Gaza: regge la tregua. Padre Pizzaballa: ora ricostruire i rapporti

6 agosto 2014 at 11:04

EPA1455977_tnDa tregua umanitaria di 72 ore a cessate-il-fuoco permanente: è questo che il mondo spera oggi per il conflitto in Medio Oriente che prosegue da un mese. Per ora, lo stop scattato questa mattina alle 8, ora locale, sembra reggere su entrambi i fronti e anche le dichiarazioni politiche sono incoraggianti. L’Egitto conferma che al Cairo si punta a tre giorni di colloqui per una soluzione duratura. Il servizio di Gabriella Ceraso della Radio Vaticana:

Israele ha annunciato il totale ritiro dalla Striscia Gaza. Le forze di terra, come previsto dalla tregua in corso, hanno completato la distruzione dei tunnel scavati dalla guerriglia palestinese e si sono ridispiegate oltre confine su posizioni difensive. In un mese, stando a Tel Aviv, sono stati uccisi 900 “operativi” di Hamas, jihad e fazioni terroristiche e colpiti 4.800 obiettivi, con oltre 1.860 morti, tra cui circa 400 bambini, secondo l’Unicef. Oggi l’alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha nuovamente chiesto a Israele che si assuma la responsabilità per “le crescenti prove di crimini di guerra a Gaza”. Ma ora le speranze sono sui colloqui previsti al Cairo e sulla proposta egiziana cui sembra non ci siano alternative. Un’opportunità reale, dicono gli Stati Uniti, che stanziano altri 225 milioni di dollari per il sistema antimissile d’Israele e incitano Hamas ad un impegno serio e intanto.

Abbiamo chiesto al custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, con quali speranze la comunità vive queste ore di tregua:
R. – Noi abbiamo l’impressione che ormai il peggio – mi riferisco alla violenza – sia passato e che si vada verso una tregua, non dico permanente, ma stabile per molto tempo. La situazione rimane molto tesa, perché questa violenza non è soltanto fisica, ma ha influito molto anche nelle relazioni tra israeliani e palestinesi. Ci auguriamo che, passata questa ondata terribile, si possa poco alla volta ricominciare a ritessere nuovamente le fila di queste relazioni, cosa che comunque resta necessaria e imprescindibile per entrambi.

D. – Una smilitarizzazione della Striscia di Gaza da una parte e dall’altra e la serenità per un popolo che non vuole più tunnel e aggressioni: è questa la realtà geopolitica cui andiamo incontro? Qual è la sua sensazione?
R. – La mia sensazione è che non ci saranno grossi cambiamenti. Non credo che la Striscia di Gaza sarà improvvisamente smilitarizzata. Penso che questa situazione resterà ambigua come lo è ora, per ancora molto tempo.

D. – L’impatto catastrofico, a livello di vite umane e di feriti, dall’una e dall’altra parte – certo con un’ampia sproporzione – rimarrà una ferita. Come si può superare e andare avanti?
R. – Innanzitutto, bisogna pregare. Poi, altra cosa, dobbiamo lavorare nella società. Proprio la Lettura di oggi, del Profeta Geremia, parla di una ferita inguaribile, che però il Signore ha sanato. Ecco, noi dobbiamo partire da lì. Anche le cose che sembrano impossibili, sono possibili se le vogliamo fare.

D. – Tutti noi ricordiamo il suo cammino a Gerusalemme a fianco del Papa durante la visita del maggio scorso. Che cosa ha insegnato alla vostra terra e al mondo, in questa occasione, quella presenza?
R. – lI ricordo di quella visita è ancora molto fresco, perché sono passati solo pochi mesi e ci dice che è possibile dire la verità, nel rispetto l’uno dell’altro. E’ possibile parlarsi, senza negarsi, è possibile, anche come religiosi, continuare a dialogare l’uno con l’altro, basta volerlo fare. Ci ha dimostrato che, se si vuole, è possibile.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

A Gaza è tregua, 72 ore per la pace

5 agosto 2014 at 15:02

AP2518708_tnUna nuova tregua di 72 ore e ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. I colloqui ieri al Cairo tra esponenti dello Stato ebraico e palestinesi hanno avuto esito positivo, nel tentativo di porre un freno al conflitto israelo-palestinese, che sinora ha causato oltre 1800 morti tra i palestinesi e una settantina tra gli israeliani. Gli interrogativi ora pesano sull’effettiva tenuta del cessate il fuoco, anche alla luce dei gravi episodi di ieri. Ci riferisce Graziano Motta della Radio Vaticana:

Alcuni segni positivi lasciano sperare stavolta in una tenuta del cessate il fuoco: c’è l’annuncio ufficiale sul ritiro da Gaza delle forze israeliane che hanno completato la distruzione della rete di tunnel dei miliziani palestinesi, deposito di missili e armi e via per le infiltrazioni nel territorio ebraico nella zona di confine. Tuttavia alcuni reparti restano attestati per ogni emergenza, e nelle retrovie i riservisti continuano con la loro sola presenza a tranquillizzare la popolazione esposta ai lanci di missili e obici di mortaio. C’è poi qualche dichiarazione politica incoraggiante, degli Stati Uniti in particolare, sul possibile consolidamento della tregua umanitaria, la sua tenuta potrebbe farla divenire permanente. Israele si mostra molto prudente. Il primo ministro Netanyahu, che ieri si è recato sul fonte delle operazioni, ha detto che “tutto finirà solo quando, e per lungo tempo, saranno ristabilite quiete e calma. Hamas e altre organizzazioni del terrore sono state colpite in modo pesante”, poi ha lasciato intendere che Israele non intende impedire l’arrivo di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza che è dinanzi a immani distruzioni.

La situazione nelle ultime ore non è stata tranquillizzante, nella Striscia ieri gli israeliani, nonostante la tregua unilaterale di sette ore da loro proclamata ma per ritorsione ai continui lanci di missili palestinesi, hanno continuato raid aerei e altre operazioni terrestri che hanno causato una decina di vittime fra cui una bambina di otto anni a Shati e una trentina di feriti a Nusseirat.

Gerusalemme ha vissuto l’incubo del passato terrorismo, in un quartiere abitato da ortodossi un palestinese alla guida folle di una grande ruspa ha rovesciato un’autobus, fortunatamente vuoto, e alcune auto, causando un morto e cinque feriti. L’uomo è stata poi ucciso dalla polizia. Sul montre Scopus, presso l’università, un motociclista ha sparato contro un soldato che sostava alla fermata degli autobus ferendolo gravemente.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Gaza, inizia la tregua. E muore una bimba

4 agosto 2014 at 17:14

gazaTregua macchiata di sangue. L’uccisione di una bambina di 8 anni in un raid ha segnato l’inizio della “tregua” dichiarata unilateralmente da Israele nella Striscia di Gaza.

Il raid aereo, che ha causato la morte della bambina e il ferimento di 30 persone, ha colpito il campo profughi di Shati a Gaza City alle 10.06 ora locale (le 9.06 in Italia), quindi sei minuti dopo l’inizio della dichiarata sospensione dell’offensiva. Lo ha riferito un reporter dell’Afp sul posto, mentre testimoni locali e altri giornalisti dell’agenzia francese aggiungono di aver udito il sibilo di un missile lanciato da un caccia-bombardieri F-16. Un portavoce dell’esercito israeliano ha annunciato verifiche. La zona è molto distante dell’area di Rafah, esclusa dalla tregua.

Nella notte tra domenica e lunedì l’esercito israeliano aveva annunciato una tregua umanitaria di sette ore, a partire dalle 9 locali (le 10 italiane), nella Striscia di Gaza ad eccezione dell’area a est di Rafah. Le Forze di difesa, veniva precisato nella nota, “risponderanno ad ogni tentativo di sfruttare questo periodo per colpire civili e soldati israeliani”. Per Hamas, il cessate il fuoco unilaterale proclamato da Israele all’indomani della strage di Rafah, dove 10 civili sono rimasti uccisi nel bombardamento di una scuola dell’Onu , è solo un tentativo per “distrarre” l’opinione pubblica mondiale dai “massacri” commessi dallo Stato ebraico.

Intanto, l’esercito ha dato notizia della morte di un comandante della Jihad islamica in un raid aereo sul nord della Striscia: si tratta di Dayal Mansour, che, secondo informazioni di intelligence, era il responsabile del coordinamento del lancio di razzi contro Israele.

Nella notte tra domenica e lunedì almeno 10 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza. Cinque persone sarebbero rimaste uccise a Jabalya (nord), tre nei quartiere di Zeitun, Sheikh Radwan e Nuseirat a Gaza e un bimbo a Rafah (sud). Il bilancio delle vittime palestinesi in quattro settimane di conflitto tra Israele e Hamas sale così a 1.823 morti.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Avvenire

Israele annuncia tregua a Gaza. Ma nella notte ancora bombe

4 agosto 2014 at 9:10

310x0_1407057376827_Mideast_Israel_Palest_rain__1_GAZA – Sette ore di cessate il fuoco a scopo umanitario. Intanto il governo israeliano subisce pesanti critiche dopo il nuovo attacco ad una scuola Onu

Israele ritira il grosso delle proprie forze, ridispiegandole dentro e fuori la Striscia, ma non per questo il conflitto con Gaza si attenua. Un razzo finito davanti il cancello principale di una scuola dell’agenzia dei rifugiati Onu (Unrwa) a Rafah ha fatto almeno 10 morti. Pesanti le critiche di Onu e Usa. Intanto l’esercito israeliano annuncia una mini tregua.

Nella notte l’esercito israeliano ha colpito oltre 20 obiettivi nella Striscia di Gaza, mentre secondo un portavoce militare nelle ultime 24 ore sono stati distrutti altri due tunnel. Secondo un alto responsabile dell’esercito, una volta che tutti i tunnel saranno distrutti l’esercito riesaminerà la situazione per decidere come procedere.

Ucciso capo 007 Jihad islamica – Il capo dell’intelligence della Jihad islamica a Gaza, Danyal Mansur, è stato ucciso nella notte in un’operazione dall’esercito israeliano nella Striscia. Secondo gli 007 di Israele, Mansur sarebbe stato il comandante del distretto nord e responsabile del lancio dei missili ad alta traiettoria contro il territorio israeliano durante l’operazione Pilastro difensivo del 2012.

Israele annuncia 7 ore di tregua umanitaria – Israele ha annunciato una tregua umanitaria di sette ore a Gaza. Secondo quanto affermato all’agenzia palestinese Ma’an dal coordinatore delle attivita’ governative nei Territori, il generale maggiore Yoav Mordechai, il cessate il fuoco sara’ applicato dalle 10 alle 15 ora locale sull’intera Striscia tranne che nell’area est di Rafah. Ma “se ci saranno attacchi Israele rispondera'”, avverte Mordechai. Ai palestinesi residenti a Abasan al-Kabira e Abasan al-Saghira e’ stato intanto detto di poter ritornare nelle loro case, aggiunge la fonte.

“Hamas ha definito la tregua di sette ore annunciata dall’esercito israeliano come “unilaterale” e mirata solo a “distogliere l’attenzione dal massacro di Israele”. “Non ci fidiamo di proposte del genere. La nostra gente deve essere molto cauta”, si legge in un comunicato di Sami Abu Zuhri.

Raid nella notte, uccisi 10 palestinesi Almeno 10 palestinesi sono stati uccisi nella notte in raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Cinque persone sarebbero rimaste uccise a Jabalya, tre nei quartiere di Zeitun, Sheikh Radwan e Nuseirat a Gaza e un bimbo a Rafah. Il bilancio delle vittime palestinesi in quattro settimane di conflitto tra Israele e Hamas sale così a 1.822 morti. di Redazione Papaboys (Fonte: Jhh e Tgcom)

 

Israele inizia il ritiro da Gaza, ma con un fiume di sangue

3 agosto 2014 at 11:49

10473060_10152206657181570_1817362880711021809_n - CopiaL’esercito di Israele ha iniziato il ritiro delle forze di terra dalla Striscia di Gaza. Lo ha annunciato il portavoce delle forze armate.

Sono almeno 35, secondo un bilancio aggiornato dei media palestinesi, i morti da stamane nella Striscia di Gaza in seguito ai nuovi raid israeliani. Lo riferisce l’agenzia Maan. La Bbc, citando fonti sanitarie locali, conferma almeno una trentina di morti e 150 feriti.

Dodici palestinesi sono rimasti uccisi stamattina in raid israeliani sulla Striscia di Gaza, secondo quanto rendono noto fonti di soccorso locali

L’esercito israeliano ha annunciato oggi la morte del sottoluogotenente Hadar Goldin, dato per disperso da venerdì nei combattimenti nella Striscia di Gaza.

“L’esercito israeliano continuerà ad agire a tutta forza” a Gaza “fino al completamento della sua missione”. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu aggiungendo che l’esercito “si dislocherà secondo le esigenze di sicurezza”.

Israele intende “rischierare” le sue truppe di terra inviate nella Striscia di Gaza, secondo le proprie “esigenze di sicurezza”, non appena completata la distruzione dei tunnel di Hamas. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu in un discorso tv alla nazione.

“Le nostre forze stanno completando la neutralizzazione dei tunnel a Gaza”. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu parlando alla nazione. Sul soldato ritenuto rapito, Netanyahu ha assicurato che Israele “farà di tutto per riportarlo a casa”.

“Chiederemo che ogni ricostruzione e sviluppo di Gaza sia legata al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia”. Lo ha detto Benyamin Netanyahu secondo il quale il supporto degli Usa e dell’Europa all’operazione a Gaza è una grande risorsa.

Sono almeno 78 i palestinesi rimasti uccisi oggi a Gaza. Lo riferisce l’agenzia Maan. Il bilancio complessivo nei 26 giorni delle operazioni militari di Israele è di oltre 1.600 morti tra i palestinesi e una sessantina tra i militari israeliani.

Parte dell’esercito israeliano si è ritirato di centinaia di metri dentro la Striscia di Gaza verso il confine. Alcune forze invece sono state già ridispiegate dentro Israele, mentre quelle rimaste nella Striscia stanno completando la distruzione dei tunnel. Lo riferisce Haaretz e il fatto è confermato da fonti locali.

Un ritiro unilaterale di Israele dalla Striscia non ”impegna” Hamas a niente. Lo ha detto – citato dall’agenzia palestinese Maan – il portavoce dell’organizzazione Sami Abu Zuhri, il quale ha sottolineato che Hamas ”e’ pronta a continuare a combattere se necessario”, ma si regolerà a seconda di quello che succederà sul terreno.

“L’Italia appoggia la proposta egiziana per la risoluzione della crisi a Gaza. E’ l’unica possibilità per uscire dalla crisi”, ha detto Renzi al Cairo.

“Faccio mio l’appello di altri colleghi per l’immediato rilascio del soldato israeliano rapito” ieri a Gaza, ha aggiunto il premier al termine dell’incontro con il presidente egiziano al-Sisi.

“C’è un’identità di vedute tra Italia e Egitto sull’iniziativa egiziana per mettere fine al conflitto a Gaza. Questa è l’unica in grado di apportare una soluzione effettiva e porre fine all’emorragia di sangue palestinese nella Striscia”, ha detto il presidente egiziano Sisi dopo aver incontrato al Cairo il premier Matteo Renzi. Fonte: Ansa

Il buio oltre la tregua

2 agosto 2014 at 16:47

gazaTEL AVIV, Oltre cento palestinesi uccisi in ventiquattro ore nella Striscia di Gaza, mentre a Tel Aviv le sirene sono tornate a suonare, così come in molte altre città israeliane al confine. Si fa sempre più cruento il conflitto tra Israele e Hamas, giunto al suo venticinquesimo giorno. La tregua umanitaria, scattata ieri alle otto del mattino, è durata meno di un’ora. Poi un’incursione di Hamas, con il presunto rapimento di un soldato israeliano. ha scatenato la controffensiva di Tsahal, che si è concentrata su Rafah.

I raid dell’aviazione israeliana sono andati avanti per tutta la notte. Nelle stesse ore razzi palestinesi hanno raggiunto diverse località israeliane: questa mattina due forti esplosioni sono state avvertite a Tel Aviv.

A Gaza un raid ha colpito l’università islamica. Stando a fonti locali, le vittime palestinesi complessive sono 1504, con oltre ottomila feriti, mentre gli israeliani morti sono 63.

La situazione umanitaria nella Striscia è al collasso: Oxfam parla di 450.000 sfollati, mentre l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, l’Unrwa, ha riferito che, nei suoi novanta punti di ricovero, ci sono almeno 250.000 persone. «Stiamo lavorando in condizioni sempre più difficili» riporta un comunicato di Oxfam. Finora sono stati distribuiti buoni d’acquisto per beni di prima necessità a quasi sedicimila persone.

Ma a preoccupare di più gli operatori è il rischio di epidemie. Sul fronte politico, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato «nei termini più forti la violazione del cessate il fuoco umanitario da parte di Hamas», dicendosi «scioccato e profondamente deluso». Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha condannato la rottura della tregua, ribadendo che Israele ha il diritto di difendersi, anche se «bisogna fare di più per proteggere i civili a Gaza». Oggi al Cairo è giunta una delegazione formata da rappresentanti di tutte le fazioni palestinesi per discutere un accordo in vista di un possibile cessate il fuoco: non è chiaro se è presente anche la controparte israeliana. E al Cairo è arrivato questa mattina anche il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Matteo Renzi, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Unione europea, per colloqui con il presidente egiziano El Sissi e il premier Ibrahim Mahlab.

Intanto, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha chiesto la collaborazione di Turchia e Qatar per cercare di fare pressione sui leader di Hamas e indurli ad accettare una nuova tregua. Washington teme che Israele possa decidere un’estensione del conflitto, mirando non più soltanto alla distruzione dei tunnel ma anche all’eliminazione di Hamas.

Il presunto sequestro del militare israeliano è avvenuto circa un’ora e mezza dopo l’entrata in vigore della tregua umanitaria. In base alle ricostruzioni giornalistiche, il sottotenente Hadar Goldin, di 23 anni, sarebbe stato catturato ieri mentre era in missione per distruggere un tunnel costruito da Hamas. Durante le operazioni un attentatore suicida palestinese sarebbe entrato in azione, facendosi esplodere e uccidendo due soldati israeliani. A quel punto sarebbe intervenuto un commando palestinese che avrebbe rapito Goldin.

La situazione, tuttavia, appare alquanto confusa. Inizialmente un portavoce di Hamas aveva negato qualsiasi responsabilità del movimento, parlando di «invenzione». Successivamente alcuni esponenti delle Brigate Ezzedim Al Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno riferito all’agenzia palestinese Maan la cattura del militare israeliano da parte dei proprio uomini. Questa mattina le Brigate hanno invece smentito tale versione, affermando di non essere coinvolte in nessun modo e di non aver informazioni sul militare israeliano. «Non disponiamo di informazioni su quel soldato» si legge in un comunicato delle Brigate. «Abbiamo perso i contatti con uno dei nostri gruppi combattenti, che era in azione nel settore dove il soldato è scomparso, ed è possibile che
sia i nostri miliziani sia il militare siano rimasti uccisi».

A cura di Redazione Papaboys fonte: Osservatore Romano

Israele-Gaza, la tregua fallisce subito

1 agosto 2014 at 13:24

carriSubito fallito il cessate-il-fuoco di 72 ore, che era entrato in vigore nella Striscia di Gaza dalle 8 locali (le 7 italiane) di questa mattina, nel 25esimo giorno di un conflitto devastante tra l’esercito israeliano e il movimento integralista islamico palestinese Hamas.

La tregua, annunciata con un comunicato congiunto dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, la prima accettata dalle due parti in conflitto dall’inizio dell’offensiva dell’8 luglio, era stata preceduta da due ore di bombardamenti intensi e lanci di razzi. Ma alle 8, le sirene di allarme per i combattimenti avevano smesso di suonare in questo settore: un silenzio durato purtroppo pochi minuti. I razzi di Hamas hanno continuato a piovere sul sud di Israele, che ha usato i suoi tank per bombardare i miliziani all’uscita di un tunnel nella Striscia. Fonti mediche di Gaza hanno riferito che decine di palestinesi sono rimasti uccisi in questa operazione.

Per Israele, secondo fonti ufficiali citate da Radio Gerusalemme, dunque, la tregua è finita. Il governo avrebbe informato l’inviato dell’Onu nella zona Robert Serry che l’interruzione dell’azione militare è a questo punto da considerarsi finita.

I negoziatori di entrambe le parti erano attesi oggi al Cairo per discutere di una soluzione a lungo termine.

Bilancio delle vittime
Secondo i dati diffusi di prima mattina dalle autorità sanitarie della Striscia di Gaza, il totale dei morti registrati prima della tregua è salito ad almeno 1.437. Ma successivamente la cifra è stata ancora corretta al rialzo per gli effetti di uno degli ultimi bombardamenti, il cui bilancio è stato aggiornato da 11 a 16 vittime. Stando alle stesse fonti, almeno il 23% del totale dei morti palestinesi erano ragazzi e bambini, mentre i dati dell’Onu accreditano una maggioranza complessiva di vittime civili. I feriti sono indicati intanto in oltre 8200.

Nell’ultima azione militare di terra su larga scala condotta nella Striscia fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 – denominata ‘Piombo Fusò e durata 22 giorni contro i 25 di quella di queste settimane – i morti palestinesi censiti dalle fonti di Gaza furono 1416 (fonti israeliane ne riconobbero fra 1100 e 1300). Quell’operazione costò inoltre la vita a una decina di soldati e a tre civili in Israele: un tetto largamente superato da tempo nell’offensiva attuale, che secondo i dati dell’esercito ha provocato ormai la morte di 61 militari israeliani, oltre che di tre civili nello Stato ebraico.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Avvenire

Il Patriarca Twal: la tregua non serve, se Gaza resta una prigione disperata

1 agosto 2014 at 12:22

LAPR0667-031-U430101350474685o0-U430302749358xUG-593x443@Corriere-Web-Nazionale“La tregua iniziata in corso è una cosa buona, ma non servirà se le condizioni di Gaza rimarranno quelle di una terra disperata posta sotto assedio, dove possono crescere solo la paura e la frustrazione che alimentano l’odio. Sembra quasi che si punti a fare di Gaza una fabbrica di disperati, destinati a trasformarsi facilmente in estremisti pronti a tutto”.

Così il Patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal sottolinea in una conversazione con l’Agenzia Fides la fragilità invita a riflettere sulla scarsa incisività a lungo termine della sospensione temporanea delle azioni su cui hanno trovato l’accordo Israele e Hamas. Secondo il Patriarca occorre rimuovere le condizioni strutturale che alimentano l’odio cieco, a partire dall’embargo: “Anche i tunnel costruiti a Gaza” fa notare Sua Beatitudine Twal “sono a loro modo un prodotto dell’embargo: se si pone fine a questo assedio, se si aprono le strade e si permette la libertà di movimento delle persone e delle merci, se si consente la libera pesca nel mare davanti a Gaza, allora tutto potrà muoversi in superficie e nessuno avrà bisogno di scavare tunnel per passare sottoterra”.

A giudizio del Patriarca latino di Gerusalemme, la perversa e cieca volontà di annientare il nemico sta trasformando la popolazione civile di Gaza in vittima sacrificale: “Basta guardare i nomi delle vittime: il 70 per cento” fa notare Sua Beatitudine “sono donne e bambini: E fa pensare anche il fatto che, tra tanti tunnel, Hamas non abbia pensato a costruire rifugi sotterranei per la gente”.

Riguardo alle reazioni internazionali, il Patriarca invia un messaggio significativo anche a chi continua a esprimere attestazioni verbali di solidarietà con i cristiani e i popoli sofferenti del Nedio Oriente: “Arrivano tante lettere da tanti amici che vivono in altri Paesi e continenti. Noi ringraziamo, ma forse c’è troppa compassione e poco aiuto concreto. Sono andato a visitare i feriti usciti da Gaza accolti nell’Ospedale francese, e sono rimasto impressionato. Anche le loro famiglie hanno bisogno di tutto. Noi facciamo quello che possiamo con la Caritas e le risorse del Patriarcato, ma dall’esterno vediamo arrivare poco sostegno concreto e efficace. Non bastano i messaggi e le dichiarazioni messe in rete per dire: siamo con voi”.

Pierre Loup de Raucourt, del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ci racconta: tornato a Gerusalemme dopo tre settimane di visita negli Stati Uniti, mons. Fuad Twal è accorso al capezzale dei feriti della Striscia di Gaza, accolti negli ospedali di Gerusalemme.

Lontano geograficamente dal conflitto nella Striscia di Gaza, fin dal suo inizio, il Patriarca si è subito allarmato a causa della situazione catastrofica. Ricevuto alla Casa Bianca dal Capo di gabinetto e consigliere del presidente Obama confida che: “il [suo] dolore è accresciuto dal fatto di essere assente mentre uomini e donne del [suo] patriarcato soffrono”.

Al suo ritorno, ha voluto recarsi immediatamente al capezzale dei feriti accolti in due ospedali di Gerusalemme: l’ospedale Francese delle suore di san Giuseppe e l’ospedale islamico Makassed sul monte degli Ulivi. E questo nella impossibilità di recarsi nella Striscia di Gaza, dove la piccola parrocchia cattolica, come del resto tutta la popolazione di Gaza, ha bisogno di sostegno fisico e morale per sollevarsi dal dolore, dalla guerra e dalla pressione sulla popolazione causati tanto dall’esercito israeliano quanto da Hamas. “Tanto la mia desolazione e la mia pena sono grandi, quanto la mia gioia a vedere queste testimonianze di solidarietà e di carità da parte delle religiose che hanno accompagnato all’ospedale i bimbi da Gaza”.

Purtroppo, solamente pochi feriti sono stati accolti a Gerusalemme rispetto al gran numero di chi avrebbe bisogno, secondo certe fonti più di 7000. La maggior parte delle persone ospedalizzate ha meno di 20 anni. Neonati, bambini e adolescenti, se pure sopravviveranno, soffrono per gravissimi traumi che li renderanno disabili per tutta la loro vita. “E’ il risultato di un massacro – si rammarica il Patriarca – di civili innocenti, di madri coi loro bimbi, coi loro piccolini che nulla hanno a che fare con la politica”.

Intimamente colpito da questa visita, dagli sguardi smarriti e spenti delle famiglie o dei feriti, mons. Twal pensa al futuro con due domande: “Perché tanta cieca violenza? Che faranno questi feriti una volta usciti dall’ospedale?. In effetti la maggior parte di loro a Gaza non ha più nulla, tutto è distrutto. Nemmeno posseggono un permesso di residenza. Il loro futuro è davvero una incognita.

Infine, il Patriarca lancia da Gerusalemme un appello alla solidarietà internazionale. Molti aiuti avevano consentito di ricostruire le abitazioni. Ormai queste case sono danneggiate o distrutte, il dramma si ripete. I bisogni sono grandi e urgenti.

A cura di Redazione Papaboys
fonti: Agenzia Fides e Patriarcato Latino di Gerusalemme

Gaza, card. Maradiaga: strage di innocenti, tregua sia permanente

1 agosto 2014 at 11:21

bambini_Gaza“Un cessate il fuoco permanente”, che sia “il primo passo sulla strada di una pace giusta”. Lo chiede il cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, in un documento sulla situazione a Gaza. Sui contenuti di questa riflessione, ascoltiamo il servizio di Davide Maggiore della Radio Vaticana:

Dalla realtà di una guerra “devastante”, che riduce “in cenere” ogni speranza di un futuro di pace, prende le mosse la riflessione del card. Maradiaga. Il cessate il fuoco permanente chiesto dalla Caritas, specifica, deve condurre a “una pace giusta, basata su negoziati inclusivi, in tutta la regione”. “La strada per la riconciliazione è lunga ma comincia da noi”, ricorda il porporato, chiedendo alle parti in conflitto: “Perché continuate a guardare la pagliuzza nell’occhio del vostro fratello e non a vedere la trave che è nel vostro?”. “Dovreste deporre le armi – continua – e prendere un binocolo”, per vedere “che la gran parte delle vittime sono innocenti”. Ricordando le altre guerre scoppiate nella Striscia, l’impegno della Caritas e le condizioni di vita dei palestinesi, il card. Maradiaga chiede “la fine del blocco su Gaza”, così che i suoi abitanti possano “vivere una vita degna”. Il porporato ricorda poi l’incontro di Papa Francesco con i presidenti Peres e Abbas, e le parole di Benedetto XV – durante la Prima Guerra mondiale – secondo cui la forza può “reprimere i corpi”, non le anime degli uomini. Il cardinale prega dunque perché “le anime di palestinesi e israeliani restino libere di credere in un futuro di giustizia e pace”.

Dalle 7 di questa mattina, ora italiana, Israele e Hamas non sparano più. Hanno accettato la tregua umanitaria di 72 ore, proposta da Stati Uniti e Onu. Le delegazioni delle due realtà saranno oggi Cairo per intraprendere negoziati. Pesantissimo il bilancio delle vittime fin’ora 1.450 i palestinesi uccisi, sul fronte israeliano sono morti 61 militari e 3 civili. Graziano Motta della Radio Vaticana:

La tregua umanitaria e incondizionata di 72 ore, ovvero di tre giorni, è stata annunciata congiuntamente dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e dal segretario di Stato americano Kerry. Le parti, nell’accettarla, hanno chiarito che resisterà fin quando non sarà violata e comunque hanno inviato delegazioni al Cairo, quella palestinese rappresenta le tre principali organizzazioni, Al Fatah, Hamas e Jihad islamica, aderendo all’intento dei promotori e del presidente egiziano al-Sisi di renderla stabile e duratura. Per questo occorrerà aprire una breccia sul muro di diffidenze e di riserve, le principali sono state esplicitate: Israele ha precisato che intende continuare ad operare sottoterra e demolire la rete di tunnel realizzata da Hamas per sventare la minaccia di infiltrazioni e distruggere l’arsenale di missili e ancora ieri il primo ministro Netanyahu ribadiva questa condizione e disponeva il richiamo di altri 16 mila riservisti. Hamas ha ribadito che, con il ritiro delle forze israeliane di occupazione, deve cessare il blocco della striscia di Gaza. Per la comunità internazionale non devono più esserci violazioni dei diritti umani, né tantomeno crimini di guerra. Al di là delle speranze, la tregua dovrebbe ridare fiato alla popolazione palestinese stremata da 25 giorni di guerra che ha aggravato le sue condizioni miserevoli, portando lutti – le vittime superano quota 1400, circa 7000 feriti – montagne di macerie e un totale dissesto dei servizi civili, in particolari ospedalieri. E far passare qualche giorno senza angosce e paure agli israeliani sotto la minaccia dei missili palestinesi. Ieri ne sono stati lanciati una sessantina, in buona parte intercettati. La scorsa notte, nelle ore che hanno preceduto l’annuncio della tregua, a Gaza sono proseguiti i combattimenti, con l’intervento di aerei e artiglierie; 14 i palestinesi morti a Khan Younis fra cui una donna e due bambini; cinque soldati israeliani uccisi dallo scoppio di un obice di mortaio presso il confine, portando così a 61 il numero complessivo delle perdite.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

72 ore di ‘cessate il fuoco’ a Gaza! Accordo tra Israele ed Hamas

1 agosto 2014 at 1:20

gaza child72 ORE – Gli Stati Uniti e l’ Onu, in un comunicato congiunto, affermano di aver ricevuto assicurazioni da tutte le parti per un cessate il fuoco incondizionato durante il quale ci saranno trattative per una tregua più duratura.

Israele e Hamas hanno concordato un cessate il fuoco di 72 ore, che comincerà questo venerdì mattina. Lo rendono noto Stati Uniti e Nazioni Unite che, in un comunicato congiunto, affermano di aver ricevuto assicurazioni da tutte le parti per un cessate il fuoco incondizionato durante il quale ci saranno trattative per una tregua più duratura.

Il comunicato è stato rilasciato da Nuova Delhi, dove il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha incontrato funzionari indiani. Kerry: “Aiuti umanitari ai civili durante le 72 ore” “In queste 72 ore – ha detto Kerry – i civili di Gaza riceveranno aiuti umanitari e potranno seppellire i loro morti, curare i feriti, fare scorte alimentari.

Potranno anche essere riparate le infrastrutture essenziali per l’energia elettrica e l’acqua”.

Onu: le delegazioni di Israele e Anp subito al Cairo “Le delegazioni israeliana e palestinese andranno immediatamente al Cairo per intraprendere negoziati con il governo egiziano, su invito dell’Egitto, per tentare di raggiungere l’accordo su un cessate il fuoco durevole” a Gaza. Lo ha detto il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric.

Il comunicato: “Contiamo sullo sforzo internazionale per una tregua duratura” “Durante i colloqui, – si specifica nel comunicato – le parti coinvolte saranno in grado di sollevare tutte le questioni che destano preoccupazione”. “Contiamo su un continuo sforzo internazionale di collaborazione per aiutare l’Egitto e le parti a raggiungere una tregua che possa durare”.

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La tregua arriva nel giorno in cui Israele mobilita altri 16mila riservisti L’annuncio della tregua apre uno spiraglio di speranza, nel giorno in cui Israele ha detto che non fermerà la sua operazione a Gaza, almeno finché non avrà finito il lavoro di eliminare il pericolo dei tunnel dalla Striscia, annunciando poi il richiamo di altri 16.000 riservisti.

Circa 1400 morti e oltre 8mila feriti Nella Striscia, intanto, al 23esimo giorno di guerra, la situazione registra un bilancio drammatico di circa 1400 morti e oltre 8mila feriti. Ma non si fermano neanche i razzi su Israele. L’Alto commissario Onu per i diritti umani: “Gravi violazioni che potrebbero costituire crimini contro l’umanità” In questo scenario, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha accusato gli Usa di fornire “artiglieria pesante a Israele” con una spesa di “quasi un miliardo per creare una protezione contro i razzi a beneficio dei civili israeliani ma non di quelli palestinesi”. Poi ha detto che Hamas e Israele “commettono gravi violazioni dei diritti umani, che potrebbero costituire crimini contro l’umanità”. Nuova riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu Il Consiglio di Sicurezza Onu si è riunito d’emergenza per l’ennesima volta. Valerie Amos, la responsabile per gli Affari Umanitari, denuncia: “Oltre l’80% delle persone uccise finora a Gaza sono civili, di cui 251 bambini”. E tra le vittime, ci sono anche sette persone dello staff Onu. – Fonte: Rainews24