differenza dei drappi palestinesi al posto di quelli israeliani. “L’attesa di israeliani e palestinesi è alta perché tutti sanno che Papa Francesco parla con franchezza – dice David Neuhaus, patriarca vicario per la comunità dei cattolici di lingua ebraica – e c’è grande curiosità per cosa dirà e farà“.

Oltre alle bandiere, sono stati affissi migliaia di manifesti di ogni grandezza “Welcome to the Holy Land” in cui si vedono assieme Papa Francesco e Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, in vista dell’incontro che avranno nella nunziatura sul Monte degli Ulivi nel 50° anniversario del primo abbraccio fra Paolo VI e Atenagora I.

Le autorità israeliane hanno effettuato numerosi arresti fra i gruppi di estremisti ebrei responsabili di attacchi contro chiese e moschee nel corso dell’ultimo anno: alcuni di loro avevano minacciato gesta offensive nei confronti della visita e la polizia li ha fermati, creando anche posti di controllo a ridosso degli insediamenti in Cisgiordania dove molti di loro risiedono. Per proteggere la visita del Pontefice il governo israeliano schiera oltre 8mila uomini delle forze di sicurezza, che controlleranno ogni angolo del percorso ufficiale. La chiusura di molte strade di Gerusalemme – come di Betlemme – si deve alla decisione di Francesco di muoversi senza una vettura blindata ma ha sollevato malumori nella delegazione vaticana perché avrà come conseguenza “creare il vuoto attorno al Santo Padre” come osserva Artemio Vitores, numero due della Custodia francescana di Terra Santa. “Anche nella piazza della Mangiatoia di Betlemme dove Papa Francesco celebrerà la Messa domenica non entrano più di 10mila persone” sottolinea Vitores, secondo il quale “sono molti di più i cristiani che avrebbero voluto essere presenti“.

Sebbene il programma sia stato definito da tempo, con ritmi assai serrati, non mancano le sorprese dell’ultimora: domenica il Papa si recherà anche nel campo profughi di Debeishe, nei pressi di Betlemme, dove incontrerà quaranta bambini palestinesi ascoltando i loro racconti. “Vogliamo mostrare al Papa le nostre sofferenze” preannuncia Mamoun Lahham, direttore del “Phoenix Center” del campo che fu creato dai giordani nel 1949. A Betlemme, Francesco pranzerà con cinque famiglie cristiane palestinesi, una delle quali proviene da Gaza ma, spiega Neuhaus, “ancora non sappiamo se riuscirà a esserci a causa dei molto rigidi controlli di sicurezza”. A cura di Redazione Papaboys fonte: vaticaninsider.lastampa.it