Consiglio sicurezza Onu e Obama in pressing su Israele: Tregua subito senza condizioni!

28 luglio 2014 at 7:01

Mideast Israel PalestiniansTEL AVIV – Telefonata del presidente Usa al premier israeliano: “lo stop immediato delle armi è un imperativo strategico!” Ancora una volta Mr. Obama è eccellente per le sue posizioni! Non chiede tregua incondizionata per salvare vite umane, specialmente di bambini, ma poiché la tregua è…. imperativo strategico.

Le persone di buona volontà possono commentare da sole.

CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONUIl Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza nella notte a New York sulla crisi di Gaza e ha adottato una dichiarazione unanime in cui chiede un «cessate il fuoco umanitario immediato e senza condizioni» a Gaza.

L’obiettivo è fermare la guerra senza sosta tra Hamas e Israele, che continuano a violare le tregue umanitarie. Il presidente americano Barack Obama, in una telefonata con Benjamin Netanyahu, ha chiesto di una «tregua umanitaria immediata e senza condizioni», sottolineando che si tratta di «un imperativo strategico». E ha aggiunto, per rassicurare Israele, che ogni duratura soluzione al conflitto israelo-palestinese deve prevedere il disarmo di Hamas e di tutti i gruppi attivi nella Striscia di Gaza.

TREGUA CONTINUAMENTE VIOLATA – Le varie tregue annunciate da entrambe le parti, formalmente in vigore, non sono state rispettate: secondo il sito Times of Israel, 50 razzi sono stati sparati oggi contro Israele, anche dopo le 14 di domenica, quando sarebbe dovuta entrare in vigore la tregua di 24 ore proclamata da Hamas.

In risposta, i carri armati israeliani hanno lanciato una pesante offensiva sulle zone densamente popolate del sud della città di Gaza, secondo quanto rende noto la polizia del territorio palestinese. I proiettili sparati dei carri armati hanno colpito un edificio residenziale e diversi palazzi nell’area di Tal al-Hawa, mentre le navi della marina bombardavano la costa. Una persona è morta quando un raid aereo ha colpito un veicolo che trasportava operai a riparare condutture di acqua danneggiate, ha riferito la Mezzaluna rossa. L’esercito israeliano non ha confermato di aver ripreso gli attacchi.

LA TELEFONATA DI OBAMA E NETANYAHUIl presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al premier israeliano Benyamin Netanyahu «un cessate il fuoco umanitario immediato e incondizionato»; è «un imperativo strategico», gli ha detto in una conversazione telefonica il cui tono, da quanto traspare dal comunicato della Casa Bianca – è stato piuttosto perentorio. Precedentemente, il governo israeliano aveva nuovamente respinto la proposta del segretario di stato Usa John Kerry per la tregua, confermando, invece, la sua adesione alla mediazione egiziana, definita «l’unica possibile».

Nella telefonata, Obama ha rimarcato l’importanza di garantire una sicurezza duratura a Israele, che passa attraverso la «smilitarizzazione di Gaza» e il «disarmo dei gruppi terroristici». Ha tuttavia anche sottolineato «la necessità di stabilire un cessate il fuoco umanitario immediato, senza condizioni per arrivare a una cessazione definitiva delle ostilità», che permetta ai palestinesi della Striscia di condurre una vita normale e di avviare prospettive di sviluppo a lungo termine per Gaza.

Il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti e il premier israeliano è avvenuto al termine di giorni particolarmente tesi tra i due Paesi, in una situazione in cui – a detta di alcuni analisti – Israele si sente tradito dallo storico alleato. Sul campo, le ostilità – giunte al 20° giorno – proseguono, ma con un’intensità ridotta, mentre i razzi continuano a cadere su Israele e la ricerca e lo smantellamento dei tunnel procede da parte dell’esercito di Israele nelle zone controllate di Gaza. di Francesco Rossi / Redazione Papaboys / (fonti: Jerusalem Post – Corriere della Sera – La Stampa – Ufficio Stampa della Casa Bianca)

 

A Gaza bombardata una scuola (diavolo), ma una bimba nasce sotto le bombe (Dio)

25 luglio 2014 at 11:51

feb90422863e760a88e0c5428684a7cb_unique_id_nanna_neonato1_cmc_image_1GAZA – Ammazzano, ammazzano, ammazzano senza tregua, senza pietà, sordi ai richiami del Papa, dell’Onu, del mondo. Israele è impazzito di ferocia terribile, senza precedenti. Ho già parlato di Shoah palestinese e di Olocausto (e mi hanno dato subito di antisemita e non me ne importa niente).

E’ drammatico il bilancio della giornata a Gaza, che parla di decine di vittime nella scuola gestita da un’ente dell’Onu. Altri 100 palestinesi sono stati uccisi nel sedicesimo giorno dell’offensiva militare israeliana contro Gaza, portando ad almeno 718 il bilancio complessivo delle vittime palestinesi, in gran parte civili, secondo i servizi di soccorso locali. Sull’altro fronte, secondo l’esercito israeliano, sono morti 32 soldati, in gran parte durante i combattimenti a Gaza.

Nello sgomento generale, a fine serata, questa dichiarazione: “Sono sconvolto dalla notizia dell’attacco alla scuola Unrwa nel nord della Striscia di Gaza”: lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon sottolineando che tra le vittime ci sono donne, bambini, e membri dello staff delle Nazioni Unite. E poi “Non sappiamo chi abbia attaccato la scuola dell’Unrwa a Gaza”: lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Farhan Haq, parlando con i giornalisti. In una nota aveva affermato che “le circostanze dell’attacco non sono ancora chiare”.

Ma nell’inferno della morte di Gaza, il Signore Iddio, Unico vero Giusto del tempo e della storia, ancora crea.

Leggiamo insieme il bellissimo articolo di speranza, scritto da Corrado Paolucci di Aleteia. Merita veramente un premio!

fdc7baddffc07e3bc16c9a2350ee7cb7

Il miracolo della bimba di Gaza nata sotto le bombe di Israele

La corsia maternità è piena di donne come Sena Alissa. Le infermiere spiegano che durante i raid aerei il numero di aborti e complicazioni legate al parto aumenta vertiginosamente…

La corsia maternità è piena di donne come Sena Alissa. Le infermiere spiegano che durante i raid aerei il numero di aborti e complicazioni legate al parto aumenta vertiginosamente, a causa di paura, stress e impossibilità di raggiungere gli ospedali. Ma Batoul, la bambina di Sena, nasce e grazie a Dio sta bene. A raccontare questa incredibile storialanciata da Aleteia, è Sophia Jones, corrispondente di Huffington Post in Medio Oriente, riportata dalla medesima testata l’11 luglio.

Batoul è viva

Il nome della bimba è di origine arabica e significa “intatta”, “salva”, “intoccata”. Sena Alissa lo ha scelto per la sua creatura, nata a Gaza sotto il fragore incessante delle bombe. Un piccolo-grande miracolo, dove la vita “grida” con tutta la voce che ha. Grida contro la paura, la violenza del nemico e il terrore dei missili. Grida perché sa che alla fine la morte non prenderà il sopravvento.

La storia di Batoul ha inizio la notte del 10 luglio quando mamma Sena entra in travaglio prematuramente durante uno dei tanti raid israeliani sulla Striscia. Fino al mattino nessuna ambulanza né automobile la porta in ospedale in condizioni di sicurezza. Poi, alle prime ore del giorno, la corsa verso la clinica più vicina dove mamma e figlia vengono accolte.

A Gaza serve tutto

Nei primi quattro giorni dell’operazione militare israeliana Protective Edge le vittime tra i palestinesi sono circa un centinaio; oltre seicento i feriti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un appello: servono aiuti finanziari urgenti al ministero della Salute palestinese. A Gaza serve tutto: servono medicine, dispositivi medici e carburante per gli ospedali, che già scarseggiano, mentre cresce il debito sanitario. Il servizio sulla bambina nata a Gaza è di Corrado Paolucci per www.aleteia.org

Medio Oriente: Sforzi diplomatici per una tregua…

25 luglio 2014 at 11:34

gaza_350Continua la crisi in Medio Oriente: oggi le speranze per fermare il conflitto tra israeliani e palestinesi guardano Al Cairo per il vertice tra il segretario di Stato Usa Kerry, il segretario delle Nazioni unite Ban Ki-moon ed il presidente egiziano al Sisi. Sul terreno si ipotizza una tregua ma per ora non si fermano l’operazione di terra e i raid israeliani, come continuano i lanci di razzi palestinesi. Dopo gli ultimi raid su gaza, in cui ha perso la vita una famiglia di 7 persone, sono 583 i palestinesi morti, molti i civili, 27 i soldati con la stella di David che hanno perso la vita. Graziano Motta per la Radio Vaticana:

Gli sguardi, accompagnati dalle speranze, della comunità internazionale sono volti verso il vertice odierno al Cairo tra il presidente egiziano, il segretario generale dell’ONU e il segretario di stato americano Kerry. Questi ultimi si sono incontrati la scorsa notte per invocare la cessazione delle ostilità a Gaza, “immediata e incondizionata” ha chiesto Ban Ki-moon, precisando che i punti della proposta egiziana – che ricalcano quelli dell’analoga iniziativa del 2012 – possono essere presi in esame in un successivo negoziato. Hamas li ha invece respinti ponendo come condizione preliminare l’apertura delle frontiere di Gaza e il rilascio dei palestinesi detenuti da Israele. Queste divergenze erano state valutate da Ban Ki-moon nell’incontro di ieri a Doha, nel Qatar, con il presidente palestinese Abu Mazen. Oggi nel negoziato sarà coinvolto anche il Segretario generale della Lega Araba. John Kerry, chiarendo la posizione degli Stati Uniti, ha convenuto che una tregua è urgente ma che, temporanea o definitiva che sia, non potrà risolvere tutti i problemi di fondo. Egli ha annunciato aiuti, 43 milioni di dollari, per alleviare la gravissima crisi umanitaria a Gaza dove continuano le operazioni terrestri e i raid aerei israeliani contro i miliziani di Hamas e della Jihad islamica che provocano però nuove vittime civili. Fra l’altro sono stati coinvolti un ospedale e un grattacielo trasformati , sostengono i comandi israeliani, in obiettivi militari, come peraltro parecchi campi gioco per bambini, cimiteri e moschee. Il numero dei soldati israeliani uccisi in conflitto è salito a 27, quello dei feriti a più di 80. L’infiltrazione di un commando palestinese attraverso un tunnel in Israele – raggiunta peraltro dai continui lanci di missili, ieri un centinaio – è stata neutralizzata con l’uccisione di dieci miliziani.

Nel pieno delle violenze, ieri ha avuto vasta eco l’appello alla pace e al dialogo lanciato dal Papa all’Angelus. Parole commentate ai nostri microfoni dal nunzio in Israele e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, mons. Giuseppe Lazzarotto:
R. – Le parole del Santo Padre hanno avuto una grande eco qui e sono state riprese da tutti i mezzi di comunicazione ufficiali, sia la carta stampata come anche le radio e le varie emittenti. Tutti hanno rilanciato l’appello del Santo Padre. E’ quello che qui tutti ci auguriamo perché la situazione sta diventando veramente tragica: c’è una perdita di vite umane che non è accettabile, bisogna metter fine alla violenza perché così si creano altre situazioni di conflitto, si aprono nuove ferite che produrranno ancora morte. È urgente che quei responsabili capiscano che non c’è altra strada che quella del dialogo e del negoziato; le parti in causa devono essere aiutate e devono essere portate ad un tavolo di negoziato.

D. – La preghiera in Vaticano con Peres e Abbas e i vari appelli: il Papa sta ponendo la massima attenzione sulla situazione in Medio Oriente…
R. – La preghiera in Vaticano, il gesto del Santo Padre di invitare i due presidenti e la sua telefonata proprio a loro di qualche giorno fa, vanno tutte verso la stessa direzione che è quella di seminare. Quella che il Santo Padre ha fatto è una semina. Adesso, bisogna circondare questo seme di attenzioni, farlo crescere e far riprodurre i frutti che dovrebbe dare; capire il senso del gesto del Papa e tradurlo in azioni concrete come il Santo Padre sta chiedendo continuamente. Ci vogliono gesti concreti e coraggiosi, il Papa l’ha sottolineato tante volte: la pace ha bisogno di gesti coraggiosi. È ora che i responsabili politici di tutte le parti lo capiscano e si muovano in questa direzione.

D. – Come stanno vivendo israeliani e palestinesi… Qual è la sensazione, dopo molti giorni di escalation militare?
R. – Le persone sono stanche perché è una situazione che dura da troppo tempo. Questi fenomeni ricorrenti di conflitto creano naturalmente altra frustrazione, ma la maggior parte delle persone vuole la pace.

D. – La Chiesa di Terra Santa può giocare un ruolo decisivo per riavvicinare le parti?
R. – La Chiesa in Terra Santa fa tutto quello che è possibile fare: ci si muove con i mezzi che abbiamo a disposizione; adesso, si sta pensando anche a qualche iniziativa della Caritas per portare un aiuto immediato a queste popolazioni che sono direttamente colpite; si sta pensando a gesti concreti. Io vorrei cogliere qui l’occasione per accennare anche al fatto che molti pellegrini hanno cancellato il loro viaggio, il loro pellegrinaggio: però dico che venire in Terra Santa è anche un bel gesto di solidarietà. Aiuta sapere che altri cristiani – nonostante tutto – vengono qui.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Ordinari di Terra Santa chiedono di pregare per la pace

7 giugno 2014 at 16:30

Papa Francesco, omelia a BetlemmeUna vera e propria mobilitazione di preghiera per rispondere all’appello di Papa Francesco che domenica 8 giugno, incontrerà in Vaticano per un forte momento di spiritualità i presidenti di Israele e Palestina, Shimon Peres e Mahmoud Abbas. “Non lasciateci soli, pregate perché il Signore doni pace a questa terra benedetta”, era stato l’appello del Pontefice subito raccolto dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, che hanno inviato una lettera ai parroci, ai movimenti, alle comunità religiose, alle famiglie e a tutti gli uomini di buona volontà, con alcune richieste per condividere questa preghiera.

Nella lettera – riferisce l’agenzia Sir – si invitano i parroci ad elevare preghiere per la pace nelle Messe di domenica, ai giovani viene chiesto di promuovere Veglie di preghiera la sera di sabato 7 giugno, alle famiglie di accendere una lampada ed esporla domenica sulla finestra centrale di casa. A tutti i fedeli, “e agli uomini di buona volontà”, gli Ordinari chiedono di “rispettare due minuti di silenzio e di preghiera al momento del suono delle campane, previsto per le ore 19, suggerendo di spegnere telefonini, radio e tv, interrompere eventuali conversazioni e, laddove possibile, fermare l’automobile”.

Istantanee dalla Terra Santa, il pellegrinaggio di Papa Francesco in immagini

28 maggio 2014 at 13:41

Il pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa si è appena concluso. Sono stati tre giorni davvero molto intensi. Momenti altissimi di preghiera si sono accavallati con incontri diplomatici estremamente importanti. Senza un istante di sosta, Papa Francesco ha abbracciato e stretto le mani a re, presidenti e leader religiosi, ma soprattutto ha incontrato la gente della Terra Santa, cristiani, ebrei, musulmani, abitanti di quelle periferie che stanno più a cuore a Francesco. In queste righe, aiutati da venti immagini, cercheremo di ripercorrere le tappe principali di questo bellissimo viaggio:

Come pazienti artigiani: nella messa ad Amman l’invito del Papa a essere operatori di pace

Terra_Santa_01

Sabato 24 maggio 2014, oltre quarantamila fedeli accolgono con una grande ovazione Papa Francesco all’International Stadium di Amman. Il Santo Padre inizia la sua omelia con un riferimento al Vangelo di Giovanni «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). La liturgia ci ripropone qui un passo che si riallaccia al ciclo di catechesi sui doni dello Spirito Santo che Papa Francesco ha iniziato in Piazza San Pietro, a duemilaquattrocento chilometri di distanza. Qui ci troviamo non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano (cfr Mt 3,16), e oggi mi recherò lì. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto bisogno ha il mondo di noi come messaggeri di pace, come testimoni di pace! E’ una necessità che ha il mondo. Anche il mondo ci chiede di fare questo: portare la pace, testimoniare la pace!

La pace non si può comperare, non si vende. La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire “artigianalmente” mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza.

Cari amici, cari fratelli, lo Spirito Santo è disceso su Gesù presso il Giordano e ha dato avvio alla sua opera di redenzione per liberare il mondo dal peccato e dalla morte. A Lui chiediamo di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace.

Dietro la guerra i mercanti di armi: un nuovo appello per la Siria durante l’incontro con giovani rifugiati e disabili

Terra_Santa_02

Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico.

In preghiera silenziosa: nel luogo del Battesimo di Gesù

Terra_Santa_03

È l’ora del coraggio: all’arrivo a Betlemme il Pontefice invita a gesti generosi e creativi per porre fine al conflitto

Terra_Santa_04

Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti.

La violenza non si vince con la violenza: con i bambini al campo profughi di Dheisheh

Terra_Santa_05Non lasciate mai che il passato determini la vostra vita. Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete. Però, sappiate una cosa, che la violenza non si vince con la violenza! La violenza si vince con la pace! Con la pace, con il lavoro, con la dignità di far andare avanti la patria!

Il segno del bambino: l’omelia della messa celebrata nella piazza della Mangiatoia a Betlemme

Terra_Santa_06Il Bambino di Betlemme è fragile, come tutti i neonati. Non sa parlare, eppure è la Parola che si è fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la vita degli uomini. Quel Bambino, come ogni bambino, è debole e ha bisogno di essere aiutato e protetto. Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno.
Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino.

Nella mia casa di pace: Papa Francesco invita i presidenti palestinese e israeliano a un incontro di preghiera in Vaticano

Terra_Santa_07In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera.

Il silenzio assordante: al muro della divisione

Terra_Santa_08

Dal sogno alla realtà: all’arrivo in Israele il Pontefice ripropone l’invito a pregare per la pace e rilancia la soluzione dei due Stati

Terra_Santa_09

Desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente, e al Signor Presidente Mahmoud Abbas, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera, invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera. Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla; e tutti, specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli, abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa terra e del mondo intero, ci chiedono di portare davanti a Dio l’ardente aspirazione alla pace.

La preghiera silenziosa: al Muro del Pianto

Terra_Santa_10

L’abbraccio commovente: tra il Papa, il rabbino Skorka e lo sceicco Abboud

Terra_Santa_11

La pietra ribaltata del sepolcro: Papa Francesco alla celebrazione ecumenica nel ricordo dell’incontro tra Paolo VI e Atenagora

Terra_Santa_20Santità, amato Fratello, carissimi fratelli tutti, mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore (cfr Rm 5,5) per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione. In questo cammino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera che Gesù stesso, in questa Città, alla vigilia della sua passione, morte e risurrezione, ha elevato al Padre per i suoi discepoli, e che non ci stanchiamo con umiltà di fare nostra: «Che siano una sola cosa … perché il mondo creda» (Gv 17,21). E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. Quando nell’anima cristiana ci sono turbolenze spirituali, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troveremo pace. Che Lei ci aiuti in questo cammino.

Nessuno strumentalizzi il nome di Dio: l’appello durante la visita al gran mufti di Gerusalemme

Terra_Santa_13

Cari fratelli, cari amici, da questo luogo santo lancio un accorato appello a tutte le persone e le comunità che si riconoscono in Abramo:

rispettiamoci ed amiamoci gli uni gli altri come fratelli e sorelle!
Impariamo a comprendere il dolore dell’altro!
Nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio!
Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace!

Mai più: allo Yad Vashem l’invocazione del Papa

Terra_Santa_15
“Adamo, dove sei?” (cfr Gen 3,9).
Dove sei, uomo? Dove sei finito?
In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”.
In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio.
Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso!
Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…

Terra_Santa_14

Insieme contro ogni discriminazione: ai gran rabbini di Israele

Terra_Santa_16

La conoscenza reciproca del nostro patrimonio spirituale, l’apprezzamento per ciò che abbiamo in comune e il rispetto in ciò che ci divide, potranno fare da guida per l’ulteriore futuro sviluppo delle nostre relazioni, che affidiamo alle mani di Dio. Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in un mondo in rapida trasformazione, il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione. Il Signore ci aiuti a camminare con fiducia e fortezza d’animo nelle sue vie. Shalom!

La pace esige il rispetto di tutti: al presidente Peres il Papa rinnova l’appello a superare controversie e conflitti

Terra_Santa_17Signor Presidente, Lei è noto come uomo di pace e artefice di pace. Le esprimo la mia riconoscenza e la mia ammirazione per questo Suo atteggiamento. La costruzione della pace esige anzitutto il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, che Ebrei, Cristiani e Musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna. A partire da questo punto fermo che abbiamo in comune, è possibile perseguire l’impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti. A questo riguardo rinnovo l’auspicio che si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza.

Al Getsemani: l’incontro con i sacerdoti, i religiosi ed i seminaristi

Terra_Santa_21
«Uscì e andò … al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono» (Lc 22,39).

Quando giunge l’ora segnata da Dio per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato, Gesù si ritira qui, nel Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi. Ci ritroviamo in questo luogo santo, santificato dalla preghiera di Gesù, dalla sua angoscia, dal suo sudore di sangue; santificato soprattutto dal suo “sì” alla volontà d’amore del Padre. Abbiamo quasi timore di accostarci ai sentimenti che Gesù ha sperimentato in quell’ora; entriamo in punta di piedi in quello spazio interiore dove si è deciso il dramma del mondo.

La S. Messa al Cenacolo: Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita

Terra_Santa_18Qui, dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli; dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo scese con potenza su Maria e i discepoli. Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore. Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con la sua forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal 104,30).

Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso.

Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio.

Terra_Santa_19
Fare una sintesi dei tre intensi giorni del pellegrinaggio in Terra Santa di Papa Francesco non è stato facile. Quelli che ho rappresentato sono solo alcuni dei momenti più significativi di un viaggio che, ne sono convinto, cambierà, almeno in qualche modo, la storia: la storia della Chiesa, che è stata arricchita con la bella pagina della celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro, e la storia del Medio Oriente, che tutti ci auguriamo possa finalmente vedere un tempo di pace. Accogliamo anche noi l’invito di Papa Francesco e uniamoci tutti in preghiera per chiedere pace per la Terra Santa. Di Alessandro Ginotta

Papa Francesco rientra in Vaticano

27 maggio 2014 at 1:25

Netanyahu saluta Papa FrancescoSono le 19:15 ora italiana, quando Benjamin Netanyahu saluta Papa Francesco con queste parole: “We pray for you, you pray for us“. Papa Francesco appare un po’ affaticato, ma sorride. Annuisce mentre stringe energicamente la mano del primo ministro israeliano.

Papa Francesco è comprensibilmente stanco, ma ha appena scritto alcune delle pagine più importanti che troveremo sui libri di storia.

Il Santo Padre, che era partito dall’Italia dichiarando che si sarebbe voluto recare in Terra Santa come semplice pellegrino, non solo è riuscito a portare preghiera, fede e speranza in Terra Santa, ma rientra anche con una grande vittoria politica: la promessa che il presidente israeliano Peres ed il presidente palestinese Abu Mazen si incontreranno presto proprio in Vaticano.

Nel momento in cui scrivo queste righe è ancora presto per fare bilanci definitivi, l’aereo che riporterà Papa Francesco in Italia ha appena finito di rullare sulla pista per il decollo, e, proprio su quell’aereo, tra pochi minuti Papa Francesco terrà la conferenza stampa che aveva annunciato durante il viaggio di andata. Presto risponderà alle domande dei giornalisti, che saranno sicuramente tantissime, ma io una cosa già la so: Papa Francesco, il Pontefice con “le periferie nel cuore” ha costruito ponti di pace in Terra Santa. Di Alessandro Ginotta

commiato_06 commiato_01

Papa Francesco nella chiesa del Getsemani: ‘no a doppiezze e falsita’

27 maggio 2014 at 1:17
Getsemani

Getsemani3Getsemani4Getsemani2Nel pomeriggio il Papa ha incontrato i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi nella Chiesa del Getsemani, accanto all’Orto degli Ulivi. Il Papa è partito dal passo del Vangelo di Luca: «Uscì e andò … al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono» (Lc 22,39).

Quando giunge l’ora segnata da Dio per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato – ha affermato il Papa – Gesù si ritira qui, nel Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi. Ci ritroviamo in questo luogo santo, santificato dalla preghiera di Gesù, dalla sua angoscia, dal suo sudore di sangue; santificato soprattutto dal suo ‘sì’ alla volontà d’amore del Padre. Abbiamo quasi timore di accostarci ai sentimenti che Gesù ha sperimentato in quell’ora; entriamo in punta di piedi in quello spazio interiore dove si è deciso il dramma del mondo”.

Quindi ha proseguito: “In quell’ora, Gesù ha sentito la necessità di pregare e di avere accanto a sé i suoi discepoli, i suoi amici, che lo avevano seguito e avevano condiviso più da vicino la sua missione. Ma qui, al Getsemani, la sequela si fa difficile e incerta; c’è il sopravvento del dubbio, della stanchezza e del terrore. Nel succedersi incalzante della passione di Gesù, i discepoli assumeranno diversi atteggiamenti nei confronti del Maestro: atteggiamenti di vicinanza, di allontanamento, di incertezza”.

Il Papa ha poi posto una serie di domande: “Farà bene a tutti noi, vescovi, sacerdoti, persone consacrate, seminaristi, in questo luogo, domandarci: chi sono io davanti al mio Signore che soffre? Chi sono io davanti al mio Signore che soffre? Sono di quelli che, invitati da Gesù a vegliare con Lui, si addormentano, e invece di pregare cercano di evadere chiudendo gli occhi di fronte alla realtà? Sono di quelli? O mi riconosco in quelli che sono fuggiti per paura, abbandonando il Maestro nell’ora più tragica della sua vita terrena? C’è forse in me la doppiezza, la falsità di colui che lo ha venduto per trenta monete, che era stato chiamato amico, eppure ha tradito Gesù?”.

E ha continuato: “Mi riconosco in quelli che sono stati deboli e lo hanno rinnegato, come Pietro? Egli poco prima aveva promesso a Gesù di seguirlo fino alla morte (cfr Lc 22,33); poi, messo alle strette e assalito dalla paura, giura di non conoscerlo. Assomiglio a quelli che ormai organizzavano la loro vita senza di Lui, come i due discepoli di Emmaus, stolti e lenti di cuore a credere nelle parole dei profeti (cfr Lc 24,25)? Oppure, grazie a Dio, mi ritrovo tra coloro che sono stati fedeli sino alla fine, come la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni? Quando sul Golgota tutto diventa buio e ogni speranza sembra finita, solo l’amore è più forte della morte. L’amore della Madre e del discepolo prediletto li spinge a rimanere ai piedi della croce, per condividere fino in fondo il dolore di Gesù. Mi riconosco in quelli che hanno imitato il loro Maestro fino al martirio, testimoniando quanto Egli fosse tutto per loro, la forza incomparabile della loro missione e l’orizzonte ultimo della loro vita?”.

L’amicizia di Gesù nei nostri confronti – ha osservato – la sua fedeltà e la sua misericordia sono il dono inestimabile che ci incoraggia a proseguire con fiducia la nostra sequela di Lui, nonostante le nostre cadute, i nostri errori, anche i nostri tradimenti. Ma questa bontà del Signore non ci esime dalla vigilanza di fronte al tentatore, al peccato, al male e al tradimento che possono attraversare anche la vita sacerdotale e religiosa. Tutti noi siamo esposti al peccato, al male, al tradimento. Avvertiamo la sproporzione tra la grandezza della chiamata di Gesù e la nostra piccolezza, tra la sublimità della missione e la nostra fragilità umana. Ma il Signore, nella sua grande bontà e nella sua infinita misericordia, ci prende sempre per mano, perché non affoghiamo nel mare dello sgomento. Egli è sempre al nostro fianco, non ci lascia mai soli. Dunque, non lasciamoci vincere dalla paura e dallo sconforto, ma con coraggio e fiducia andiamo avanti nel nostro cammino e nella nostra missione”.

Getsemani6Getsemani5Il Papa ha concluso: “Voi, cari fratelli e sorelle, siete chiamati a seguire il Signore con gioia in questa Terra benedetta! E’ un dono e anche è una responsabilità. La vostra presenza qui è molto importante; tutta la Chiesa vi è grata e vi sostiene con la preghiera. Da questo luogo, luogo santo, desidero inoltre rivolgere un affettuoso saluto a tutti i cristiani di Gerusalemme: vorrei assicurare che li ricordo con affetto e che prego per loro, ben conoscendo la difficoltà della loro vita nella città. Li esorto ad essere testimoni coraggiosi della passione del Signore, ma anche della sua Resurrezione, con gioia e nella speranza. Imitiamo la Vergine Maria e san Giovanni, e stiamo accanto alle tante croci dove Gesù è ancora crocifisso. Questa è la strada nella quale il nostro Redentore ci chiama a seguirlo. Non ce n’è un’altra, è questa. «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore» (Gv 12,26)”.

All’uscita dalla chiesa il Papa si è recato nell’Orto degli Ulivi, dove ha piantato una pianticella.

Un ultimo saluto tra Papa Francesco e Bartolomeo I. L’ incontro è avvenuto alla «Viri Galileai», una piccola chiesa greco-ortodossa sul Monte degli Ulivi, per la visita privata al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, in restituzione della visita compiuta domenica dal Patriarca al Papa nella Delegazione Apostolica di Gerusalemme. Al termine, il Papa e il Patriarca Ecumenico hanno benedetto insieme un gruppo di fedeli ortodossi riuniti nel cortile. A cura di Redazione Papaboys

Il card. Parolin: la preghiera del Papa diventa forza di pace e unità

26 maggio 2014 at 12:53

 

il Cardinale Parolin saluta Papa Francesco all'aeroporto di FiumicinoSullo storico incontro di Francesco e Bartolomeo al Santo Sepolcro e sull’invito del Papa a Peres e Abbas per un incontro di preghiera per la pace in Vaticano, l’inviato della Radio Vaticana Roberto Piermarini ha raccolto il commento del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin:

R. – Penso che questo incontro, che è stato molto commovente, ieri sera davanti al Sepolcro del Signore, questo ritrovarci insieme, possa costituire un grande stimolo al cammino ecumenico. Secondo me, c’è bisogno di ritrovare entusiasmo in questo cammino, perché sono stati fatti tanti passi, dal Concilio in poi, da quando Paolo VI incontrò il Patriarca Atenagora, 50 anni fa. Ma c’è bisogno proprio di rinnovare i cuori e di riprendere con coraggio questo cammino, che è il cammino dell’unità, che è il cammino che Gesù vuole per la sua Chiesa. Quindi io spero davvero che da questo incontro possa venire un nuovo impulso, una promozione proprio dell’ecumenismo a livello di tutta la Chiesa.

D. – Per quanto riguarda la pace, questo gesto è stato molto forte da parte del Papa: come è stato accolto da parte palestinese ed israeliana?

R. – Da quello che ho potuto percepire è stato accolto molto positivamente. Anche qui sottolineiamo, ancora una volta, la forza della preghiera. Credo che il Papa voglia sottolineare questo. Di fronte alle tante difficoltà che ci sono – politiche, diplomatiche – a quel groviglio di difficoltà e di problemi che esistono qui e che abbiamo sperimentato anche in questi due giorni che siamo rimasti qui, il Papa vuole – una volta di più – riaffermare la forza della preghiera, che può unire i cuori e dare a tutti quella capacità di prendere decisioni coraggiose. Il Papa ha parlato di questo ed io sottolineerei proprio questo: decisioni coraggiose. Da parte di tutti si deve essere capaci di fare scelte che possano davvero portare alla pace.

D. – Una conferma che la pace è un dono di Dio…
R. – La pace è un dono di Dio. Quando si parla di pace dono di Dio, io dico sempre che il dono è la trasformazione del nostro cuore: questa, è la mia interpretazione del dono di Dio. Non è un dono confezionato che viene dall’alto, ma è una trasformazione dei cuori, capaci di essere artigiani, operatori di pace giorno per giorno. Questo è il dono di Dio. Che noi sappiamo accoglierlo proprio e ci lasciamo trasformare dal suo Santo Spirito. A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

Testo della Dichiarazione comune firmata da Francesco e Bartolomeo

26 maggio 2014 at 2:44

Papa Francesco e il Patriarca BartolomeoGerusalemme, 25 maggio 2014. Nello stesso palazzo della Delegazione Apostolica che ospitò, cinquant’anni fa, lo storico incontro tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Athenagoras (“stesso palazzo e stessa stanza” come ha ricordato Padre Lombardi), Papa Francesco ed il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo hanno firmato una Dichiarazione Comune di cui riportiamo il testo integrale:

1. Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquant’anni fa, così anche noi, Papa Francesco e Bartolomeo, Patriarca Ecumenico, abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, “dove il nostro comune Redentore, Cristo Signore, è vissuto, ha insegnato, è morto, è risuscitato ed è asceso al cielo, da dove ha inviato lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente” (Comunicato congiunto di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras, pubblicato dopo l’incontro del 6 gennaio 1964). Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei Vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due fratelli Apostoli Pietro e Andrea, è per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa.

2. Il nostro incontro fraterno di oggi è un nuovo, necessario passo sul cammino verso l’unità alla quale soltanto lo Spirito Santo può guidarci: quella della comunione nella legittima diversità. Ricordiamo con viva gratitudine i passi che il Signore ci ha già concesso di compiere. L’abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Athenagoras qui a Gerusalemme, dopo molti secoli di silenzio, preparò la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054. Seguirono scambi di visite nelle rispettive sedi di Roma e di Costantinopoli, frequenti contatti epistolari e, successivamente, la decisone di Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca Dimitrios, entrambi di venerata memoria, di avviare un dialogo teologico della verità tra Cattolici e Ortodossi. Lungo questi anni Dio, fonte di ogni pace e amore, ci ha insegnato a considerarci gli uni gli altri come membri della stessa famiglia cristiana, sotto un solo Signore e Salvatore, Cristo Gesù, e ad amarci gli uni gli altri, di modo che possiamo professare la nostra fede nello stesso Vangelo di Cristo, così come è stato ricevuto dagli Apostoli, espresso e trasmesso a noi dai Concili ecumenici e dai Padri della Chiesa. Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre, “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21).

3. Ben consapevoli che tale unità si manifesta nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo, aneliamo al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico. Come cristiani, ci spetta il compito di prepararci a ricevere questo dono della comunione eucaristica, secondo l’insegnamento di Sant’Ireneo di Lione, attraverso la professione dell’unica fede, la preghiera costante, la conversione interiore, il rinnovamento di vita e il dialogo fraterno (Adversus haereses, IV,18,5. PG 7, 1028). Nel raggiungere questo obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l’amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Gesù Cristo (cf Gv 13,35).

4. A tal fine, un contributo fondamentale alla ricerca della piena comunione tra Cattolici ed Ortodossi è offerto dal dialogo teologico condotto dalla Commissione mista internazionale. Durante il tempo successivo dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e del Patriarca Dimitrios, il progresso realizzato dai nostri incontri teologici è stato sostanziale. Oggi vogliamo esprimere il nostro sentito apprezzamento per i risultati raggiunti, così come per gli sforzi che attualmente si stanno compiendo. Non si tratta di un mero esercizio teorico, ma di un esercizio nella verità e nella carità, che richiede una sempre più profonda conoscenza delle tradizioni gli uni degli altri, per comprenderle e per apprendere da esse. Per questo, affermiamo ancora una volta che il dialogo teologico non cerca un minimo comune denominatore teologico sul quale raggiungere un compromesso, ma si basa piuttosto sull’approfondimento della verità tutta intera, che Cristo ha donato alla sua Chiesa e che, mossi dallo Spirito Santo, non cessiamo mai di comprendere meglio. Affermiamo quindi insieme che la nostra fedeltà al Signore esige l’incontro fraterno ed il vero dialogo. Tale ricerca comune non ci allontana dalla verità, piuttosto, attraverso uno scambio di doni, ci condurrà, sotto la guida dello Spirito, a tutta la verità (cf Gv 16,13).

5. Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il nostro mondo. Riconosciamo che devono essere costantemente affrontati la fame, l’indigenza, l’analfabetismo, la non equa distribuzione dei beni. È nostro dovere sforzarci di costruire insieme una società giusta ed umana, nella quale nessuno si senta escluso o emarginato.

6. Siamo profondamente convinti che il futuro della famiglia umana dipende anche da come sapremo custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed equità, il dono della creazione affidatoci da Dio. Riconosciamo dunque pentiti l’ingiusto sfruttamento del nostro pianeta, che costituisce un peccato davanti agli occhi di Dio. Ribadiamo la nostra responsabilità e il dovere di alimentare un senso di umiltà e moderazione, perché tutti sentano la necessità di rispettare la creazione e salvaguardarla con cura. Insieme, affermiamo il nostro impegno a risvegliare le coscienze nei confronti della custodia del creato; facciamo appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà a cercare i modi in cui vivere con minore spreco e maggiore sobrietà, manifestando minore avidità e maggiore generosità per la protezione del mondo di Dio e per il bene del suo popolo.

7. Esiste altresì un urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con equità quando si intende promuovere il contributo che il Cristianesimo continua ad offrire alla società e alla cultura contemporanee. A questo proposito, esortiamo tutti i cristiani a promuovere un autentico dialogo con l’Ebraismo, con l’Islam e con le altre tradizioni religiose. L’indifferenza e la reciproca ignoranza possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo, persino al conflitto.

8. Da questa Città Santa di Gerusalemme, vogliamo esprimere la nostra comune profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e per il loro diritto a rimanere cittadini a pieno titolo delle loro patrie. Rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera al Dio onnipotente e misericordioso per la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. Preghiamo specialmente per le Chiese in Egitto, in Siria e in Iraq, che hanno sofferto molto duramente a causa di eventi recenti. Incoraggiamo tutte le parti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, a continuare a lavorare per la riconciliazione e per il giusto riconoscimento dei diritti dei popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici strumenti possibili per conseguire la pace.

9. In un contesto storico segnato da violenza, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne si sentono oggi smarriti. È proprio con la testimonianza comune della lieta notizia del Vangelo, che potremo aiutare l’uomo del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla verità, alla giustizia e alla pace. In unione di intenti, e ricordando l’esempio offerto cinquant’anni fa qui a Gerusalemme da Papa Paolo VI e dal Patriarca Athenagoras, facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle generazioni future.

8. Mentre viviamo questo comune pellegrinaggio al luogo dove il nostro unico e medesimo Signore Gesù Cristo è stato crocifisso, è stato sepolto ed è risorto, affidiamo umilmente all’intercessione di Maria Santissima e Sempre Vergine i passi futuri del nostro cammino verso la piena unità e raccomandiamo all’amore infinito di Dio l’intera famiglia umana.
“Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6, 25-26). A cura di Alessandro Ginotta

Papa Francesco: Ogni battezzato è spiritualmente risorto da questo sepolcro!

25 maggio 2014 at 20:19

PAPA.FRANCESCO.PATRIARCAFRANCESCO IN TERRA SANTA – Straordinario momento di preghiera e pace al Sepolcro. “Ogni battezzato è spiritualmente risorto da questo sepolcro!” – questa la frase centrale rivolta a ciascuno di noi che Papa Francesco ha pronunciato durante l’intervento.

“Non possiamo negare le divisioni che ancora esistono fra di noi, discepoli di Gesù – questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore dolore il dramma”. Le differenze non devono paralizzarci – ha detto Francesco. “Così come è stata ribaltata la pietra del sepolcro così posso essere rimossi tutti gli ostacoli che impediscono la piena unità fra di noi”

Santità, amato fratello, amati fratelli tutti, apriamo il cuore allo Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore, per camminare spediti verso il giorno benedetto della nostra rinnovata piena comunione. In questo nostro camino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera di Gesù stesso ha elevato al Padre per i suoi discepoli da questa città: che siano una sola cosa, perchè il mondo creda! E quendo la disunione ci fa pessimisti e poco coraggiosi, silenziosi, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio, quando nell’anima cristiana ci sono turbolenze ed altro, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troviamo pace: che lei ci aiuti in questo cammino! – Con queste parole Papa Francesco ha concluso il suo intervento.

PIETRO E ANDREA PREGANO INSIEME PER L’UNITA’ DELLA CHIESA E DI TUTTI I CRISTIANI NELLA BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO A GERUSALEMME

Parole del Patriarca Bartolomeo: “questa è la casa di Dio la porta del cielo. Siam venuti qui come la donna del mattino della resurrezione che porta la mirra al Sepolcro. Questo luogo irradia messaggi di speranza e vita. La morte, l’ultimo nemico, è stata sconfitto. Essa non detiene la parola finale della vita, è stata vinta dall’amore da colui che ha volontariamente accettato di morire per noi uomini. Cristo è risorto dai morti!

papafrancesc.discorso.ok - Copia

A quelli che giacevano nella tomba ha concesso la vita. La croce di Cristo si è addossata tutte le frecce del male. Chiunque è crocifisso in questa vita, vedrà la risurrezione dalla croce. Il futuro appartiene alla giustizia, all’amore, alla vita. Dobbiamo lavorare per questo fine! L’ultima parola nella storia non appartiene all’uomo ma a Dio. Qualsiasi sforzo della civiltà di modellare il futuro senza Dio, è vana presunzione. La paura dell’altro, ci spaventa!

In molte delle nostre società rimangono diffuse le discriminazioni razziali, permeando la vita delle persone. Il fanatismo religioso minaccia la pace nel mondo. Il messaggio del sepolcro: amare l’altro al di là delle differenze. L’odio porta alla morte, l’amore alla vita. 50 anni fa due grandi leader della Chiesa scacciarono il timore che aveva prevalso per un millennio. Una paura che ha tenuto lontane le Chiese, costituendosi gli uni contro gli altri. Quando si sono posti dinanzi a questo spazio sacro hanno scacciato le paure, i timori.

Ci siamo scambiati un’abbraccio d’amore per continuare il cammino dell’unità affinchè il mondo creda. Questo è il cammino che tutti i cristiani sono chiamati a seguire. La strada può essere lunga e faticosa. Può apparire in empasse. E’ l’unica via che porta all’adempimento della volontà del Signore: che tutti siano una cosa sola. Questa divina volontà si possa realizzare in unità con il Padre il Figlio e lo Spirito Santo. Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio”.

Parole di Papa Francesco: “in questa basilica in cui ogni cristiano guarda con speranza, giunge al suo culmine il pellegrinaggio in Terra Santa. Compiamo sulle orme dei predecessori il cammino verso l’unità. E’ una grazia straordinaria essere qui riuniti in preghiera. Il sepolcro vuoto è il luogo dove parte l’annuncio della Resurrezione. Il fondamento della fede che ci unisce, grazie alla quale professiamo che Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato, e il terzo giorno risuscitò da morte. Ogni battezzato è spiritualmente risorto da questo sepolcro. Sepolti con lui per essere risuscitati e camminare in vita nuova. sostiamo davanti al sepolcro vuoto per riscoprire la fede nella resurrezione.

Siamo uomini della resurrezione e non della morte. Ogni ferita, sofferenza, dolore, sono state caricate sulle spalle del buon pastore che con il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio verso la vita eterna. Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza. Non priviamo il mondo dell’annuncio della Resurrezione. Il Risorto chiama tutti noi fratelli. Non possiamo negare le divisioni che esistono tra di noi discepoli di Gesù. Siamo consapevoli che resta da percorrere tanta strada per realizzare la pienezza della comunione. Le divergenze non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Cos’ come è stata ribaltata la pietra dal sepolcro, così è possibile ribaltare tutte le differenze. Ogni volta che chiediamo perdono e di concederlo, noi facciamo esperienza di Resurrezione.

Manteniamo un dialogo con tutti i fratelli in Cristo, per trovare una forma di servizio che possa essere un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti. Mentre sostiamo come pellegrini in questi luoghi, il pensiero va al medio oriente segnato da tensioni e conflitti. Non dimentichiamo tutti coloro che soffrono a motivo della guerra, della povertà, della fame. Così come tanti cristiani che si trovano a soffrire a causa delle persecuzione.

La sofferenza realizza l’ecumenismo del sangue, della sofferenza. Quelli che per odio alla fede uccidono non domandano se sono ortodossi o cattolici. Il sangue cristiano è lo stesso. Mettiamo da parte le esitazioni del passato e apriamo la strada allo spirito santo per camminare insieme spediti verso la piena comunione. Ci sentiamo sostenuti dalla preghiera stessa di Gesù che ha elevato al Padre: che siano una cosa sola perché il mondo creda. Quando la disunione ci fa pessimisti poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. in Lei troveremo pace. Ci aiuti la santa Vergine in questo cammino!” a cura della Redazione Papaboys

 

Nella foto: al termine dell’incontro Bartolomeo e Francesco si sono inginocchiati insieme ed hanno pregato sul Santo Sepolcro

PAPAFRANC.BARTOLOMEO.SANTOSEPOLCRO
.
.
.